La contaminazione con le diossine avviene principalmente tramite l’alimentazione

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Ogni giorno, in media, un abitante dei paesi ricchi (in questo caso degli Stati Uniti) assorbe 119,7 pg di TEQ (ovvero una misura di equivalenza tossica per tutte le varie tossine, calcolata in termini del 2,3,7,8-TCDD, ovvero la diossina più tossica in assoluto).

La comunità scientifica ha appurato che inquinanti organici persistenti – cioè che si bioaccumulano nella catena alimentare, perché in grado di resistere alla degradazione biologica naturale – come le diossine sono responsabili di tutta una serie di malattie “moderne”, quali tumori, diabete, malattie cardiocircolatorie, disfunzioni della tiroide, epatite, eccetera. Si trovano principalmente nei pesticidi, negli erbicidi, negli insetticidi, ma anche nei fumi e nelle polveri degli inceneritori o nei rifiuti del processo di sbiancamento della carta.

L’alimentazione rimane comunque la fonte principale di contaminazione delle diossine con l’uomo. I prodotti di derivazione animale (carne, uova e latticini) sono i principali veicoli di contaminazione, a causa delle pratiche dell’agricoltura industriale e la contaminazione di suolo ed acqua con i rifiuti industriali.

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Nell’ultimo decennio è esploso il prezzo dei principali cereali

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A partire dal nuovo millennio abbiamo assistito all’impennata del prezzo dei principali cereali. Il prezzo del grano è cresciuto dell’86% da settembre del 2002 all’agosto del 2012, il valore dell’orzo si è incrementato del 123%, mentre quello del mais è letteralmente esploso, con un rialzo del 192%.

Il forte incremento del prezzo dei principali cereali è dovuto all’affermarsi delle economie emergenti sulla scena mondiale. Infatti, il maggior reddito pro-capite e l’occidentalizzazione dei costumi hanno fatto esplodere la domanda di alimenti di derivazione animale di questi paesi (carne di bovino, di suino e di pollame) e indirettamente di mangimi animali. Le altre cause sono l’aumento della popolazione mondiale (che significa un aumento della domanda di cereali) e l’affermarsi dei biocarburanti (che vanno a diminuire l’offerta di cereali destinati all’alimentazione e quindi ad aumentare la domanda mondiale di mais, grano ed orzo).

L’agricoltura industriale pesa per il 70% dei consumi d’acqua dell’umanità

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Dei circa 108.000 km3 d’acqua dolce che l’umanità utilizza per mantenere lo stile di vita degli oltre sette miliardi di abitanti del pianeta, il 70% viene utilizzato dall’agricoltura per l’irrigazione dei campi, il 22% da industrie e centrali elettriche (sia quelle idroelettriche che quelle nucleari o termoelettriche) ed infine l’8% dagli usi domestici (cioè per lavarsi, cucinare, fare giardinaggio, eccetera).

L’aumento della popolazione richiederà anche una maggior produzione agricola e quindi ulteriori pressioni per l’acqua, il più essenziale di tutti i beni del nostro pianeta.

Rallenta la crescita demografica, ma è più che raddoppiata la popolazione mondiale dal 1968

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Dal 1965 al 2010 abbiamo assistito ad un generale rallentamento del tasso di crescita annuo della popolazione mondiale, passato dal +2,12% del 1965 al +1,16% del 2010. La diminuzione del tasso di crescita della popolazione trova nell’urbanizzazione della popolazione la principale causa.

Nonostante la diminuzione del tasso di crescita mondiale, la popolazione del pianeta è passata dai 3 miliardi del 1960 agli oltre 7 miliardi dei giorni nostri.

I paesi a reddito alto (che rappresentano il 16% del totale della popolazione mondiale) hanno un tasso di crescita annuo pari allo 0,3%, mentre quelli a reddito medio-alto (ovvero il 36% della popolazione mondiale) dello 0,69%. Diversamente, i paesi in cui gran parte della popolazione vive ancora nelle campagne mostra un più alto tasso di crescita demografica, così notiamo che i paesi a reddito medio-basso crescono dell’1,67% all’anno (tra cui l’India, che può vantare un 20% della popolazione impiegato nell’agricoltura) e quelli a reddito basso del 2,22% (tra cui la maggior parte dei paesi dell’Africa Sub-Sahariana).

Il 61% della produzione mondiale di materie prime minerarie è comunque a rischio

Diapositiva1Il 61% della produzione mondiale di materie prime minerarie del 2011 è avvenuta in paesi la cui situazione politica è critica o estremamente critica.

Questo espone l’economia mondiale a significativi rischi di interruzione della fornitura dei preziosi minerali e metalli, necessari a mantenere l’attuale stile di vita degli oltre 7 miliardi di persone.

Vola la produzione agricola dei quattro BRIC

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Il valore aggiunto (ovvero la parte di PIL) proveniente dal settore primario dei quattro paesi emergenti più importanti (Brasile, Russia, India e Cina) ha registrato un vero e proprio boom negli ultimi quarant’anni, passando dai 100 milioni di dollari (costanti del 2005) del 1970 ai 600 milioni di dollari del 2010. Il valore aggiunto agricolo si è letteralmente impennato negli ultimi dieci anni.

Cala invece il valore aggiunto proveniente dall’agricoltura per i paesi più ricchi (USA, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito e Italia).

Questo fenomeno è dovuto alle grandi estensioni di terra dei quattro BRIC e al fatto che questi paesi stanno implementando sempre più le pratiche dell’agricoltura industriale.

Le emissioni di CO2 dei paesi ricchi sono più che doppie rispetto agli altri paesi

Diapositiva1I paesi a reddito alto (quelli che hanno un reddito pro-capite annuo pari o superiore ai 12.616 dollari) sono quelli che presentano le più grandi emissioni annue di CO2 per abitante, pari a circa 12 tonnellate, contro le quasi 6 tonnellate dei paesi a reddito medio-alto (ovvero con un reddito pro-capite annuo tra i 4.086 e i 12.615 dollari). Con l’entrata nel nuovo millennio abbiamo assistito ad una forte crescita delle emissioni di CO2 dei paesi a reddito medio-alto (trainati dalla robusta crescita di paesi come Cina, Brasile, Russia o Iran).

Rimangono sotto le 2 tonnellate pro-capite le emissioni dei paesi a reddito medio-basso (tra cui India e Indonesia) e a reddito basso (in prevalenza paesi africani o asiatici).

 

Sette emergenti tra le prime quindici economie del mondo

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Gli Stati Uniti sono ancora l’economia più grande al mondo, con un PIL pari a 13.238 miliardi di dollari costanti del 2005 (a parità di potere d’acquisto). Seguono però Cina (con 9.952 miliardi di dollari) e India (con 3.977 miliardi di dollari), ovvero i due principali paesi emergenti.

Le economie emergenti hanno registrato una forte crescita del prodotto interno lordo dal 2001 al 2011, con la Cina che è cresciuta del 173%, l’India del 109%, l’Indonesia del 71% e la Russia del 59%. Molto più modesta la crescita dei paesi sviluppati (con l’economia dell’Italia e del Giappone che nel decennio considerato sono rimaste praticamente stagnanti, rispettivamente con un +2% e un +7%.