I cereali sono la principale coltivazione del pianeta

Diapositiva5I cereali occupano il 46% della superficie agricola arabile e destinata a colture permanenti (cioé quasi la metà dei terreni agricoli che non sono destinati a pascoli), seguiti dalle colture oleaginose, con una quota pari al 17%, frutta e verdura, che occupano il 7% del totale ed i legumi, con il 5% della superficie arabile e destinata a colture permanenti.

Seguono poi radici e tuberi, con il 3% del totale, coltura da fibra (come cotone e lino) e canna e barbabietola da zucchero, con il 2% del totale.

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L’Europa guida ancora le esportazioni mondiali di tecnologia

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L’Europa (intesa come Unione Europea, Svizzera e Norvegia) è la principale area geografica per quanto riguarda le esportazioni nette di “tecnologia” (intesa come prodotti high-tech) all’estero, con un valore pari a oltre 500 miliardi di dollari. Segue la Cina, che nel 2010 ha esportato quasi 400 miliardi di dollari di prodotti high-tech. Seguono i paesi delle così dette tigri asiatiche (le quattro “tigri maggiori” Taiwan, Corea del Sud, Singapore, Hong Kong e le quattro “tigri minori” Malaysia, Indonesia, Filippine, Thailandia).

La crisi economica ha fortemente colpito le esportazioni di tecnologia degli USA, dei paesi europei ed anche – ma in minima percentuale – della Cina.

Quattro paesi rappresentano la metà della produzione agricola mondiale

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Considerando il totale del valore lordo della produzione agricola prodotto dai singoli paesi, troviamo al primo posto la Cina,  con 523 miliardi di dollari (ovvero il 23% del totale mondiale), seguita dagli Stati Uniti, con 237 miliardi di dollari (l’11% del totale) e l’India con 209 miliardi di dollari (il 9% del totale). Quattro paesi, ovvero Cina, USA, India e Brasile, da soli rappresentano quasi la metà della produzione agricola mondiale (ovvero il 49% del totale).

I principali paesi agricoli dell’Europa sono la Francia (con circa il 2% del totale), la Germania (con circa il 2% del totale), l’Italia (con circa l’1% del totale) e la Spagna (con l’1% del totale) e presi nel complesso, i quattro principali paesi agricoli dell’Europa, nel 2009 hanno contribuito ad una produzione agricola pari circa a quella del Brasile.

Quali paesi consumano il maggior quantitativo d’acqua e chi ha iniziato ad utilizzare l’acqua fossile – una risorsa non rinnovabile

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L’India è il paese che preleva la maggior quantità di acqua, con 761 km3 d’acqua prelevati nel 2008, mentre al secondo posto troviamo la Cina, con 554 km3 e poi gli Stati Uniti, con 478,4 km3 .

Analizzando la pressione nei confronti della risorsa acqua rinnovabile da parte dei quindici paesi che consumano più acqua al mondo, troviamo che l’Uzbekistan ha già superato la soglia della quantità d’acqua che ogni anno si ricarica tramite le precipitazioni nevose e piovose, infatti, il paese nel 2008 ha prelevato il 118,30% dell’acqua rinnovabile a disposizione, attingendo quindi allo stock di acqua fossile, che è una risorsa non rinnovabile.

Altri paesi vicini ad una condizione di sovra-sfruttamento delle proprie risorse idriche rinnovabili (sempre fra i quindici maggiori consumatori d’acqua al mondo), sono Egitto, Pakistan ed Iran, che nel 2008 hanno prelevato rispettivamente il 95%, il 74% ed il 68% della quantità d’acqua rinnovabile a disposizione.

Sempre fra i primi 15 consumatori d’acqua al mondo, Brasile, Russia, Canada ed Indonesia sono i paesi che avranno meno problemi con lo sfruttamento delle proprie risorse idriche, avendo prelevato, nel 2008, rispettivamente lo 0,71%, l’1,47% ed il 5,61% della quantità d’acqua rinnovabile a disposizione.

Ecco chi utilizza più fertilizzanti chimici e chi detiene le migliori infrastrutture per l’irrigazione

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Alcuni paesi asiatici (Cina, Giappone e i paesi appartenenti all’Asia Meridionale) fanno un massiccio uso di fertilizzanti, con la Cina che nel 2008 ha utilizzato in media 468 kg di fertilizzante per ogni ettaro di terreno arabile, mentre il Giappone oltre 250 kg per ettaro di terreno arabile, i paesi dell’Asia Meridionale 150 kg per ettaro (occorre ricordare che in questa ricerca non ci sono però tutti i paesi asiatici per mancanza di dati accurati).

In contrapposizione ci sono i paesi dell’Africa Sub-Sahariana, che con circa 12 kg di fertilizzanti per ettaro di terreno arabile, sono, insieme a Russia ed Australia (rispettivamente con 16 e 34 kg di fertilizzanti per ettaro di terreno), i paesi che ricorrono meno all’uso di fertilizzanti.

Nel Giappone, oltre la metà della superficie agricola è equipaggiata per l’irrigazione (per l’esattezza il 54%), mentre in Asia Meridionale più di un terzo (il 34%) dei terreni agricoli dispone dei mezzi adeguati (irrigazione a scorrimento, a goccia o tramite getti) per irrigare i campi.

Per far fronte ai cambiamenti climatici e alla sempre maggior domanda di cibo occorrerà fornire un adeguato sistema d’irrigazione dove manca, mentre occorrerà ridurre l’utilizzo di fertilizzanti chimici per far fronte al prossimo esaurimento dei combustibili fossili (occorrono 3 tonnellate di petrolio per farne 1 di fertilizzanti).

Ecco i primi dieci paesi per numero di soldati effettivi

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I primi tre paesi più popolati al mondo sono anche quelli che hanno il più grande esercito al mondo: la Cina dispone di 2,945 milioni di soldati, l’India di 2,626 milioni, gli Stati Uniti di 1,564 milioni, anche se c’è da notare che gli USA– in rapporto alla popolazione – hanno una quota di militari che è doppia rispetto a Cina ed India.

La Corea del Nord è il paese più militarizzato tra i dieci considerati nella statistica, con il 5,69% della popolazione che come occupazione svolge il soldato ed è seguita dall’Iraq (2,12%). Da notare che nei primi dieci paesi per numero di soldati effettivi non ce n’è nemmeno uno appartenente all’Unione Europea e che con l’eccezione degli Stati Uniti ed il Brasile, gli altri paesi si trovano in Asia.

Il forte incremento di emissioni di CO2 nell’atmosfera

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La maggior parte dell’anidride carbonica – il principale gas serra responsabile dell’aumento dell’effetto serra – emessa nell’atmsofera proviene dall’utilizzo dei combustibili fossili (carbone, petrolio e gas naturale) per produrre energia e dall’industria delle costruzioni, mentre un’altra parte proviene dalle pratiche di deforestazione (ricordiamo che gli organismi vegetali, in quanto autotrofi, sono in grado di produrre i loro composti organici usando il biossido di carbonio proveniente dall’acqua o dall’aria attraverso una fonte di energia esterna: le radiazioni solari, attraverso il processo di fotosintesi con cui viene rilasciato ossigeno nell’atmosfera.

La quantità di CO2 effettivamente rilasciata nell’atmosfera varia di anno in anno per i cicli legati alla respirazione e alla fotosintesi (fenomeno accentuato nelle regioni più vicine ai poli rispetto all’equatore, ed in particolare nell’emisfero Settentrionale dove ci sono più terre emerse,  per via della presenza di stagioni calde e fredde) e per la differente capacità di trattenere CO2 da parte di mari ed oceani.

Al di là delle variazioni di anno in anno, è immediato notare il significativo aumento delle emissioni nette di anidride carbonica che ogni anno si vanno ad accumulare nell’atmosfera. Questo è una delle principali cause del riscaldamento del pianeta.

 

 

 

Per quali elementi chimici nei prossimi anni è maggiore il rischio di interruzione della fornitura?

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Secondo l’indice Risk List 2011, elaborato dal British Geological Survey, antimonio, metalli del gruppo del platino e mercurio sono i composti chimici più a rischio di interruzione della fornitura nei prossimi anni (a causa della concentrazione della produzione in pochi paesi monopolisti e/o molto spesso instabili e/o a causa dell’esaurimento del prezioso elemento chimico), seguiti da tungsteno, terre rare, niobio e stronzio.

Dei sette metalli considerati, soltanto i metalli del gruppo del platino e il niobio non vedono la Cina come primo produttore. Titanio, alluminio, cromo, ferro e zolfo, sono invece i metalli per cui sussiste il minor rischio di fornitura per i prossimi anni. La Cina domina la produzione dei minerali e dei metalli del nostro pianeta.

Cresce l’appetito per i prodotti alimentari di origine animale

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La produzione mondiale di alimenti primari (non ancora trasformati) di origine animale ha raggiunto il picco massimo di 1,084 miliardi di tonnellate nel 2010 (circa sei volte e mezzo meno della produzione mondiale di prodotti alimentari di origine vegetale), con i 2/3 della produzione rappresentato dal latte, il 27% da carne, il 6% da uova e lo 0,13% da miele.

A partire dal nuovo millennio abbiamo assistito ad una maggiore crescita della produzione di alimenti di origine animale (+25%) a causa dell’affermarsi sulla scena mondiale della domanda dei paesi emergenti, che hanno iniziato a modificare la propria dieta a causa del boom economico e quindi a consumare più carne e latticini.


[1] Usato come produzione primaria, si considera la quantità necessaria a produrre i prodotti finali, quali burro, formaggio, etc…

Ecco i primi 15 paesi al mondo per disponibilità annua di acqua dolce rinnovabile

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Il Brasile è il paese che dispone della maggior quantità di acqua dolce rinnovabile, pari a 8.233 km3 all’anno. Seguono la Russia, con 4.508 km3, gli Stati Uniti, con 3.069 km3, il Canada, con 2.902 km3 e la Cina, con 2.840 km3.

Considerando i primi quindici paesi per quantità d’acqua disponibile, troviamo che è il Bangladesh ad avere il più alto tasso di dipendenza nei confronti dell’estero, avendoci il 91,44% delle risorse idriche rinnovabili che hanno origine al di fuori dei propri confini. Seguono in questa particolare classifica, Vietnam e Venezuela, che ricevono rispettivamente il 59,35% ed il 41,42% del’acqua che hanno a disposizione dall’estero.

Un alto tasso di dipendenza dall’estero aumenta la vulnerabilità di un paese, perché in futuro potrebbe dover affrontare problemi relativi alla disponibilità dell’acqua, a causa di dighe, sbarramenti e/o un eccessivo prelievo della preziosa risorsa idrica, operato a monte.