Mentre nei paesi ricchi si risparmia sempre meno, è boom nei paesi emergenti

Diapositiva11

I quattro BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) sono i più grandi risparmiatori al mondo, con oltre il 40% del proprio reddito risparmiato nel 2010. A partire dagli anni duemila, quelli dell’ingresso della Cina nell’OMC (nel 2001 il dragone cinese è entrato a far parte dell’Organizzazione Mondiale del Commercio), abbiamo assistito ad una repentina crescita della percentuale di reddito risparmiato dei quattro paesi emergenti, passata da poco meno del 30% ad oltre il 40% in soli dieci anni.

Gli ultimi trent’anni hanno portato ad una generale flessione dei risparmi dei paesi sviluppati, anche se con alcune differenze. Il Giappone rimane ancora il paese che risparmia di più – fra quelli avanzati – con tassi di risparmio intorno al 25%, mentre gli USA e le quattro principali economie dell’Europa (Germania, Francia, Regno Unito e Italia), sono al di sotto del 20%, con gli Stati Uniti d’America che nel 2010 hanno risparmiato poco più del 10% del proprio reddito.

Annunci

I paesi asiatici sono i maggiori consumatori al mondo di petrolio

Diapositiva11

I paesi appartenenti alla regione dell’Asia e del Pacifico (fra cui Cina, Giappone ed India) sono i maggiori consumatori al mondo di petrolio, avendone consumato quasi 1/3 del totale estratto nel 2011. I paesi del Nord America (USA e Canada), nel 2011 hanno consumato 1/4 del totale, mentre Europa ed Eurasia (Unione Europea e paesi ex-URSS) rappresentano oltre 1/5 dei consumi mondiali.

Più marginale il consumo di petrolio dell’America Latina e Caraibica e dei paesi dell’Africa e del Medio Oriente.

La Cina è il primo produttore mondiale di oltre la metà degli elementi chimici essenziali per la nostra economia

Diapositiva7

La Cina domina la produzione mondiale di materie prime minerarie, è infatti il primo produttore per ben 28 di 52 elementi chimici essenziali per il funzionamento della nostra economia. Seguono l’Australia, essendo il primo produttore al mondo di 4 dei principali elementi chimici, seguita poi dalla Russia e dal Cile (primi produttori al mondo di 3 elementi chimici).

La stabilità dell’economia per i prossimi anni dipenderà anche e soprattutto dal comportamento della Cina, laddove una politica di chiusura del più grande produttore di minerali e metalli significherebbe un’impennata del prezzo degli input necessari a mantenere l’attuale stile di vita degli oltre sette miliardi di abitanti.

Più del 12% della superficie terrestre è protetta da parchi o riserve naturali

Diapositiva10

La superficie terrestre protetta da parchi o riserve naturali, nel 2009 era pari a 16,2 milioni di km2, ovvero il 12,49% del totale della terre emerse.

Il Brasile è il paese che detiene la maggior parte di superficie terrestre protetta sul totale mondiale, pari al 15% del totale: ovvero 2,37 milioni di km2 (pari al 28% della superficie brasiliana). Segue la Cina con 1,55 milioni di km2 di parchi e riserve naturali, cioè il 10% del totale mondiale (ed il 17% della propria superficie terrestre), la Russia, con 1,48 milioni di km2, pari al 9% delle aree terrestri protette nel mondo (ed il 9% della propria superficie emersa) e gli Stati Uniti con l’8% del totale della superficie terrestre protetta nel mondo, ovvero 1,35 milioni di km2 (cioè il 14,81% della propria superficie terrestre).

La crescita demografica dei paesi più poveri spinge l’acceleratore sull’aumento dei consumi di legumi

Diapositiva9

Con un aumento del consumo annuo pari a 7,3 milioni di tonnellate, i paesi dell’Asia Meridionale e del Sud-Est asiatico sono quelli che hanno maggiormente contribuito all’incremento mondiale del consumo annuo di legumi registrato dal 2000 al 2009 (in aumento del 14,8%). Questi paesi, pesano per il 41% del consumo totale di legumi ed hanno visto incrementare il proprio consumo annuo del 39%. I paesi dell’Africa Sub-Sahariana sono i secondi consumatori di legumi,  con una quota pari al 18% e tra il 2000 ed il 2009 hanno incrementato il consumo annuo di legumi di 2,8 tonnellate (+33% in 9 anni).

I paesi che dal 2000 al 2009 hanno maggiormente incrementato il consumo di legumi, sono paesi a reddito basso e medio-basso e che hanno sperimentato un notevole incremento demografico nel periodo considerato (Africa Sub-Sahariana ed Asia Meridionale e Sud-Est asiatico), mentre nelle regioni più ricche (Europa, Nord America ed Oceania) ed in quelle a reddito medio-alto (Asia Orientale – anche se Giappone e Corea del Sud appartengono però ai paesi sviluppati), è diminuito il consumo annuo di legumi, rispettivamente del 24% e del 14%.

La maggior parte dei legumi sono destinati a diventare cibo senza subire ulteriori trasformazioni (il 70%), mentre il 17% viene destinato alla produzione di mangimi

Negli ultimi due decenni è esploso il prezzo del gas naturale, ma non negli USA

Diapositiva10

Il prezzo del gas naturale scambiato in Europa ed in Giappone ha visto un notevole incremento nell’ultimo decennio (dal 2001 al 2011), registrando rispettivamente un +190% e +118%, a causa dell’aumento della domanda dei paesi emergenti asiatici (su tutti Turchia, Cina ed India).

Diversamente, il prezzo dello Henry Hub statunitense, che era piuttosto correlato con gli altri due indici (ed il petrolio) fino al 2008, è poi sceso bruscamente (-55%), a causa dello sfruttamento dello shale gas (un tipo di gas non convenzionale estratto da rocce scistose tramite una tecnica particolare detta frackling, che utilizza grandi quantitativi di una soluzione di acqua ed additivi chimici per estrapolare il gas da queste rocce) negli Stati Uniti.

La spesa sanitaria pro-capite dei paesi più poveri è 77 volte più bassa dei paesi ricchi!

Immagine7

I paesi con un reddito pro-capite elevato non solo si possono permettere migliori condizioni igienico-sanitarie – con il conseguente abbattimento del tasso di mortalità (in particolar modo infantile) –, ma possono anche beneficiare di un’istruzione adeguata, dell’accesso all’elettricità e di una sanità efficiente. Praticamente, il 100% della popolazione dei paesi ricchi ha accesso all’elettricità e la totalità della popolazione che, in età scolastica dovrebbe frequentare una scuola secondaria, la frequenta. Il 99,50% della popolazione sa leggere e scrivere e la spesa sanitaria pro-capite destinata alla sanità è di 4.401 dollari Usa all’anno. Per i paesi più poveri (con un reddito basso), l’elettricità è invece un lusso a beneficio di un’esigua minoranza (nel 2009 solo il 23% della popolazione poteva accedere all’elettricità), così come le scuole secondarie, che vengono frequentate solamente dal 38% della popolazione in età scolastica. Ma, il dato più grave è quello della spesa sanitaria pro-capite annua, che nel 2009 era di soli 57 dollari Usa, più di 77 volte inferiore a quella dei paesi ricchi. E’ chiaro a tutti che in questi paesi le strutture ospedaliere non garantiscono un servizio sanitario decente.

L’ecatombe di animali registrata dal 1970 al 2008 è dovuta all’attività dell’uomo

Diapositiva9

Considerando la variazione del Living Planet Index, l’indice elaborato dal WWF che dal 1970 effettua campioni su popolazioni di specie di vertebrati differenti (mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci) in tutto il mondo per valutarne la numerosità e quindi lo stato di salute degli ecosistemi in cui vivono, ha registrato dal 1970 al 2008 una flessione negativa del 28%.

Significa quindi che l’attività dell’uomo (inquinamento, urbanizzazione e costruzione di infrastrutture, agricoltura ed allevamento intensivi, disboscamento, erosione del suolo, pesca intensiva e caccia, costruzione di grandi dighe, eccetera) sta aumentando le pressioni sulle popolazioni di animali, che si stanno assottigliando sempre di più. Esistono però marcate differenze fra gli ecosistemi tropicali (comprese fra il Tropico del Cancro ed il Tropico del Capricorno) e quelli temperati. Infatti, l’indice che misura la numerosità delle popolazioni animali negli ecosistemi tropicali è diminuito del 61% dal 1970 al 2008, mentre quello relativo agli ecosistemi temperati ha mostrato (in controtendenza) una variazione positiva del 31%.

Se, ad un primo impatto, almeno quest’ultima sembra essere una notizia positiva, occorre però precisare che il WWF non dispone di dati anteriori al 1970 e, considerando che quasi tutti i paesi ricchi si concentrano nell’emisfero Boreale (ed in particolare nei climi più temperati), non possiamo certo sapere quali siano state le perdite registrate nelle popolazioni e nelle specie animali quando questi paesi si sono industrializzati ed hanno iniziato le pratiche dello sfruttamento intensivo della terra, tramite deforestazione ed agricoltura intensiva (tutto questo è successo in larga parte prima del 1970). Infatti, nei paesi sviluppati, una parte della grande ricchezza creata è stata indirizzata all’istituzione di parchi ed aree marine protette, per cercare di salvare il salvabile dopo che lo sviluppo economico ha distrutto gran parte dell’habitat originario (foreste primarie dell’Europa, praterie nordamericane, eccetera).

La popolazione terrestre di animali fra il 1970 ed il 2008 è aumentata del 5% negli ecosistemi temperati, mentre si è praticamente dimezzata in quelli tropicali (-44%). Nei mari degli ecosistemi temperati c’è stato un consistente aumento della popolazione animale (+53%), ma nei mari tropicali, il 63% della materia vivente è stata distrutta in neanche 40 anni. Se nelle acque dolci dei climi temperati si è potuto registrare un discreto incremento delle popolazioni animali, che hanno mostrato un +36% (ad esempio con la reintroduzione della lontra), in quelle dei climi tropicali c’è stata una vera e propria ecatombe: il 70% degli animali che abitavano questi ecosistemi nel 1970 sono spariti per sempre. Dal 1970 al 2008, in America Latina e Caraibica, la popolazione animale si è dimezzata, nell’Africa Sub-Sahariana ne è sparito oltre un terzo, nelle regioni del Pacifico e nell’Asia al di sotto dell’Himalaya (una delle zone più densamente popolate al mondo), se ne sono andati i due terzi della popolazione di animali presente quarant’anni fa.

Questo è il prezzo da pagare per il progresso e l’industrializzazione.

Commercio estero: USA ed Europa sono ormai diventati importatori netti mentre Cina e paesi del Medio Oriente esportatori netti

Diapositiva6

Gli ultimi vent’anni di commercio estero hanno portato ad alcuni trendi piuttosto chiari: l’aumento del deficit con l’estero del blocco del Nord America (soprattutto grazie all’enorme deficit commerciale USA), pari ad oltre 600 miliardi di dollari nel 2010 e parallelamente ad un forte surplus commerciale accumulato dalla Cina (pari ad oltre 200 miliardi di dollari nel 2010) e soprattutto dai produttori di petrolio e gas naturale, ovvero i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, che con il prezzo del greggio alle stelle, nel 2008 hanno sfiorato i 600 miliardi di dollari di export netto con l’estero.

Da notare che i paesi dell’Unione Europea hanno iniziato ad accumulare un deficit con l’estero a partire dalla prima metà degli anni duemila, forse a causa dell’introduzione della moneta unica in alcuni dei suoi paesi o a causa dell’aumento del prezzo del greggio e per l’entrata della Cina nel WTO. E’ invece resistito il Giappone, mantenendo un export netto positivo nel ventennio considerato.

Nella dieta media di un abitante del pianeta si consumano sempre più oli vegetali, carne e latticini

Diapositiva8

La quantità di calorie disponibil per un abitante del nostro pianeta, in meida, nel 2009 erano pari a 2.823 Kcal (considerando anche gli scarti e quanto viene buttato via), provenienti per  il 51% da cereali e tuberi (di cui il  46% dai cereali), il 12% da frutta secca, oli vegetali (olio di soia, olio di oliva, olio di palma, eccetera) e culture oleaginose (ad esempio soia ed olive), il 10% da carne ed uova, l’8% da zuccheri e dolcificanti, il 6% da frutta e verdura, il 5% dal latte e così via.

Rispetto al 2000, è diminuita la quota di cereali e tuberi (prima al 53%) e di dolcificanti e zucchero (prima all’8%), mentre è aumentata la quota delle colture oleaginose, gli oli vegetali e la frutta secca (prima all’11%) e del latte (prima al 4%).

Quello in atto dal 2000 (diminuzione della quota di cereali e tuberi e dolcificanti a fronte di un aumento della quota di grassi vegetali, carne ed uova) è un trend in corso da più decenni a livello mondiale: nel 1980 i cereali e i tuberi pesavano per il 56% dell’apporto calorico medio, colture vegetali, frutta secca ed oli vegetali per il 9%, dolcificanti e zucchero per il 10%, carne ed uova per il 7%.