Ecco quali sono i paesi con il maggior indebitamento totale (delle famiglie, delle imprese, delle banche e del settore pubblico)

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Considerando l’indebitamento totale, vediamo che Giappone e Regno Unito sono ai primi posti, con percentuali pari ad oltre il 500% del proprio PIL.

I primi dieci paesi per indebitamento totale sono tutti paesi sviluppati, mentre i primi quattro paesi emergenti (i BRIC) hanno percentuali di indebitamento di gran lunga inferiori (dal 159% della Cina al 71% della Russia).

Australia e Regno Unito sono i paesi ad avere il maggior indebitamento delle famiglie (rispettivamente 105% e 98%), mentre Spagna e Francia sono i paesi con le imprese maggiormente indebitate (rispettivamente 134% e 111%). Nel Regno Unito il debito del settore finanziario vale il 219% dell’intera economia britannica, mentre sul debito pubblico ai primi posti ci sono Giappone (226% del PIL) ed Italia (111%).

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Dal 1750 al 2010 è esplosa la concentrazione di gas serra (alcuni mai visti prima) nella troposfera

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Le radiazioni solari (sotto forma di calore) che ogni giorno attraversano l’atmosfera terrestre vanno a scaldare la superficie terrestre, ma poi vengono riflesse via nello spazio. Una parte di questo calore viene però trattenuto e rilasciato nella troposfera (la parte bassa dell’atmosfera) da parte di alcuni gas presenti nell’atmosfera, i gas serra. Questo processo ha permesso al nostro pianeta una temperatura media di 14°C anziché i -19°C e quindi la possibilità della vita così come la vediamo ora.

I principali gas serra sono il vapore acqueo (che incide dal 36% al 70% dell’effetto serra), l’anidride carbonica o CO2 (dal 9% al 26%), il metano o CH4 (dal 4 al 9%) e l’ozono (dal 3 al 7%).

Con la rivoluzione industriale, iniziata nella Gran Bretagna a metà del XVIII secolo, l’uomo ha iniziato a bruciare combustibili fossili (all’inizio carbone, poi petrolio e gas naturale) per produrre energia, necessaria allo sviluppo economico e scientifico occorso negli ultimi due secoli e mezzo. La rivoluzione industriale ha aumentato la quantità di gas serra nell’atmosfera (anidride carbonica, metano, ozono, cluoro fluoro carburi e protossido di azoto) ed aumentato quindi l’effetto serra, causato da una maggior capacità di trattenere le radiazioni solari nella nostra atmosfera.

Come si può vedere dalla tabella, l’anidride carbonica presente nell’atmosfera è passata da 280 parti per milione prima del 1750 a 390,5 parti per milione nel 2010, registrando un incremento del 40%, mentre la concentrazione di metano nell’atmosfera è aumentata del 167%.

Sono aumentati anche il protossido di azoto (+20%), l’ozono della troposfera (+36%) e sono comparsi nuovi gas serra, prima assenti, come i cluoro fluoro carburi.

Non tutti i gas serra hanno però lo stesso effetto nell’atmosfera, infatti, alcuni di loro amplificano enormemente la loro capacità di trattenere radiazioni solari ed hanno un “global warming potential” molto maggiore rispetto alla CO2. Così, una molecola di metano emessa nell’atmosfera equivale a 25 di CO2, una di protossido di azoto a quasi 300 di CO2 ed una molecola di CFC-12 (CCl2F2), un tipo di cluoro fluoro carburo, a 10.900 molecole di CO2.

La produzione di alimenti di origine vegetale è aumentata del 21% nell’ultimo decennio

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Il totale della produzione primaria (di prodotti allo stato grezzo) di prodotti di origine vegetale per il 2010 è stata pari a 6,93 miliardi di tonnellate, in leggera flessione dal massimo di 7,06 miliardi del 2008, ma in aumento del 21% rispetto al 2000.

Il 35% della produzione vegetale è rappresentato dai cereali, la cui produzione è aumenta del 18% dal 2000 al 2010, il 28% da canna da zucchero e barbabietole da zucchero (+27% della produzione dal 2000 al 2010), il 23% da frutta e verdura (+26% dal 2000 al 2010). Frutta secca (+81%) e colture oleaginose – fra cui troviamo la soia, la palma da olio, le olive, la colza – (+53%) sono le colture che hanno registrato il maggior incremento della produzione nel primo decennio del nuovo millennio.

Terre rare, indispensabili per le nuove tecnologie ma monopolio della Cina

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Nel 2010 la Cina ha prodotto il 97% dell’intera produzione mondiale di terre rare, non tanto perché riserve di terre rare si trovino solamente in Cina, ma grazie ai bassi costi di produzione (nelle miniere cinesi di terre rare, i diciassette metalli sono in genere più facilmente estraibili che altrove) che impediscono attualmente ad altri paesi di competere (le miniere di terre rare della California – un tempo fra le più produttive – sono state tutte abbandonate intorno agli anni Ottanta).

La Cina ha però imposto nel 2009 alcune misure per limitare l’estrazione e quindi l’esportazione all’estero di terre rare, creando subito forti pressioni sul prezzo di questi importantissimi composti chimici.

L’aumento della domanda mondiale di terre rare – trainata dai consumi dei paesi emergenti (il consumo cinese nel 2010 è stato pari a 70.000 tonnellate, ovvero il 53% del totale) e dalla rapida diffusione delle nuove tecnologie dell’ICT – insieme alle misure decise da Pechino per ridurne la produzione, hanno portato ad un vero e proprio exploit del prezzo di questi metalli.

Dal 2006, anno in cui c’è stato il picco di produzione mondiale di terre rare (pari a 137.00 tonnellate), il prezzo (in dollari costanti) è aumentato in soli quattro anni del 360%, a fronte di un decremento della produzione del 3%

Andamento della mortalità infantile negli ultimi ciquant’anni

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La diminuzione della mortalità infantile nei primi mesi di vita, registrato dal 1960 al 2010 in tutte le regioni del pianeta, dipende da migliori condizioni igieniche, un’alimentazione adeguata nei primi anni di vita, un sistema sanitario efficiente e soprattutto la garanzia dell’accesso ad acqua non contaminata.

I paesi a reddito alto hanno una mortalità infantile inferiore all’1%, quelli a reddito medio alto al di sotto del 2%, mentre quelli a reddito medio-basso del 5% circa e quelli a reddito basso del 7% circa (in prevelenza paesi africani).

La Cina è il paese che risparmia di più, sia in termini assoluti che relativi

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Gli ultimi quarant’anni hanno registrato un calo del tasso di risparmio mondiale, passato da circa il 25% del PIL nel 1970 a valori al di sotto del 20% nel 2010.

La Cina è il paese che nel 2010 ha accumulato i maggiori risparmi, pari a 3.063 miliardi di dollari, ovvero il 52% del proprio PIL ed è seguita dagli USA, con 1,678 miliardi di dollari e il Giappone, con 1,167 miliardi di dollari. E’ curioso notare che è la Cina il paese con la maggior percentuale del proprio reddito risparmiato (oltre la metà), mentre gli Stati Uniti, al secondo posto in questa particolare classifica, nel 2010 hanno risparmiato solamente l’11,51% del proprio reddito.

L’Italia è il nono paese al mondo, con 378 miliardi di dollari destinati a consumi ed investimenti futuri, pari cioé al 18,42% del proprio reddito, in linea con gli altri paesi europei sviluppati.

La temperatura media dell’atmosfera del nostro pianeta sta aumentando a causa dell’attività antropica

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A partire dalla fine del XIX secolo la temperatura media dell’atmosfera terrestre e degli oceani è iniziata ad aumentare. Dall’inizio del XX secolo ad ora, la temperatura media del nostro pianeta è già aumentata di 0,8°C, con la maggior parte dell’aumento (0,6°C) che è avvenuto dal 1980 ad oggi, secondo l’America’s Climate Choices. Considerando gli scostamenti dalla temperatura media registrata fra il 1951 ed il 1980, dal Grafico si nota bene come dal 1980 in poi, secondo la NASA, ci siano stati solamente scostamenti sopra la media, è infatti immediato notare il trend crescente.

Se il processo di riscaldamento del nostro pianeta (attualmente in atto e in una fase di accelerazione) è un dato di fatto, ci si interroga sulle cause di tale processo, che porterà a cambiamenti irreversibili del clima, delle precipitazioni piovose, delle correnti d’aria, dei fenomeni estremi (siccità, inondazioni, eccetera). La comunità scientifica è d’accordo praticamente all’unanimità nel far ricadere le cause di tutto questo ad attività antropiche (le probabilità sarebbero il 95%), in particolare a tutte quelle attività che aumentano la concentrazione di gas serra nell’atmosfera, derivanti dalla pratica della deforestazione (per fare spazio a campi da coltivare), dall’utilizzo di combustibili di origine fossile (ad esempio per produrre energia elettrica, per riscaldarsi o come fonte di energia per i trasporti) e dall’industria del cemento. 

 

Ecco quali sono i primi 15 paesi per consumi di energia elettrica

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La Cina è il paese che consuma più energia elettrica al mondo, con un consumo pari a 4.700 TWh nel 2011. Seguono gli Stati Uniti, con 4.308 TWh di energia elettrica consumata nel 2011 – pari al 19,6% del totale – ed il Giappone, con 1.104 TWh consumati. Germania, Francia e Regno Unito sono i principali paesi europei per consumo di energia elettrica.

La Cina è anche il paese che ha visto maggiormente crescere i propri consumi di energia elettria dal 2001 al 2011 (fra i primi quindici produttori al mondo), registrando un +217%, seguono, in questa particolare classifica, India (+75%), Corea del Sud (+68%) e Brasile (+53%).

L’Europa è la regione più produttiva dal punto di vista agricolo, segue la Cina

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Considerando il valore della produzione agricola (compreso l’allevamento di animali) e data la superficie agricola a disposizione, si può ottenere una misura (seppur imperfetta) in grado di valutare la produttività dell’agricoltura di una determinata regione (anche se ovviamente ci si scontrerà anche con fattori esterni ed indipendenti dall’azione dell’uomo, come la qualità dei terreni, il clima e la disposizione di acqua).

L’Europa è la regione più “produttiva” dal punto di vista agricolo, con 1.370 dollari di valore lordo della produzione creato per ogni ettaro che viene destinato alla produzione agricola. Ma l’Europa è anche la regione che dispone (in proporzione) della maggior quantità di terreni arabili e colture permanenti (più produttivi rispetto ai pascoli), pari al 63% del totale della propria superficie agricola.

La Cina è al secondo posto, con un valore lordo della produzione pari a 1.000 dollari per ettaro di superficie agricola (un valore molto alto, considerando che la Cina dispone di una più bassa percentuale di terreni arabili e destinati a colture permanenti, pari al 24% del totale.

Seguono poi il Nord America e gli altri paesi di Asia ed Oceania, con una valore lordo della produzione medio pari a 560 dollari per ettaro di terreno agricolo (con rispettivamente il 46% ed il 41% dei terreni che sono arabili e/o destinati a colture permanenti). L’America Latina e Caraibica, con il 23% dei terreni che sono arabili e/o destinati  a colture permanenti, nel 2010 ha prodotto in media 390 dollari di valore lordo per ettaro di terreno, Medio Oriente e Nord Africa 220 dollari (con la percentuale più bassa di terre arabili e destinate a colture permanenti, pari al 18% del totale), i paesi dell’ex-URSS 200 dollari per ettaro ed infine quelli dell’ Africa Sub-Sahariana 140 dollari per ettaro (quasi dieci volte di meno rispetto alla produttività media dei paesi europei).

La Cina detiene i 2/3 delle riserve mondiali di tungsteno, uno dei minerali più strategici per il futuro

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Il tungsteno (o volframio) è un materiale dotato di un’eccezionale densità (simile a quella dell’oro), per questo è caratterizzato da una notevole durezza; è inoltre l’elemento chimico con il più alto punto di fusione (3.422°) dopo il carbonio.  Se aggiunto all’acciaio, ne aumenta notevolmente la durezza e questo lo rende adatto a formare leghe e superleghe (di solito vengono utilizzati nickel, cobalto ed una lega fra nickel e ferro) che vengono utilizzate nell’industria delle costruzioni (ad esempio nella costruzione di grattacieli), nell’industria bellica ed in altre applicazioni industriali (ad esempio per l’estrazione dei minerali, nel taglio dell’acciaio, nei filamenti all’interno delle lampadine elettriche, eccetera).

La Cina è il paese con le maggiori riserve al mondo di tungsteno (pari al 64% del totale) ed è – anche in questo caso –  il principale produttore al mondo di tungsteno, con unaproduzione pari all’81% del totale nel 2009. Seguono Canada e Russia (entrambi con il 4% della produzione mondiale). Anche in questo caso, la domanda cinese di tungsteno (il dragone cinese ne consuma un terzo dell’intera produzione mondiale) ha fatto balzare il prezzo di uno dei metalli più strategici per il futuro.