I primi 5 paesi per spesa militare sono anche i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU

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I primi cinque paesi per spesa militare sono anche i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (e quelli che hanno il diritto di veto su tutte le risoluzione delle Nazioni Unite).

Se fino al 1998, con il crollo dell’Unione Sovietica c’è stato un generale decremento della spesa militare (soprattutto degli Stati Uniti e della Russia), dal 1998 notiamo che gli Stati Uniti hanno iniziato ad aumentare pesantemente il budget destinato al Pentagono e al momento sono il leader indiscusso per quanto riguarda la spesa militare in valori assoluti. Da notare la grande crescita della spesa militare della Cina negli ultimi dieci anni.

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La Cina è il più grande inquinatore al mondo e tra i primi 20 la maggioranza sono paesi emergenti

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La Cina è ora il più grande inquinatore al mondo: nel 2010 ha emesso nell’atmosfera 8.248 milioni di tonnellate di anidride carbonica (pari al 24,59% delle emissioni mondiali del 2010). Seguono poi Stati Uniti e India, rispettivamente con 5.497 e 2.072 milioni di tonnellate di CO2.

Osservando i primi venti paesi per emissioni di CO2 nel 2010, notiamo che cinque paesi nel periodo che va dal 1995 al 2010 hanno visto aumentare le loro emissioni di anidride carbonica di oltre il 100%: si tratta di Cina (+148%), India (+125%), Iran (+102%), Arabia Saudita (+110%) ed Indonesia (+112%). Si tratta di paesi emergenti, così, tra i primi 20 inquinatori del mondo, troviamo 11 paesi considerati paesi emergenti (Cina, India, Russia, Iran, Arabia Saudita, Indonesia, Brasile, Messico, Thailandia, Polonia[1] e Sud Africa). Questo fatto sottolinea l’importanza che anche i paesi non ancora sviluppati hanno assunto nel contribuire all’aumento dell’effetto serra e quindi al riscaldamento globale.


[1] La Polonia viene considerata un membro dell’Ocse ed un paese a reddito alto. Ma per la nostra analisi può comunque essere considerato ancora un paese emergente.

S’impenna la produzione mondiale di carne, in particolare di pollame

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Dal 1961 al 2010, secondo la FAO, la produzione di pollame (polli, tacchini, oche, eccetera) è aumentata di otto volte e mezzo, registrando quindi un vero e proprio aumento esponenziale, passando dalle 8,95 milioni di tonnellate del 1961 alle quasi 100 milioni di tonnellate del 2010. Sempre per lo stesso periodo, la produzione mondiale di bovini è aumentata di due volte e mezzo (con un aumento di circa il 30% della resa in carne per capo bovino), mentre quella di ovini e caprini è più che raddoppiata.

Il vertiginoso aumento della produzione di carne è dovuto all’aumento della popolazione e al cambiamento dello stile di vita di gran parte della popolazione e in particolare dell’Asia, dove l’aumento del reddito pro-capite ha portato alla sostituzione dei legumi con la carne nella dieta. L’aumento mondiale della carne ha provocato un vero e proprio boom nel prezzo di cereali e soia, con la conseguenza che è sempre più necessario disboscare nuove foreste (come l’Amazzonia) per far spazio ai campi di mais o soia.

Si impenna la produzione di minerali e metalli a partire dal nuovo millennio

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Negli ultimi dieci/quindici anni si è affermato a livello globale il ruolo dei paesi emergenti (Cina in testa, ma anche India, Brasile, Russia, Indonesia, eccetera), che hanno visto il proprio reddito pro-capite aumentare (insieme ad una maggiore urbanizzazione, segno dell’aumento dei bisogni della popolazione) e di conseguenza il proprio consumo di minerali e metalli.

La produzione mondiale di minerali e metalli (esclusi i minerali combustibili come il carbone) ha registrato un notevole incremento a partire dal nuovo millennio. In soli sette anni (ovvero dal 2001 al 2009), la produzione mondiale di minerali è aumentata del 54%, con l’incremento maggiore nella produzione di minerali ferrosi (+86% nel periodo considerato), seguiti da quelli non ferrosi (+43%), quelli industriali (+30%) ed infine quelli preziosi (+9%)

Dopo la grande crescita dagli anni ’70 agli anni ’90, è diminuita la produzione di energia nucleare

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Dei 2.648,7 TWh di energia nucleare prodotta nel mondo nel 2011, il 45,3% proviene da Europa ed Eurasia (il 96,5% dall’Unione Europea, il resto dai paesi ex-URSS), il 35,4% dal Nord America e il 18% dai paesi apparteneneti alla macroregione Asia e Pacifico (Giappone, Cina, India, eccetera).

Dopo il grande incremento della produzione di energia nucleare a partire dagli anni Settanta e fino a tutti gli anni Novanta, c’è stato un arresto della crescita della produzione, con l’ultimo decennio, che ha visto la produzione di energia nucleare diminuire dello 0,24% e addirittura del 4,3% dal 2010 al 2011 (soprattutto a causa della flessione del  Giappone, che dopo  il disastro di Fukushima ha calato del 44% la propria produzione di energia nucleare del 2011 –rispetto al 2010).

I paesi che dispongono di reattori nucleari a fini civili sono anche, in genere, paesi che dispongono di armamenti nucleari (i cinque memebri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ovvero USA, Russia, Cina, Francia e Regno Unito più India, Pakistan, Israele e Corea del Nord), anche se ci sono anche esempi contrari, come l’Argentina, la Spagna, la Svizzera o la Germania.

Gli ultimi 30 anni hanno registrato l’esplosione del credito bancario delle economie mature

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Nei paesi sviluppati (ad alto reddito come USA ed Europa, cioé quelli della linea blu) il credito bancario è molto sviluppato rispetto all’economia (oltre il 200% del PIL nel 2010) e negli ultimi 30 anni è raddoppiata la percentuale  rispetto al PIL (che a sua volta è aumentato del 119% dal 1980 al 2010).

Si può notare un notevole incremento del credito bancario anche nei paesi a reddito medio-alto (quelli con la linea rossa), che hanno visto raddoppiare il credito bancario, passato dal 50% al 100% del proprio PIL negli ultimi 30 anni (tra questi paesi troviamo paesi come la Cina o il Brasile). Più scarsa l’incidenza del credito bancario nelle economie dei paesi più poveri.

Ecco chi comanda nel mondo: i primi 10 gruppi finanziari per asset gestiti

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Per comprende il potere dei grandi gruppi finanziari, basta osservare l’ammontare di denaro che amministrano.  Laurence Fink, l’amministratore di Blackrock – la più grande società d’investimento al mondo e uno dei principali azionisti di Apple – gestisce un patrimonio pari a 3.700 miliardi di dollari, più del valore complessivo delle dieci multinazionali più grandi al mondo o dell’intera economia di Spagna e Italia. Quest’uomo (o meglio chi ha il potere di nominarlo o revocarlo) è (teoricamente) molto più potente del cancelliere tedesco o degli amministratori delegati delle prime dieci multinazionali al mondo. Dopo Blackrock, seguono State Street Global Advisors, Allianz e Fidelity. Da notare, che ben otto dei primi dieci gruppi finanziari sono americani.

I primi dieci gruppi finanziari del nostro pianeta gestiscono 15.270 miliardi di dollari, ovvero un ammontare di denaro maggiore all’intero PIL degli Stati Uniti.

Ecco quali sono, pro-quota, i paesi responsabili del riscaldamento globale a partire dal 1751

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Gli Stati Uniti sono il paese che ha maggiormente contribuito alle emissioni di CO2 dal 1751 (periodo in cui iniziò la Rivoluzione Industriale) al 2010, avendo rilasciato nell’atmosfera l’impressionante quantità di 355,61 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (pari al 27,32% del totale da sempre).

Al secondo posto troviamo i paesi dell’ex Unione Sovietica (Russia in primis), che hanno sprigionato in 259 anni 161,03 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, seguititi da Cina e Germania (rispettivamente 132,40 e 84,07 miliardi di tonnellate di CO2).

Tra i primi 20 paesi per emissioni di CO2, quelli che hanno maggiormente contribuito al riscaldamento globale negli ultimi vent’anni sono Cina (il 68% delle emissioni dal 1990 al 2010), India, Messico, Corea del Sud, Iran e Brasile (con addirittura l’88% delle proprie emissioni di anidride carbonica emesse negli ultimi vent’anni). Si tratta delle economie emergenti.

 

 

Destinazione delle terre emerse del pianeta

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La superficie delle terre emerse del nostro pianeta ammontano a 13,46 miliardi di ettari, ma di questi, 456 milioni sono rappresentanti da acque interne (laghi, fiumi, torrenti eccetera), 4,04 miliardi da foreste e boschi (anche se occorre tenere conto che le foreste primarie sono solo un quinto del totale e meno del 10% delle terre emerse del nostro pianeta), 4,89 miliardi da terreni destinati ad usi agricoli (e di questi, 1,38 miliardi di ettari sono terra arabile, 152 milioni colture permanenti, ovvero che non devono essere riseminate ogni anno: esempi sono molti alberi da frutta, il caffè, eccetera e 3,36 miliardi prati e pascoli permanenti) ed infine 4,09 miliardi di ettari sono destinati ad altri usi (zone aride, zone urbanizzate, zone rocciose e scogli e via dicendo).

 

Produzione e prezzo dei metalli del gruppo del platino – tra i più rari al mondo.

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Per metalli del gruppo del platino, si intendono un gruppo di sei metalli che hanno in comune molte proprietà chimiche – oltre alla rarità ed il conseguente alto prezzo –, ovvero: rutenio, platino, rodio, osmio, palladio ed iridio.

Dopo aver raggiunto il picco della produzione nel 2007 (quando vennero prodotti 511 tonnellate di metalli del gruppo del platino), la produzione è diminuita, principalmente per i notevoli passi avanti nell’efficienza della tecnologia per produrre marmitte catalitiche, che ora richiedono una minor quantità dei preziosi metalli e per la sostituzione del nickel al palladio nell’industria dell’elettronica (in particolare per i cellulari).

Il Sud Africa, oltre ad avere il 75% delle riserve mondiali di platino (secondo le stime del British Geological Survey Statistics), è attualmente il principale produttore del prezioso metallo, con una produzione di 165.835 kg nel 2007 (pari all’80% del totale), seguito dalla Russia, con 23.000 kg, il Canada, con 8.100 kg e lo Zimbabwe, con 5.000 kg. Russia e Sudafrica si spartiscono poco più dell’85% della produzione mondiale di palladio del 2007 (96.800 kg la prima e 86.461 kg il secondo), seguono poi Canada (con 14.100 kg) e Stati Uniti (con 13.312 kg). Il palladio ed il platino contenuti nelle vecchie marmitte catalitiche vengono di norma riciclati (le vecchie marmitte catalitiche vengono fuse ad alte temperature insieme al ferro o al rame, per scindere la parte di platino o palladio).