Ecco quali sono le regioni esportatrici e importatrici di latte e derivati

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Oceania (con 18 milioni di tonnellate), Europa Occidentale (con 16 milioni di tonnellate), Europa Orientale (con 5,2 milioni di tonnellate) ed Europa Settentrionale (con 2,8 milioni di tonnellate) sono le principali regioni esportatrici di latte (e prodotti derivati dal latte, in questo caso si considera la materia primaria necessaria alla produzione dei vari prodotti derivati, come formaggi e yogurt).

Europa Meridionale (con 10,2 milioni di tonnellate, tra cui l’Italia), Asia Orientale (con 5,5 milioni di tonnellate), Sud-Est asiatico (con 5,3 milioni di tonnellate), Nord Africa (con quasi 4 milioni di tonnellate) ed America Centrale (con 3,1 milioni di tonnellate) sono i più grandi importatori di latte.

L’Oceania ha un surplus di produzione pari al 213% dei propri consumi, l’Europa Occidentale del 27%, mentre i paesi del Sud-Est asiatico sono quelli maggiormente dipendenti dalle importazioni estere di latte (pari al 57% dei propri consumi interni), seguiti dall’America Caraibica (37% del fabbisogno) e dall’Africa Occidentale (34% del fabbisogno interno).


[1] E prodotti derivati dal latte, in questo caso si considera la materia primaria e non i prodotti derivati.

Anche per quanto riguarda il metano è la Cina il maggior inquinante al mondo

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La Cina, da sola, è l'”area geografica” che ha contribuito maggiormente con le emissioni nell’atmosfera di metano (pari al 19% del totale nel 2005), un gas serra con un potenziale circa 30 volte maggiore rispetto alla CO2. Seguono i paesi dell’America Latina e Caraibica, con il 14% delle emissioni totali e i paesi dell’Asia Meridionale (India, Pakista, Bangladesh), con il 12% delle emissioni totali.

Le principali fonti di metano sono le risaie, la fermentazione del concime organico, la combustione della biomassa, gli allevamenti di bovini, la produzione e la distribuzione di gas naturale e l’estrazione del carbone.

Il settore industriale consuma quasi la metà dell’energia elettrica

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Il 47% dell’energia elettrica prodotta mondialmente viene assorbita dal settore industriale (in senso lato, in questo caso si comprende anche il settore primario e delle costruzioni), il 28% dal settore residenziale (famiglie e singoli individui), il 23% dal settore commerciale (centri commerciali, uffici, eccetera) e infine solo il 2% dal settore dei trasporti (treni, metropolitante, eccetera).

Nonostante la continua deforestazione, diminuisce la superficie agricola del pianeta

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La superficie destinata ad uso agricolo nel nostro pianeta è aumentata fino alla prima metà degli anni Novanta, si è poi stabilizzarsi per circa un decennio ed è poi iniziata a calare dal 2002 (-1% nel 2009) – e questo nonostante la costante diminuzione della superficie forestale mondiale. Infatti, la superficie destinata ad uso forestale è sempre calata (nel nostro caso, la Fao dispone di dati precisi solamente dal 1990) e nei 19 anni presi in considerazione (ovvero dal 1990 al 2009), se ne sono andati 130 milioni di ettari di foreste, pari a 2,4 volte la superficie della Francia.

Negli ultimi anni, l’abbattimento delle foreste necessario a far spazio a nuovi terreni agricoli o da destinare all’allevamento non è riuscito a compensare la perdita di terreni agricoli.

Le cause di questo fenomeno (ovvero del fatto che calano sia la superficie agricola che quella forestale) sono l’avanzata del deserto, la cementificazione e l’abbandono dei terreni agricoli perché non più fertili (ad esempio a causa della salinizzazione).

Emissioni industriali di N2O: dominano i paesi emergenti

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Le emissioni di protossido di azoto per il solo settore industriale, nel 2005 sono state pari a 1.142 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 per i paesi a reddito medio-alto (tra cui la Cina e il Brasile), 813 milioni per i paesi a reddito alto, 687 milioni per quelli a reddito medio-basso (tra cui l’India e l’Indonesia) e 209 milioni per i paesi a reddito basso (in gran parte paesi dell’Africa Sub-Sahariana).

Il protossido di azoto (N2O) è un gas serra e quindi responsabile dei cambiamenti climatici in corso.

Quattro paesi detengono il 61% delle riserve mondiali di gas naturale

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La Russia detiene il 21,4% delle riserve mondiali di gas naturale, pari a 44,6 mila miliardi di m3, mentre al secondo posto c’è l’Iran, con 33,1 mila miliardi di m– ovvero il 15,9% del totale -, con riserve accertate per 25 mila miliardi di m3 e il Qatar, con 25 mila miliardi di m3. Al quarto posto troviamo il Turkmenistan, con 24,3 mila miliardi di m3 di riserve del prezioso combustibile fossile. Questi quattro paesi rappresentano il 61% delle riserve mondiali di gas naturale.

Grassi animali: i paesi occidentali i grandi esportatori

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Nord America (con 1,68 milioni di tonnellate ed un surplus pari al 25% dei consumi interni), Oceania (con 960 mila tonnellate ed un surplus pari al 224% del consumo interno) ed Europa Occidentale (con 820 mila tonnellate ed un surplus pari al 19%) sono i maggiori esportatori al mondo i grassi animali (tra cui il burro), mentre Asia Orientale, America Centrale ed Europa Orientale sono i maggiori importatori netti, rispettivamente con 970, 770 e 391 mila tonnellate.

Africa Occidentale, America Centrale ed America Caraibica sono le regioni con il maggior deficit di produzione di grassi animali, rispettivamente con il 68%, 64% e 62% del fabbisogno interno colmato dalle importazioni dall’estero.

 

I paesi più poveri sono anche quelli dove le concentrazioni di PM10 sono più alte

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Dal 1990 al 2008 abbiamo assistito ad una generale diminuzione della concentrazione di particolato (ed in particolare di PM10, ovvero di particolato inferiore ai 10 micron di diametro e in grado di penetrare direttamente nell’apparato respiratorio e provocare notevoli danni alla salute) nelle aree urbanizzate con più di 100.000 abitanti. Questo è dovuto al miglioramento della tecnologia (e in particolare di automobili e autobus) e alla maggior consapevolezza ambientale e quindi a tutte le misure implementate per abbattere le emissioni di PM10 (ad esempio blocchi del traffico, circolazione a targhe alterne, eccetera). 

I paesi del Medio Oriente e del Nord Africa insieme a quelli dell’Asia Meridionale sono quelli dove l’inquinamento è maggiore, mentre Nord America ed Europa quelli dove l’inquinamento è maggiore. Esiste una correlazione negativa tra reddito e livello di PM10.

 

Energia da fonti rinnovabili diverse dall’idroelettrico: gli USA al primo posto

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Gli Stati Uniti sono il maggior produttore al mondo di energia rinnovabile proveniente da fonti differenti dall’idroelettrico (cioé eolico, fotovoltaico, solare, geotermico, eccetera), con 200,1 TWh prodotti nel 2011 (per gli Usa pesano i 121 TWh di produzione eolica, che ne fanno il primo produttore al mondo), seguiti da Germania, con 102,4 TWh prodotti (di cui 46,4 TWh provenienti dall’eolico e 19 TWh da solare e fotovoltaico) e Cina, con 78,3 TWh prodotti, di cui 73,2 TWh provenienti dall’eolico.

Nel 2011 l’Italia era al sesto posto, con 34,1 TWh di energia prodotta (+311% rispetto al 2001).

Import ed export netto di frutta e verdura: ecco chi è in rosso e chi rifornisce il pianeta

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Sud America (23 milioni di tonnellate), Europa Meridionale (15 milioni di tonnellate) e America Centrale (14 milioni di tonnellate) sono i principali esportatori al mondo di frutta e verdura, mentre Nord America (-21 milioni di tonnellate), Europa Occidentale (-18 milioni), Europa Settentrionale (-17 milioni) ed Europa Orientale (-12 milioni) sono i principali importatori netti di frutta e verdura.

L’Europa Settentrionale ha bisogno di importare il 76% della frutta e della verdura consumata internamente, mentre per l’America Centrale, le esportazioni nette ammontano al 51% del consumo interno.