Emissioni di protossido di azoto da parte del settore agricolo: la Cina è il primo inquinatore

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La Cina è il paese che ha contribuito maggiormente alle emissioni di protossido di azoto (un importante gas serra) nell’ambiente da parte del settore agricolo, con emissioni pari a 347 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 nel 2005. Seguono gli Stati Uniti, il Brasile e l’India, ovvero quattro grandi paesi agricoli. La Francia è l’unico paese europeo presente nella lista.

Nei paesi in via di sviluppo nessuna norma protegge dall’inquinamento delle acque

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Considerando l’inquinamento dell’acqua da sostanza organiche provenienti da scarichi fognari, rifuti industriali e agricoli per lavoratore, troviamo nei primi 15 paesi più inquinanti tutti paesi in via di sviluppo, con al primo posto la Moldova, seguita dal Malawi, il Rwanda e Tonga.

Questo dipende dal fatto che nei paesi del Terzo Mondo non ci sono adeguate norme ambientali e i rifiuti civili e industriali vengono liberamente scaricati nelle acque di fiumi, laghi e mari. Da notare che il 70% dei rifiuti di questi paesi va a finire direttamente nell’ambiente secondo l’UNEP. Anche questo è uno dei prezzi da pagare per la globalizzazione, dato che la maggior parte delle imprese dei paesi ricchi delocalizza perché in assenza di norme di tutela ambientale ottiene un gran risparmio in termini di costi.

Inquinamento delle acque: la Cina è al primo posto, seguono USA e Russia

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Le emissioni di inquinanti organici dell’acqua vengono misurate tramite la quantità giornaliera di ossigeno dell’acqua consumato dai batteri che smaltiscono questi rifiuti

La Cina è il paese che nel 2007 presentava il maggior inquinamento da rifiuti organici (ad esempio scarichi fognari o delle industrie conciarie) delle proprie acque, con 9.429 tonnellate di ossigeno consumato giornalmente nelle acque in cui venivano scaricati i propri rifiuti. Seguono in questa particolare classifica dei paesi con il maggior impatto ambientale nei confronti dei corsi d’acqua e dei mari, gli Stati Uniti (1.851 tonnellate), la Russia (1.382 tonnellate) e il Giappone (1.382 tonnellate).

C’è anche l’Italia in questa particolare classifica (12° posto), con 479 tonnellate di ossigeno consumato giornalmente dai batteri presenti nelle acque di scarico dei nostri rifiuti.

Anche per quanto riguarda il metano è la Cina il maggior inquinante al mondo

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La Cina, da sola, è l'”area geografica” che ha contribuito maggiormente con le emissioni nell’atmosfera di metano (pari al 19% del totale nel 2005), un gas serra con un potenziale circa 30 volte maggiore rispetto alla CO2. Seguono i paesi dell’America Latina e Caraibica, con il 14% delle emissioni totali e i paesi dell’Asia Meridionale (India, Pakista, Bangladesh), con il 12% delle emissioni totali.

Le principali fonti di metano sono le risaie, la fermentazione del concime organico, la combustione della biomassa, gli allevamenti di bovini, la produzione e la distribuzione di gas naturale e l’estrazione del carbone.

Emissioni industriali di N2O: dominano i paesi emergenti

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Le emissioni di protossido di azoto per il solo settore industriale, nel 2005 sono state pari a 1.142 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 per i paesi a reddito medio-alto (tra cui la Cina e il Brasile), 813 milioni per i paesi a reddito alto, 687 milioni per quelli a reddito medio-basso (tra cui l’India e l’Indonesia) e 209 milioni per i paesi a reddito basso (in gran parte paesi dell’Africa Sub-Sahariana).

Il protossido di azoto (N2O) è un gas serra e quindi responsabile dei cambiamenti climatici in corso.

I paesi più poveri sono anche quelli dove le concentrazioni di PM10 sono più alte

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Dal 1990 al 2008 abbiamo assistito ad una generale diminuzione della concentrazione di particolato (ed in particolare di PM10, ovvero di particolato inferiore ai 10 micron di diametro e in grado di penetrare direttamente nell’apparato respiratorio e provocare notevoli danni alla salute) nelle aree urbanizzate con più di 100.000 abitanti. Questo è dovuto al miglioramento della tecnologia (e in particolare di automobili e autobus) e alla maggior consapevolezza ambientale e quindi a tutte le misure implementate per abbattere le emissioni di PM10 (ad esempio blocchi del traffico, circolazione a targhe alterne, eccetera). 

I paesi del Medio Oriente e del Nord Africa insieme a quelli dell’Asia Meridionale sono quelli dove l’inquinamento è maggiore, mentre Nord America ed Europa quelli dove l’inquinamento è maggiore. Esiste una correlazione negativa tra reddito e livello di PM10.

 

La crescita esponenziale delle emissioni di CO2 della Cina

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La Cina è il principale inquinatore al mondo e come si può vedere dal Grafico, la crescita delle emissioni di anidride carbonica del gigante asiatico dal 1960 al 2008 hanno assunto una crescita esponenziale con l’entrata nel nuovo millennio (e nel WTO nel 2001).

Seguono gli Stati Uniti, l’India (le cui emissioni sono andate crescendo nel periodo consdierato), la Russia, il Giappone e la Germania.

Stima sulla crescita delle emissioni di CO2 fino al 2025

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La previsione sulla crescita delle emissioni di anidride carbonica (CO2) dal 2000 al 2025 per il nostro pianeta sono piuttosto allarmanti. La stima più difensiva parla di un aumento del 40%, quella più pessimistica del 90% (mentre il Protocollo di Kyoto si era imposto come obiettivo la generale riduzione, inizialmente per i paesi sviluppati, per poi estenderla anche ai paesi emergenti).

Per l’India la stima più pessimistica parla di un aumento del 230%, per il Messico del 220%, mentre per la Cina (il più grande inquinatore al mondo) del 170%. La stima più ottimistica dei 15 paesi dell’Unione Europea prevede una crescita nulla delle emissioni del principale inquinante responsabile dei cambiamenti climatici cui stiamo andando incontro.

Aumento della popolazione e miglioramento dello stile di vita: ma stiamo liquidando il capitale naturale

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Dal 1961 al 2008 abbiamo assistito ad un aumento dell’impronta ecologica pro-capite media di ogni essere umano del pianeta del 12,5%, ma quello che è successo è che nel frattempo la polazione è passata dai 3,1 miliardi del 1961 ai 6,7 miliardi del 2008.

Nel quasi cinquant’anni considerati, la capacità biologica pro-capite del pianeta (ovvero la quantità di ettari a disposizione per i terreni agricoli, i pascoli, le foreste e i mari necessari a sostenere ogni singola persona) è passata dai 3,2 ettari agli 1,8 (ovvero -44%), a fronte della necessità di un’impronta ecologica pari a 2,7 ettari per persona. Questo significa che è dagli anni Settanta che stiamo liquidando il capitale naturale per sostenere il nostro stile di vita.

C’è però da considerare che l’impronta ecologica è comunque un indicatore che non tiene conto di tutte le risorse naturali necessarie a mantenere l’attuale stile di vita dell’uomo (non sono contemplate le risorse minerarie o le risorse idriche) e delle varie forme di inquinamento, come gli inquinanti organici persistenti o le varie forme di rifiuti (dalle isole di plastica che si sono formate negli oceani ai rifiuti radioattivi o la contaminazione della biosfera da parte degli OGM).

Emissioni di CO2 per area geografica

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Considerando le emissioni di anidride carbonica per aree geografiche, notiamo che Cina (considerata come “area geografica” a sé. in questo grafico), Nord America ed Europa rappresentano il 57% del totale delle emissioni di CO2, mentre, all’estremo opposto troviamo Africa Sub-Sahariana ed America Latina e Caraibica, dove la prima ha  contribuito per il 2% delle emissioni totali, mentre la seconda per il 6%.