La graduale diminuzione dell’inflazione mondiale a partire dagli anni ’70

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Con il graduale abbandono delle politiche keynesiane (sostituite dalla scuola monetarista) e l’affermarsi dell’indipendenza delle banche centrali dal governo, abbiamo assistito ad una generale diminuzione dell’inflazione mondiale.

L’inflazione media mondiale degli anni Settanta è stata pari al 10,07%, quella degli anni Ottanta del 7,63%, quella degli anni Novanta del 6,64% e infine, quella della prima decade del terzo millennio del 4,73%.

Il 73% del totale dei depositi bancari si trova nei paesi sviluppati

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L’ammontare totale dei depositi bancari mondiali nel 2010 ha raggiunto i 53.800 miliardi di dollari, ovvero pari al 90% del PIL.

Il 73% dei depositi bancari è nei paesi sviluppati (Europa Occidentale, Giappone, Stati Uniti e altri paesi sviluppati), anche se c’è da notare che crescono di più negli emergenti: dal 2009 in Cina i depositi bancari sono aumentati del 12,4%, negli altri paesi emergenti del 14,5%.

Con il nuovo millennio abbiamo assistito alla rapida diffusione delle nuove tecnologie

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Notiamo la rapida diffusione delle tecnologie dell’ICT con l’inizio del nuovo millennio, diffusione che sembra essere correlata col reddito pro-capite: i paesi più ricchi (“High Income”)  hanno raggiunto prima una saturazione del numero di sottoscrizioni a un servizio di telefonia mobile (superiori a tutta la popolazione già nel 2006) ed una penetrazione di internet pari al 75% della popolazione nel 2010.

Seguono lo stesso trend anche i paesi a reddito medio-alto (“Upper Middle Income”), a reddito medio-basso (“Lower Middle Income”) e anche a reddito basso (“Low Income”).

I paesi ricchi investono di più in ricerca, ma la Cina continua ad aumentare il peso della spesa in R&S

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L’incidenza della spesa in ricerca e sviluppo (pre-requisito per avere una ricerca tecnologica efficace in grado di migliorare la competitività e quindi garantire la crescita di lungo termine per un paese) per alcuni dei principali paesi.

Come si può notare, l’attività di ricerca e sviluppo acquisisce una grande importanza nei paesi con un reddito alto (Giappone, USA, Unione Europea), che investono oltre l’1,5% del proprio reddito in ricerca e sviluppo. Da notare la crescente importanza che per la Cina ha assunto la spesa in ricerca e sviluppo a partire dalla fine degli anni Novanta: con una crescita del pil di circa 10 punti percentuali all’anno, la Cina è riuscita ad investire in ricerca una quota sempre maggiore di risorse, pari all’1,44% nel 2007 (gli ultimi dati disponibili).

La Cina è il paese che esporta più tecnologia, davanti alla Germania e gli USA

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I numeri della Cina emergono anche dall’export di tecnologia (ovvero prodotti con alta intensità di ricerca e sviluppo: quali quelli dell’industria aerospaziale, dei computers, della farmaceutica, o strumenti scientifici e macchine elettriche. I dati di America Latina e Caraibica si riferiscono al 2008, mentre quelli di Africa e Medio Oriente al 2007. Per tigri asiatiche si considerano oltre alle classiche 4 anche le “tigri minori”, ovvero Thailandia, Filippine, Indonesia e Malaysia): 348 miliardi di dollari nel 2009, portando la Cina ad essere il primo paese per questo indicatore (davanti alla Germania con 143 miliardi di dollari di export di tecnologia e gli USA con 141 miliardi di dollari).

A livello di macro-aree, è invece l’Europa (intesa come Unione Europea, Norvegia e Svizzera) quella che ha esportato più tecnologia nel 2009 (558 miliardi). Dopo la Cina, al terzo posto troviamo i paesi del Sud-Est asiatico delle “tigri” (Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong e Singapore) insieme a quelli delle così dette “tigri minori”, che insieme hanno contribuito ad un export di tecnologia pari ad un valore di 310 miliardi di dollari.

Cresce sempre di più il peso dei mercati azionari nell’economia mondiale

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Il peso del mercato azionario sull’economia mondiale è aumentato considerevolmente dalla metà degli anni Novanta, passando da valori intorno al 50% – 60% del PIL, a percentuali ben oltre il 100% dell’intera produzione di beni e servizi mondiale intorno al 2000. I paesi a reddito alto (“High Income”) “muovono” la media mondiale, proprio perché la maggior parte delle società quotate si trovano nei paesi ricchi.

Da notare l’aumento dell’importanza del mercato azionario nei paesi in via di sviluppo (paesi a reddito medio-alto, ovvero “Upper middle income” e medio-basso, ovvero “Lower middle income”) dopo il 2003, in linea con la grande crescita economica degli emergenti negli ultimi dieci anni.

Gli USA il paese più indebitato all’estero, il Giappone il più grande creditore internazionale

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Considerando i flussi monetari internazionali, gli Stati Uniti sono il paese con il maggior indebitamento netto con l’estero, pari a 3.072 miliardi di dollari (nel 2010 gli USA avevano un totale di attività all’estero pari a 15.284 miliardi di dollari e un totale di passività con l’estero pari a 18.356 miliardi di dollari). Seguono Spagna, Australia, Brasile e Italia.

Il Giappone è invece il più grande creditore internazionale, con una posizione netta con l’estero positiva per 3.010 miliardi di dollari (6.759 miliardi di attività con l’estero contro 3.748 miliardi di dollari di passività). Il Giappone è un creditore netto con l’estero nonostante l’alto debito pubblico (oltre il 220% del PIL), ma questo dipende dal fatto che il proprio debito è detenuto da risparmiatori locali. Seguono Cina, Germania e Arabia Saudita.

Gli Stati Uniti sono il più grande investitore all’estero, con attività pari a 15.284 miliardi di dollari, seguito dal Regno Unito, con 10.943 miliardi di dollari e la Germania, con 7.323 miliardi di dollari. Dal 2000, i paesi emergenti con un alto tasso di risparmio (Cina ed altri paesi asiatici, ma anche esportatori di petrolio) hanno accresciuto i propri investimenti esteri ad una velocità doppia rispetto ai paesi sviluppati.

La globalizzazione all’opera: decuplicati gli investimenti all’estero negli ultimi 20 anni

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Anche considerando un altro aspetto della globalizzazione – la libera circolazione di capitali oltre i confini nazionali –, notiamo che dal 1990 al 2010 gli investimenti oltre confine sono quasi decuplicati, passando dagli 11.000 miliardi di dollari del 1990 ai 96.000 miliardi del 2010.

Il 32% degli investimenti internazionali sono prestiti concessi da banche e istituti finanziari a soggetti economici oltre confine, il 21% titoli obbligazionari detenuti all’estero e investimenti diretti esteri (intesi sia come impianto di un nuovo stabilimento in un paese straniero, che come acquisizione di una quota di capitale in altre aziende), il 15% sono titoli azionari detenuti all’estero ed il 9% sono riserve straniere.

I paesi dell’area euro la principale destinazione delle migrazioni degli ultimi anni

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Nel periodo che va dal 1960 al 2010 il fenomeno delle migrazioni dai paesi più poveri verso quelli più ricchi ha visto aumentare di quasi undici volte le proprie dimensioni (nel 1960 ci sono stati quasi 2 milioni di persone che migrarono verso i paesi ricchi, mentre nel 2010 sono stati quasi 23 di milioni le persone che hanno abbandonato il proprio paese alla ricerca di migliori condizioni di vita).

Le due grandi ondate di migrazioni verso i paesi ricchi sono avvenute fra il 1995 ed il 1990 (+37%) e fra il 2000 ed il 2005 (+51% e quasi 7 milioni di migranti in più nel quinquennio considerato). I paesi dell’area euro sono stati la principale destinazione delle migrazioni fra il 2005 ed il 2010, ricevendo circa 6,3 milioni di immigrati, seguiti dagli Stati Uniti, con quasi 5 milioni di immigrati per lo stesso periodo e da Russia (1,1 milioni), Australia (1,1 milioni), Canada (1 milione), Arabia Saudita (1 milione) e Regno Unito (1 milione).

I paesi che fra il 2000 ed il 2005 hanno visto il maggior numero di emigranti sono India (3 milioni), Bangladesh (2,9 milioni), Pakistan (2 milioni), Cina (1,9 milioni), Messico (1,8 milioni) ed Indonesia (1,3 milioni).

Le migrazioni, quindi riguardano sempre flussi di lavoratori da paesi poveri a paesi con salari migliori. 

Il turismo internazionale è un fenomeno in crescita: la Francia la principale destinazione

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Il turismo è un fenomeno in aumento nel mondo; il numero di arrivi è aumentato del 67% in 14 anni passando dai 531 milioni del 1995 ai 923 milioni del 2009.

La maggior parte dei flussi turistici è diretto verso i paesi più ricchi (61% del totale degli arrivi del 2009 negli “High Income”), mentre il 28% è diretto verso i paesi con reddito medio-alto (“Upper middle Income”), il 10% verso i paesi con reddito medio-basso e una quota marginale, il 2% verso i paesi più poveri (“Low Income”).

La prima meta turistica al mondo è la Francia, che nel 2009 ha registrato quasi 79 milioni di arrivi, seguita dagli USA con 55 milioni di arrivi, la Spagna (52 milioni), la Cina (51 milioni) e l’Italia (43 milioni).

Paesi di provenienza: Cina e Hong Kong (109 milioni di partenze nel 2009), Germania (72 milioni), USA (61 milioni), Regno Unito (58 milioni) e Italia (29 milioni).