I paesi ricchi sono anche quelli con il più alto debito pubblico

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Nel 2010 il debito pubblico mondiale è arrivato alla cifra di 41.100 miliardi di dollari, ovvero pari al 69% del PIL mondiale. Nel 2000 il debito pubblico era pari a 16.500 miliardi di dollari, ovvero il 46% del valore dell’economia del globo, per cui abbiamo assistito ad una grande crescita dell’indebitamento degli stati. Solo tra il 2008 ed il 2010, il debito pubblico globale è aumentato di 9.400 miliardi di dollari (ovvero di 13 punti percentuali rispetto al PIL).

I paesi sviluppati (Giappone, Stati Uniti e Europa Occidentale) sono quelli che si sono più indebitati a seguito della crisi dei mutui sub-prime e il fallimento di Lehman Brothers nel 2008.

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Con gli anni ’90 abbiamo assisito al crollo dell’inflazione un po’ ovunque

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Possiamo vedere come l’inflazione (questa volta misurata come indice dei prezzi al consumo) per quattro paesi rappresentativi delle rispettive classi di reddito (reddito alto, reddito medio-alto, reddito medio-basso, reddito basso) si variata negli ultimi quarant’anni.

Gli anni Settanta e Ottanta sono stati caratterizzati da un’elevata inflazione, soprattutto per i paesi meno ricchi, cioé Tanzania, India e Cina (anche se per quest’ultima non esistono dati attendibili prima del 1988), anche se dai primi anni Novanta – grazie a politiche deflazionistiche e al basso prezzo dell’energia – l’inflazione è tornata a livelli sostenibili.

Da notare però il rialzo dell’inflazione indiana a partire dal 2006/ 2007, dovuto al surriscaldamento dell’economia dei paesi emergenti e l’alto prezzo delle materie prime. Gli Stati Uniti, dal 1982 al 1984 sono riusciti a far calare l’inflazione dal 10,32% al 3,21%.

Ecco la lista dei 15 paesi dove il tenore di vita è maggiore

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I paesi con il più alto tenore di vita sono in genere paesi molto piccoli (Lussemburgo,  Macao, Singapore), che sono centri finanziari importanti (Singapore, Hong Kong) o stati con norme fiscali particolarmente vantaggiose (Lussemburgo).

Ma dopo i piccoli paesi centri finanziari o paradisi fiscali, svettano alle prime posizioni Emirati Arabi Uniti (comunque un piccolo paese), Norvegia, Stati Uniti (la più grande economia del mondo è al sesto posto considerando il tenore di vita medio) e poi –fra i paesi più importanti – , Paesi Bassi (18° economia), Canada (14° economia) e la Germania (5° economia).

Come ci si poteva aspettare, non ci sono paesi emergenti ai vertici dei paesi con il più alto tenore di vita (per definizione sono paesi che non hanno ancora raggiunto gli standard di vita dei paesi più sviluppati), ma comunque notiamo che i primi tre paesi che hanno maggiormente accresciuto il proprio PIL pro-capite fra i 15 con il più alto tenore di vita sono tutti asiatici (Singapore +245%, Macao +238%, Hong Kong +199%).

Il mercato azionario USA pesa per quasi 1/3 del totale

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Il mercato azionario americano (degli USA) è quello più sviluppato e pesa per il 30% del totale della capitalizzazione di mercato di tutte le società del mondo. Al secondo posto troviamo la capitalizzazione di mercato dei paesi dell’area euro (che pesa per l’11% del totale), quella della del mercato azionario cinese (8% del totale) e giapponese (7%del totale). La capitalizzazione di mercato della piazza cinese dovrebbe però considerare anche Hong Kong (che vale per un ulteriore 5% del totale), cui fanno parte per la maggioranza corporation cinesi.

Gli ultimi 30 anni hanno registrato l’esplosione del credito bancario delle economie mature

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Nei paesi sviluppati (ad alto reddito come USA ed Europa, cioé quelli della linea blu) il credito bancario è molto sviluppato rispetto all’economia (oltre il 200% del PIL nel 2010) e negli ultimi 30 anni è raddoppiata la percentuale  rispetto al PIL (che a sua volta è aumentato del 119% dal 1980 al 2010).

Si può notare un notevole incremento del credito bancario anche nei paesi a reddito medio-alto (quelli con la linea rossa), che hanno visto raddoppiare il credito bancario, passato dal 50% al 100% del proprio PIL negli ultimi 30 anni (tra questi paesi troviamo paesi come la Cina o il Brasile). Più scarsa l’incidenza del credito bancario nelle economie dei paesi più poveri.

Negli ultimi 40 anni abbiamo assistito al rallentamento della crescita del PIL e della popolazione mondiale

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Dal 1970 al 2010, il tasso di crescita del PIL mondiale si è (quasi) sempre mantenuto al di sopra del tasso di crescita della popolazione, indicando quindi un aumento della produzione aggregata (e quindi della ricchezza) maggiore rispetto a quello della popolazione. Si può però anche notare un trend discendente per entrambe le variabili considerate; la crescita media della popolazione è passata dal 2% del 1970 all’1% circa del 2010 (dimezzata in quarant’anni), così come di può scorgere un trend decrescente del PIL, che dal 1970 ha iniziato a rallentare la propria crescita a livello globale.

Il rallentamento dei tassi di crescita del pil mondiale è un processo iniziato dagli anni Settanta e dovuto ad una serie di cause, fra cui l’andamento decrescente dei benefici dovuti all’aumento della produttività apportato dalle tecnologie della II Rivoluzione Industriale (energia elettrica, automobile, telefono) e gli alti costi delle materie prime (in particolare del petrolio, con i due shock petroliferi degli anni Settanta).

 

Il tasso di disoccupazione s’impenna con la crisi del 2009, soprattutto in Nord America

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Analizzando la serie storica del tasso di disoccupazione per aree geografiche (non sono disponibili dati completi per “Africa Sub-Sahariana”,”Medio Oriente e Nord Africa” e “Sud Asia”), notiamo che la macro-regione “Pacifico ed Asia dell’Est” (tra cui Australia, Cina e Giappone) presenta un tasso di disoccupazione medio inferiore a quello delle altre regioni, ovvero tra il 2% ed il 4%, anche se a partire dai primi anni Novanta in questa regione si è assistito ad un incremento della disoccupazione, il cui tasso naturale attuale sembra essere superiore al 4%.

Da notare il forte incremento della disoccupazione in Nord America nel 2009, in piena crisi finanziaria, anno in cui la disoccupazione di questa regione è stata maggiore di quella di ”Europa ed Asia Centrale”, regione con un tasso di disoccupazione storicamente maggiore di Canada e Stati Uniti, anche se dal 2000 ha iniziato a beneficiare dell’effetto moneta unica in Europa e della ripresa dell’economia russa in Asia Centrale

Ecco quali sono i paesi con il maggior indebitamento totale (delle famiglie, delle imprese, delle banche e del settore pubblico)

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Considerando l’indebitamento totale, vediamo che Giappone e Regno Unito sono ai primi posti, con percentuali pari ad oltre il 500% del proprio PIL.

I primi dieci paesi per indebitamento totale sono tutti paesi sviluppati, mentre i primi quattro paesi emergenti (i BRIC) hanno percentuali di indebitamento di gran lunga inferiori (dal 159% della Cina al 71% della Russia).

Australia e Regno Unito sono i paesi ad avere il maggior indebitamento delle famiglie (rispettivamente 105% e 98%), mentre Spagna e Francia sono i paesi con le imprese maggiormente indebitate (rispettivamente 134% e 111%). Nel Regno Unito il debito del settore finanziario vale il 219% dell’intera economia britannica, mentre sul debito pubblico ai primi posti ci sono Giappone (226% del PIL) ed Italia (111%).

La Cina è il paese che risparmia di più, sia in termini assoluti che relativi

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Gli ultimi quarant’anni hanno registrato un calo del tasso di risparmio mondiale, passato da circa il 25% del PIL nel 1970 a valori al di sotto del 20% nel 2010.

La Cina è il paese che nel 2010 ha accumulato i maggiori risparmi, pari a 3.063 miliardi di dollari, ovvero il 52% del proprio PIL ed è seguita dagli USA, con 1,678 miliardi di dollari e il Giappone, con 1,167 miliardi di dollari. E’ curioso notare che è la Cina il paese con la maggior percentuale del proprio reddito risparmiato (oltre la metà), mentre gli Stati Uniti, al secondo posto in questa particolare classifica, nel 2010 hanno risparmiato solamente l’11,51% del proprio reddito.

L’Italia è il nono paese al mondo, con 378 miliardi di dollari destinati a consumi ed investimenti futuri, pari cioé al 18,42% del proprio reddito, in linea con gli altri paesi europei sviluppati.

La regione dell’Asia Orientale e del Pacifico è quella che conta di più (per popolazione e PIL)

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La macro-regione “Pacifico ed Asia dell’Est” (fra cui Giappone, Australia, Corea, Cina, Indonesia, eccetera) è la regione più importante sia per quanto riguarda la produzione aggregata (PIL) del nostro pianeta, che per la popolazione, anche se esiste ancora una sproporzione fra popolazione (pari al 32,18% del pianeta) e PIL (28% del totale).

“Europa ed Asia Centrale” (Europa e paesi ex-URSS) e “Nord America”, sono le due macro-regioni con la maggior ricchezza pro-capite, con la prima che con il 13,01% della popolazione possiede una fetta del PIL mondiale pari a quasi 1/3 (27%), mentre la seconda, con solalamente il 5,02% della popolazione detiene il 21% del reddito mondiale.

Asia del Sud” (India, Pakistan, Bangladesh, eccetera) e “Africa Sub-Shariana” sono le regioni più povere (in rapporto alla popolazione), infatti, la prima con il 23,09% della popolazione pesa per il 7% dell’economia mondiale, mentre alla seconda, con il 12,49% della popolazione mondiale spetta la quota di reddito più misero, pari al 3% del totale.