Il prezzo del legname è cresciuto fino al 1993, ma poi è lentamente sceso

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Il prezzo dei futures sul legname (in genere si tratta di legname segato) al mercato delle materie prime più importante del mondo (il Chicago Mercantile Exchange), ha toccato un massimo nel 1993, quando per un board feet di legname di varia lunghezza erano necessari 479 dollari. Da allora, il prezzo del legname si trova in un trend discendente di lungo periodo, anche se ci sono stati alcuni balzi al rialzo (ad esempio nel 1996, nel 2004 e nel 2005, nel 2010).

Il prezzo del legname è influenzato positivamente dall’attività economica (in una fase di ciclo espansivo tende ad aumentare la domanda e di conseguenza il prezzo) e dalla crescita della popolazione, che logicamente domanda legname per svariati impieghi (dall’arredamento della propria abitazione alla carta necessaria per stampare i libri, etc…), mentre è influenzato negativamente da un aumento della produzione (superiore alla domanda), l’arrivo di nuove tecnologie che ne diminuiscano il consumo o l’utilizzo di prodotti sostituti (ad esempio tramite l’utilizzo di altre fibre per produrre carta o della plastica al posto del legno negli imballaggi).

La maggior parte del legname è destinato a diventare combustibile

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Il tondame (detto “roundwood”) è la materia prima alla base dell’industria del legno e proviene dal taglio o l’attività di recuperato di tronchi d’albero (tondame), la cui provenienza è l’attività della selvicoltura (gestione di una superficie forestale per lo sfruttamento del legno) o il taglio di foreste (spesso primarie).

Il tondame può poi essere utilizzato come combustibile (legna da ardere, cippato, carbone di legna, eccetera) o ad uso industriale. La produzione mondiale di tondame del 2010 è stata pari a 3.405 milioni di m3, in aumento del 3,46% rispetto al 2009.

La maggior parte del tondame è destinato a diventare combustibile (nel 2010 1.868 milioni di m3, ovvero il 55% del totale), mentre dei 1.537 milioni di m3 destinati ad uso industriale, la maggior parte – nel 2006, il 60% secondo la FAO è destinato alla produzione di legname segato (“sawnwood”) e pannelli a base di legno (“wood based panels”) -, mentre la parte restante verrà utilizzata per fare pasta di legno, necessaria per la produzione di carta e pannelli di carta.

L’India è il primo consumatore al mondo di tondame ad uso combustibile, mentre gli Stati Uniti sono il primo consumatore al mondo di tondame ad uso industriale. La Cina è invece il primo consumatore al mondo di pannelli a base di legno (rappresenta il 34% dei consumi mondiali del 2010).

La produzione mondiale di carta degli ultimi dieci anni è aumentata dell’80%

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La produzione mondiale di carta, pannelli di carta e carta riciclata è aumentata di quasi sei volte dal 1961 al 2010, con Asia Orientale e Pacifico a pesare per il 40% dell’intera produzione mondiale (del 2010) ed un notevole balzo della produzione degli ultimi 10 anni (+80%).

La carta riciclata pesa per circa 1/3 dell’intera produzione del 2010 (ovvero 207 milioni di tonnellate) e negli ultimi dieci anni (ovvero dal 2000 al 2010), la produzione di carta riciclata è stata maggiore rispetto a quella di carta (e pannelli di carta) convenzionali (+45% della prima contro il +23% della seconda).

Cina e Stati Uniti sono i principali produttori al mondo di carta e pannelli di carta (sia convenzionale che riciclata). La Cina, nel 2010, ha prodotto una quantità di carta “convenzionale” pari a 97 milioni di tonnellate, mentre gli Stati Uniti ne hanno prodotto 76 milioni di tonnellate; mentre la produzione di carta riciclata si attesta a 44 milioni di tonnellate per i primi ed a 47 milioni di tonnellate per i secondi. I due paesi sono anche stati i principali consumatori di carta e pannelli di carta nel 2010, rispettivamente con 97 e 76 milioni di tonnellate.

In America Latina la maggior parte delle foreste, ma ogni anno sul pianeta ne perdiamo 13 milioni di ettari

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Nel 2009, la superficie forestale del nostro pianeta era pari a 4.038 milioni di ettari (per la FAO si intendono aree con un’ampiezza minima di 0,5 ettari, caratterizzate da una copertura arborea superiore al 10% determinata da specie in grado di raggiungere i 5 m di altezza a maturità), con il 24% del totale che si trova in America Latina e Caraibica, il 22% nei paesi dell’ex-URSS e dell’Europa dell’Est ed il 17% in Africa e Medio Oriente.

La Russia ha la più grande estensione al mondo di superficie forestale, pari a 809 milioni di ettari (circa il 20% del totale), seguita da Brasile, con 520 milioni di ettari, Canada, con 310 milioni di ettari, Stati Uniti, con 304 milioni di ettari e Cina, con 207 milioni di ettari.

A livello globale, il tasso di deforestazione (e perdita di foreste per altre cause, come incendi e cambiamenti climatici) rimane ad un livello allarmante, anche se inferiore a quello degli anni Novanta, quando sono stati distrutti in media 16 milioni di ettari di foreste all’anno, mentre nell’ultimo decennio, ovvero tra il 2000 ed il 2010, sono stati distrutti in media 13 milioni di ettari di foreste all’anno.

La produzione di legno come combustibile è legata all’aumento demografico dei paesi più poveri

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La produzione di tondame ad uso combustibile dal 1961 al 2010 è stata costante ed ha seguito un trend crescente, registrando un aumento del 25%.

Il 54% del legno utilizzato come combustibile viene prodotto da Africa, Medio Oriente ed Asia Meridionale, regioni in prevalenza sottosviluppate. Nel 2010, il primo produttore di tondame ad uso combustibile era l’India, con una produzione pari a 309 milioni di m3, seguita da altre due paesi molto popolati, Cina e Brasile, rispettivamente con una produzione pari a 189 e 143 milioni di m3.

Per il 2010, il maggior importatore di legno utilizzato come combustibile è stata l’Italia, con 952 mila m3, mentre il maggior esportatore è stata la Lettonia (1.329 mila m3).


[1] In tutto il capitolo sul legname, i dati sui singoli paesi produttori, importatori ed esportatori di prodotti forestali provengono dal Forest Product Yearbook 2010, realizzato dalla FAO.

Un ettaro di foresta tropicale ne vale tre di foresta temperata

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E’ importante notare che nelle foreste tropicali si trova una maggior densità di carbonio rispetto alle foreste dei climi temperati, grazie al particolare clima, che permette alle piante di crescere tutto l’anno e quindi di accumulare più carbonio. Dallo stock di carbonio presente all’interno di una foresta si capisce lo sviluppo che queste ultime hanno maturato in una determinata zona, tramite la densità e l’altezza delle specie arboree che vi sono presenti.

Dalla quantità di carbonio presente all’interno di una determinata foresta emerge anche il ruolo che quest’ultima ricopre nella lotta ai cambiamenti climatici, assorbendo CO2.

Seguendo questa logica, troviamo che è il Brasile il paese che dispone del maggior quantitativo di carbonio stoccato all’interno delle proprie foreste (nonostante si ritrovi ad avere meno di 2/3 della superficie forestale della Russia), con 62.607 milioni di tonnellate. Seguono la Russia, con 32.500 milioni di tonnellate (circa la metà del carbonio del Brasile, nonostante possa vantare la più grande superficie al mondo di boschi e foreste) e la Repubblica Democratica del Congo, con 19.309 milioni di tonnellate.

Le foreste del Brasile hanno stoccato, in media, 120,5 tonnellate di carbonio per ogni ettaro di superficie coperta da boschi e foreste (compresi quelli destinati alla selvicoltura), mentre quelle russe 40,18 tonnellate per ettaro. Questo significa che un ettaro di foresta tropicale ne vale (dal punto di vista dell’assorbimento dell’anidride carbonica e della produzione di legname) tre di una foresta temperata

Brasile, Indonesia e Repubblica Democratica del Congo sono i paesi che tra il 1990 ed il 2010 hanno subito le maggiori perdite nette di carbonio (rispettivamente pari a 5.512, 3.318 ed 804 milioni di tonnellate), dovute alle pratiche della deforestazione e agli incendi per far spazio a nuovi terreni per l’agricoltura, mentre Stati Uniti, Cina e Malaysia, hanno visto incrementare il proprio stock di carbonio (rispettivamente di 2.357, 1.789 e 390 milioni di ettari), soprattutto grazie a programmi di rimboschimento.

 

Si impenna la produzione di pasta di legno degli ultimi cinquant’anni

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La pasta di legno (in gergo tecnico “wood pulp”) è la materia prima necessaria a produrre carta e pannelli di carta e di conseguenza la produzione ha seguito il trend del prodotto finito (anche se si trova a competere con altre fibre e l’utilizzo di carta riciclata), registrando un notevole aumento negli ultimi 50 anni, pari al 173% e raggiungendo nel 2010 la cifra di 168 milioni di tonnellate di pasta di legno prodotta.

Nord America ed Europa, nel 2010 hanno prodotto quasi i 2/3 dell’intera produzione mondiale di pasta di legno. Gli Usa sono il principale produttore (ed anche consumatore) di pasta di legno, con una produzione che nel 2010 è stata di 50 milioni di tonnellate, seguiti da Canada, con 19 milioni di tonnellate e Brasile, con 14 milioni di tonnellate.

La Cina è il paese che nel 2010 ha importato la maggior quantità di pasta di legno, pari a 12 milioni di tonnellate, mentre il Canada è stato il principale esportatore di pasta di legno, con 9,34 milioni di tonnellate, seguito da Brasile (8,79 milioni di tonnellate) e Stati Uniti (con 7,88 milioni di tonnellate).

Esplode la produzione mondiale di pannelli a base di legno degli ultimi quarant’anni

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La produzione mondiale di pannelli a base di legno (“wood-based panels”) è aumentata di quasi undici volte dal 1961 al 2010, passando da 26,29 a 283,14 milioni di m3, registrando, solo nell’ultimo decennio, un incremento del 53%.

La regione che ha maggiormente contribuito al notevole incremento della produzione mondiale di pannelli a base di legno dell’ultimo decennio – pari a 97,60 milioni di m3 –, è stata l’Asia Orientale ed il Pacifico, con un aumento della produzione pari a 85,15 milioni di m3. Il notevole incremento proviene (in parte) dal boom di produzione di pannelli a base di legno made in China. La Cina è infatti il primo produttore mondiale di pannelli a base di legno,  con il 37% dell’intera produzione mondiale del 2010 (ovvero 104 milioni di m3 ).