Disponibilità d’acqua: ecco le regioni che avranno i maggiori problemi e quali invece non ne avranno

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Il Sudamerica è la regione che ha a disposizione la maggior quantità di acqua rinnovabile (non considerando le precipitazioni piovose), pari a 12.380 km3, ovvero il 29% del totale, mentre al secondo posto c’è il Nord America, con una quantità pari a 6.077 km3. L’Oceania è invece la regione che ha a disposizione il maggior quantitativo di acqua rinnovabile per persona: la media per ogni abitante è pari a 33.469 km3 all’anno. Al secondo posto c’è il Sudamerica, con in media 32.165 km3 di acque interne disponibili ogni anno per i propri abitanti, mentre al terzo posto c’è l’Europa Orientale (compresa l’intera Federazione Russa), con 21.430 km3 di acqua rinnovabile disponibile per persona.

Nord-Africa, Asia Meridionale ed Asia Occidentale sono le regioni che hanno invece a disposizione il minor quantitativo di acqua rinnovabile per abitante, rispettivamente pari a 286, 1.125 e 1.632 km3 l’anno.

La contaminazione dell’acqua con inquinanti chimici mette a rischio la salute umana

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La contaminazione dell’acqua con sostanze chimiche dannose per la salute umana può avvenire sia per cause naturali (ad esempio tramite la presenza di arsenico nell’acqua potabile), che per cause legate all’attività dell’uomo (ad esempio con la presenza nell’acqua di pesticidi, rifiuti industriali, quali piombo, cromo o mercurio e via dicendo).

Queste sostanze inquinanti che hanno contaminato l’acqua, entrano nell’organismo umano attraverso il consumo diretto (per cucinare o per bere) ed indiretto (tramite il cibo) dell’acqua contaminata e possono provocare danni permanenti al cervello – in particolare al sistema neurologico –, ma anche al sangue, ai reni e ai polmoni.

L’assunzione di acqua contaminata con l’arsenico porta al malfunzionamento degli organi interni ed aumentano il rischio di contrarre tumori, mentre secondo le Nazioni Unite, nel mondo, 130 milioni di persone consumano acqua con livelli di arsenico superiori alla soglia massima stabilita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (vedi http://www.unwater.org).

Gli inquinanti chimici dell’acqua che maggiormente minacciano la popolazione sono piombo, mercurio, cromo, arsenico, pesticidi e radionuclidi (utilizzati nella radio-chimica e nella chimica nucleare). Sono infatti molte le persone che vivono in luoghi dove l’acqua utilizzata per gli usi civici è inquinata (anche se questi sono dati approssimati per difetto perché soprattutto nei paesi non ancora sviluppati non sono state effettuate sufficienti analisi).

Ecco quali sono i 15 paesi che hanno prelevato la maggior (e minor) quantità d’acqua per abitante

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Considerando il consumo d’acqua pro-capite, troviamo al primo posto il Turkmenistan, che nel 2008 ha effettuato un prelievo d’acqua pari a 5.412 m3 per ogni abitante. Al secondo posto c’è l’Iraq, con un prelievo d’acqua pari a 2.616 m3 per abitante, seguito da Uzbekistan, con un prelievo pari a 2.358 m3 per abitante (l’acqua viene utilizzata per la coltivazione del cotone, la causa del prosciugamento del Lago d’Aral) e Guyana, con 2.222 m3 d’acqua prelevati per ogni abitante.

Fra i quindici paesi che hanno prelevato la minor quantità d’acqua in rapporto al numero di abitanti, troviamo solo paesi africani, con la Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda che nel 2008 hanno prelevato solo 12 m3 di acqua per abitante, mentre il Congo Brazzaville ne ha prelevati 14 m3 per abitante. Lo scarso prelievo d’acqua dei paesi dell’Africa Sub-Sahariana dipende in larga parte dalla mancanza di infrastrutture, con un basso prelievo d’acqua per l’irrigazione, pari al 3% del totale dell’acqua rinnovabile della regione.

Esistono ancora ampi margini di sfruttamento per le falde acquifere (non contaminate)

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Una delle possibili risposte ai problemi legati alla scarsità d’acqua è rappresentata da un maggior sfruttamento (dove è ancora possibile) delle falde acquifere. Le falde acquifere sono diffuse abbastanza uniformemente in tutte le regioni del nostro pianeta e questo ha permesso che sorgessero insediamenti umani, anche importanti, in regioni aride e senza acqua (come in molte zone del Medio Oriente).

In molte regioni, secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite[1], la quantità d’acqua delle falde freatiche potrebbe risolvere molti dei problemi legati alla mancanza d’acqua. Infatti, solo una piccola parte dell’acqua che viene prelevata ogni anno proviene dalle falde acquifere (il 26% del totale), con la conseguenza che in molte regioni esiste effettivamente un buon margine di sfruttamento dell’acqua sotterranea. Nell’America Centrale e Caraibica i maggiori margini di sfruttamento, mentre è l’Asia il continente dove le falde freatiche sono maggiormente sfruttate (il 30% dell’acqua utilizzata nel continente proviene da sotto terra).

Per contro, c’è da sottolineare che la qualità e la quantità di acqua proveniente dalla falde acquifere che sarà effettivamente sfruttabile è in diminuzione, a causa della crescente contaminazione con sostanze inquinanti provenienti dall’attività dell’uomo (dai pesticidi ai metalli pesanti, passando per i rifiuti radioattivi).


[1] Managing Water under Uncertainty and Risk. The United Nations World Water Development Report 4 (2012). Vedi http://www.unwater.org

Quali sono i paesi con la maggior e la minor quantità d’acqua dolce rinnovabile per abitante

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La Guyana Francese è il paese al mondo con la maggior quantità di acqua dolce rinnovabile per abitante, con 580.087 m3 nel 2008. Seguono l’Islanda, con 531.250 m3, la Guyana, con 319.629 m3 e il Suriname, con 232.381 m3.

I paesi che invece dispongono della minor quantità di acqua rinnovabile per abitante sono gli Emirati Arabi Uniti, con 19,97 m3 all’anno per ogni abitante, il Qatar, con 32,97 m3 per abitante, le Bahamas, con 58,31 m3 per abitante e lo Yemen, con 87,31 m3 per abitante.

Quali paesi consumano il maggior quantitativo d’acqua e chi ha iniziato ad utilizzare l’acqua fossile – una risorsa non rinnovabile

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L’India è il paese che preleva la maggior quantità di acqua, con 761 km3 d’acqua prelevati nel 2008, mentre al secondo posto troviamo la Cina, con 554 km3 e poi gli Stati Uniti, con 478,4 km3 .

Analizzando la pressione nei confronti della risorsa acqua rinnovabile da parte dei quindici paesi che consumano più acqua al mondo, troviamo che l’Uzbekistan ha già superato la soglia della quantità d’acqua che ogni anno si ricarica tramite le precipitazioni nevose e piovose, infatti, il paese nel 2008 ha prelevato il 118,30% dell’acqua rinnovabile a disposizione, attingendo quindi allo stock di acqua fossile, che è una risorsa non rinnovabile.

Altri paesi vicini ad una condizione di sovra-sfruttamento delle proprie risorse idriche rinnovabili (sempre fra i quindici maggiori consumatori d’acqua al mondo), sono Egitto, Pakistan ed Iran, che nel 2008 hanno prelevato rispettivamente il 95%, il 74% ed il 68% della quantità d’acqua rinnovabile a disposizione.

Sempre fra i primi 15 consumatori d’acqua al mondo, Brasile, Russia, Canada ed Indonesia sono i paesi che avranno meno problemi con lo sfruttamento delle proprie risorse idriche, avendo prelevato, nel 2008, rispettivamente lo 0,71%, l’1,47% ed il 5,61% della quantità d’acqua rinnovabile a disposizione.

Ecco i primi 15 paesi al mondo per disponibilità annua di acqua dolce rinnovabile

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Il Brasile è il paese che dispone della maggior quantità di acqua dolce rinnovabile, pari a 8.233 km3 all’anno. Seguono la Russia, con 4.508 km3, gli Stati Uniti, con 3.069 km3, il Canada, con 2.902 km3 e la Cina, con 2.840 km3.

Considerando i primi quindici paesi per quantità d’acqua disponibile, troviamo che è il Bangladesh ad avere il più alto tasso di dipendenza nei confronti dell’estero, avendoci il 91,44% delle risorse idriche rinnovabili che hanno origine al di fuori dei propri confini. Seguono in questa particolare classifica, Vietnam e Venezuela, che ricevono rispettivamente il 59,35% ed il 41,42% del’acqua che hanno a disposizione dall’estero.

Un alto tasso di dipendenza dall’estero aumenta la vulnerabilità di un paese, perché in futuro potrebbe dover affrontare problemi relativi alla disponibilità dell’acqua, a causa di dighe, sbarramenti e/o un eccessivo prelievo della preziosa risorsa idrica, operato a monte.

Solamente lo 0,014% di tutta l’acqua presente sul pianeta è dolce e a disposizione dell’umanità

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Sul nostro pianeta ci sono 1,4 miliardi di km3 di acqua, ma di questi, solamente 35 milioni, ovvero il 2,5%, sono acqua dolce.

Il 69% dell’acqua dolce del nostro pianeta si trova allo stato solido nei ghiacciai permanenti, che si trovano nelle catene montuose (nelle Alpi, nell’Himalaya, nelle Ande, in Patagonia, in Alaska, in Scandinavia, sul Kilimangiaro e sul  Ruwenzory) e ai poli (nell’Artico e nell’Antartico), il 31% si trova nelle falde acquifere, nel permafrost e nelle paludi, mentre lo 0,3%, ovvero 105.000 km3, si trova in laghi e fiumi.

Secondo l’UNEP (il programma delle nazioni unite per l’ambiente), la quantità di acqua dolce accessibile da dividere fra l’intero ecosistema e gli attuali sette miliardi di abitanti del nostro pianeta, è pari a 200.000 km3. Quindi, solamente lo 0,57% dell’intera acqua dolce del nostro pianeta (e lo 0,014% di tutta l’acqua presente sulla Terra) è a disposizione di tutte le forme di vita presenti sul nostro pianeta che hanno bisogno dell’acqua dolce, uomo compreso.

L’agricoltura industriale pesa per il 70% dei consumi d’acqua dell’umanità

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Dei circa 108.000 km3 d’acqua dolce che l’umanità utilizza per mantenere lo stile di vita degli oltre sette miliardi di abitanti del pianeta, il 70% viene utilizzato dall’agricoltura per l’irrigazione dei campi, il 22% da industrie e centrali elettriche (sia quelle idroelettriche che quelle nucleari o termoelettriche) ed infine l’8% dagli usi domestici (cioè per lavarsi, cucinare, fare giardinaggio, eccetera).

L’aumento della popolazione richiederà anche una maggior produzione agricola e quindi ulteriori pressioni per l’acqua, il più essenziale di tutti i beni del nostro pianeta.