In declino le catture degli altri tonnidi l’inudustria della pesca si butta sulla verdesca

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Anche l’andamento delle catture di altri tonnidi (Thunnus maccoyii, Thunnini, Makaira indica, eccetera) è in declino (vedi grafico), così l’industria della pesca, dalla fine degli anni Novanta – il periodo del declino di tutte le specie di predatori marini classici (dal tonno al pesce spada, al marlin) –, si è buttata alla pesca di un altro predatore: la verdesca (questa volta appartenente alla famiglia degli squali). Come si può vedere le catture di verdesca sono aumentate considerevolmente negli ultimi anni, raggiungendo le 65.138 tonnellate nel 2010.

Ma è solo questione di tempo e poi anche le catture di verdesca, se si lascerà fare alle grandi multinazionali della pesca, inizieranno a declinare, sintomo della minaccia alla sopravvivenza dell’animale, come è già per tutti gli altri grandi predatori dei mari.

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Nel 2008 il prezzo del grano era più che raddoppiato rispetto al 2002

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L’aumento della domanda mondiale di cereali (i consumi sono aumentati del 17% dal 2000 al 2009), proveniente principalmente dai paesi dell’Asia Meridionale e del Sud-Est asiatico e dalle regioni più ricche (Europa, Nord America ed Oceania), ha portato ad un aumento del 45% del prezzo del grano (il principale cereale per produzione e superficie coltivata) tra settembre 2002 e settembre 2010, quando quotava 271,69 dollari per bushel, anche se, dal grafico si può chiaramente vedere che a marzo 2008 toccò un massimo di 439,72 dollari per bushel (+134% rispetto a settembre 2002).

I paesi dell’area euro la principale destinazione delle migrazioni degli ultimi anni

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Nel periodo che va dal 1960 al 2010 il fenomeno delle migrazioni dai paesi più poveri verso quelli più ricchi ha visto aumentare di quasi undici volte le proprie dimensioni (nel 1960 ci sono stati quasi 2 milioni di persone che migrarono verso i paesi ricchi, mentre nel 2010 sono stati quasi 23 di milioni le persone che hanno abbandonato il proprio paese alla ricerca di migliori condizioni di vita).

Le due grandi ondate di migrazioni verso i paesi ricchi sono avvenute fra il 1995 ed il 1990 (+37%) e fra il 2000 ed il 2005 (+51% e quasi 7 milioni di migranti in più nel quinquennio considerato). I paesi dell’area euro sono stati la principale destinazione delle migrazioni fra il 2005 ed il 2010, ricevendo circa 6,3 milioni di immigrati, seguiti dagli Stati Uniti, con quasi 5 milioni di immigrati per lo stesso periodo e da Russia (1,1 milioni), Australia (1,1 milioni), Canada (1 milione), Arabia Saudita (1 milione) e Regno Unito (1 milione).

I paesi che fra il 2000 ed il 2005 hanno visto il maggior numero di emigranti sono India (3 milioni), Bangladesh (2,9 milioni), Pakistan (2 milioni), Cina (1,9 milioni), Messico (1,8 milioni) ed Indonesia (1,3 milioni).

Le migrazioni, quindi riguardano sempre flussi di lavoratori da paesi poveri a paesi con salari migliori. 

Ecco quali sono, pro-quota, i paesi responsabili del riscaldamento globale a partire dal 1751

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Gli Stati Uniti sono il paese che ha maggiormente contribuito alle emissioni di CO2 dal 1751 (periodo in cui iniziò la Rivoluzione Industriale) al 2010, avendo rilasciato nell’atmosfera l’impressionante quantità di 355,61 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (pari al 27,32% del totale da sempre).

Al secondo posto troviamo i paesi dell’ex Unione Sovietica (Russia in primis), che hanno sprigionato in 259 anni 161,03 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, seguititi da Cina e Germania (rispettivamente 132,40 e 84,07 miliardi di tonnellate di CO2).

Tra i primi 20 paesi per emissioni di CO2, quelli che hanno maggiormente contribuito al riscaldamento globale negli ultimi vent’anni sono Cina (il 68% delle emissioni dal 1990 al 2010), India, Messico, Corea del Sud, Iran e Brasile (con addirittura l’88% delle proprie emissioni di anidride carbonica emesse negli ultimi vent’anni). Si tratta delle economie emergenti.

 

 

Dal 1750 al 2010 è esplosa la concentrazione di gas serra (alcuni mai visti prima) nella troposfera

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Le radiazioni solari (sotto forma di calore) che ogni giorno attraversano l’atmosfera terrestre vanno a scaldare la superficie terrestre, ma poi vengono riflesse via nello spazio. Una parte di questo calore viene però trattenuto e rilasciato nella troposfera (la parte bassa dell’atmosfera) da parte di alcuni gas presenti nell’atmosfera, i gas serra. Questo processo ha permesso al nostro pianeta una temperatura media di 14°C anziché i -19°C e quindi la possibilità della vita così come la vediamo ora.

I principali gas serra sono il vapore acqueo (che incide dal 36% al 70% dell’effetto serra), l’anidride carbonica o CO2 (dal 9% al 26%), il metano o CH4 (dal 4 al 9%) e l’ozono (dal 3 al 7%).

Con la rivoluzione industriale, iniziata nella Gran Bretagna a metà del XVIII secolo, l’uomo ha iniziato a bruciare combustibili fossili (all’inizio carbone, poi petrolio e gas naturale) per produrre energia, necessaria allo sviluppo economico e scientifico occorso negli ultimi due secoli e mezzo. La rivoluzione industriale ha aumentato la quantità di gas serra nell’atmosfera (anidride carbonica, metano, ozono, cluoro fluoro carburi e protossido di azoto) ed aumentato quindi l’effetto serra, causato da una maggior capacità di trattenere le radiazioni solari nella nostra atmosfera.

Come si può vedere dalla tabella, l’anidride carbonica presente nell’atmosfera è passata da 280 parti per milione prima del 1750 a 390,5 parti per milione nel 2010, registrando un incremento del 40%, mentre la concentrazione di metano nell’atmosfera è aumentata del 167%.

Sono aumentati anche il protossido di azoto (+20%), l’ozono della troposfera (+36%) e sono comparsi nuovi gas serra, prima assenti, come i cluoro fluoro carburi.

Non tutti i gas serra hanno però lo stesso effetto nell’atmosfera, infatti, alcuni di loro amplificano enormemente la loro capacità di trattenere radiazioni solari ed hanno un “global warming potential” molto maggiore rispetto alla CO2. Così, una molecola di metano emessa nell’atmosfera equivale a 25 di CO2, una di protossido di azoto a quasi 300 di CO2 ed una molecola di CFC-12 (CCl2F2), un tipo di cluoro fluoro carburo, a 10.900 molecole di CO2.