Nei paesi in via di sviluppo nessuna norma protegge dall’inquinamento delle acque

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Considerando l’inquinamento dell’acqua da sostanza organiche provenienti da scarichi fognari, rifuti industriali e agricoli per lavoratore, troviamo nei primi 15 paesi più inquinanti tutti paesi in via di sviluppo, con al primo posto la Moldova, seguita dal Malawi, il Rwanda e Tonga.

Questo dipende dal fatto che nei paesi del Terzo Mondo non ci sono adeguate norme ambientali e i rifiuti civili e industriali vengono liberamente scaricati nelle acque di fiumi, laghi e mari. Da notare che il 70% dei rifiuti di questi paesi va a finire direttamente nell’ambiente secondo l’UNEP. Anche questo è uno dei prezzi da pagare per la globalizzazione, dato che la maggior parte delle imprese dei paesi ricchi delocalizza perché in assenza di norme di tutela ambientale ottiene un gran risparmio in termini di costi.

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Disponibilità d’acqua: ecco le regioni che avranno i maggiori problemi e quali invece non ne avranno

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Il Sudamerica è la regione che ha a disposizione la maggior quantità di acqua rinnovabile (non considerando le precipitazioni piovose), pari a 12.380 km3, ovvero il 29% del totale, mentre al secondo posto c’è il Nord America, con una quantità pari a 6.077 km3. L’Oceania è invece la regione che ha a disposizione il maggior quantitativo di acqua rinnovabile per persona: la media per ogni abitante è pari a 33.469 km3 all’anno. Al secondo posto c’è il Sudamerica, con in media 32.165 km3 di acque interne disponibili ogni anno per i propri abitanti, mentre al terzo posto c’è l’Europa Orientale (compresa l’intera Federazione Russa), con 21.430 km3 di acqua rinnovabile disponibile per persona.

Nord-Africa, Asia Meridionale ed Asia Occidentale sono le regioni che hanno invece a disposizione il minor quantitativo di acqua rinnovabile per abitante, rispettivamente pari a 286, 1.125 e 1.632 km3 l’anno.

L’Europa è la regione più produttiva dal punto di vista agricolo, segue la Cina

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Considerando il valore della produzione agricola (compreso l’allevamento di animali) e data la superficie agricola a disposizione, si può ottenere una misura (seppur imperfetta) in grado di valutare la produttività dell’agricoltura di una determinata regione (anche se ovviamente ci si scontrerà anche con fattori esterni ed indipendenti dall’azione dell’uomo, come la qualità dei terreni, il clima e la disposizione di acqua).

L’Europa è la regione più “produttiva” dal punto di vista agricolo, con 1.370 dollari di valore lordo della produzione creato per ogni ettaro che viene destinato alla produzione agricola. Ma l’Europa è anche la regione che dispone (in proporzione) della maggior quantità di terreni arabili e colture permanenti (più produttivi rispetto ai pascoli), pari al 63% del totale della propria superficie agricola.

La Cina è al secondo posto, con un valore lordo della produzione pari a 1.000 dollari per ettaro di superficie agricola (un valore molto alto, considerando che la Cina dispone di una più bassa percentuale di terreni arabili e destinati a colture permanenti, pari al 24% del totale.

Seguono poi il Nord America e gli altri paesi di Asia ed Oceania, con una valore lordo della produzione medio pari a 560 dollari per ettaro di terreno agricolo (con rispettivamente il 46% ed il 41% dei terreni che sono arabili e/o destinati a colture permanenti). L’America Latina e Caraibica, con il 23% dei terreni che sono arabili e/o destinati  a colture permanenti, nel 2010 ha prodotto in media 390 dollari di valore lordo per ettaro di terreno, Medio Oriente e Nord Africa 220 dollari (con la percentuale più bassa di terre arabili e destinate a colture permanenti, pari al 18% del totale), i paesi dell’ex-URSS 200 dollari per ettaro ed infine quelli dell’ Africa Sub-Sahariana 140 dollari per ettaro (quasi dieci volte di meno rispetto alla produttività media dei paesi europei).

La contaminazione dell’acqua con inquinanti chimici mette a rischio la salute umana

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La contaminazione dell’acqua con sostanze chimiche dannose per la salute umana può avvenire sia per cause naturali (ad esempio tramite la presenza di arsenico nell’acqua potabile), che per cause legate all’attività dell’uomo (ad esempio con la presenza nell’acqua di pesticidi, rifiuti industriali, quali piombo, cromo o mercurio e via dicendo).

Queste sostanze inquinanti che hanno contaminato l’acqua, entrano nell’organismo umano attraverso il consumo diretto (per cucinare o per bere) ed indiretto (tramite il cibo) dell’acqua contaminata e possono provocare danni permanenti al cervello – in particolare al sistema neurologico –, ma anche al sangue, ai reni e ai polmoni.

L’assunzione di acqua contaminata con l’arsenico porta al malfunzionamento degli organi interni ed aumentano il rischio di contrarre tumori, mentre secondo le Nazioni Unite, nel mondo, 130 milioni di persone consumano acqua con livelli di arsenico superiori alla soglia massima stabilita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (vedi http://www.unwater.org).

Gli inquinanti chimici dell’acqua che maggiormente minacciano la popolazione sono piombo, mercurio, cromo, arsenico, pesticidi e radionuclidi (utilizzati nella radio-chimica e nella chimica nucleare). Sono infatti molte le persone che vivono in luoghi dove l’acqua utilizzata per gli usi civici è inquinata (anche se questi sono dati approssimati per difetto perché soprattutto nei paesi non ancora sviluppati non sono state effettuate sufficienti analisi).

Negli ultimi due decenni è esploso il prezzo del gas naturale, ma non negli USA

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Il prezzo del gas naturale scambiato in Europa ed in Giappone ha visto un notevole incremento nell’ultimo decennio (dal 2001 al 2011), registrando rispettivamente un +190% e +118%, a causa dell’aumento della domanda dei paesi emergenti asiatici (su tutti Turchia, Cina ed India).

Diversamente, il prezzo dello Henry Hub statunitense, che era piuttosto correlato con gli altri due indici (ed il petrolio) fino al 2008, è poi sceso bruscamente (-55%), a causa dello sfruttamento dello shale gas (un tipo di gas non convenzionale estratto da rocce scistose tramite una tecnica particolare detta frackling, che utilizza grandi quantitativi di una soluzione di acqua ed additivi chimici per estrapolare il gas da queste rocce) negli Stati Uniti.

Ecco quali sono i 15 paesi che hanno prelevato la maggior (e minor) quantità d’acqua per abitante

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Considerando il consumo d’acqua pro-capite, troviamo al primo posto il Turkmenistan, che nel 2008 ha effettuato un prelievo d’acqua pari a 5.412 m3 per ogni abitante. Al secondo posto c’è l’Iraq, con un prelievo d’acqua pari a 2.616 m3 per abitante, seguito da Uzbekistan, con un prelievo pari a 2.358 m3 per abitante (l’acqua viene utilizzata per la coltivazione del cotone, la causa del prosciugamento del Lago d’Aral) e Guyana, con 2.222 m3 d’acqua prelevati per ogni abitante.

Fra i quindici paesi che hanno prelevato la minor quantità d’acqua in rapporto al numero di abitanti, troviamo solo paesi africani, con la Repubblica Democratica del Congo e l’Uganda che nel 2008 hanno prelevato solo 12 m3 di acqua per abitante, mentre il Congo Brazzaville ne ha prelevati 14 m3 per abitante. Lo scarso prelievo d’acqua dei paesi dell’Africa Sub-Sahariana dipende in larga parte dalla mancanza di infrastrutture, con un basso prelievo d’acqua per l’irrigazione, pari al 3% del totale dell’acqua rinnovabile della regione.

L’aspettativa di vita alla nascita è aumentata grazie alla diminuzione della mortalità infantile

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Negli ultimi cinquant’anni anni abbiamo assistito ad un generale aumento dell’aspettativa di vita alla nascita della popolazione, passata, a livello mondiale dai 53 anni del 1960 ai 69 anni del 2010.

C’è quindi stato un generale allungamento della vita media delle persone sul nostro pianeta, anche se occorre notare che, questo effetto dipende principalmente dalla diminuzione della mortalità infantile nei primi mesi di vita. Migliori condizioni igieniche, un’alimentazione adeguata nei primi anni di vita, un sistema sanitario efficiente e soprattutto la garanzia dell’accesso all’acqua sono le premesse affinché possa calare il tasso di mortalità, in particolar modo di quella infantile.

Tutti questi aspetti sono positivamente correlati con il reddito pro-capite di un paese.

Esistono ancora ampi margini di sfruttamento per le falde acquifere (non contaminate)

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Una delle possibili risposte ai problemi legati alla scarsità d’acqua è rappresentata da un maggior sfruttamento (dove è ancora possibile) delle falde acquifere. Le falde acquifere sono diffuse abbastanza uniformemente in tutte le regioni del nostro pianeta e questo ha permesso che sorgessero insediamenti umani, anche importanti, in regioni aride e senza acqua (come in molte zone del Medio Oriente).

In molte regioni, secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite[1], la quantità d’acqua delle falde freatiche potrebbe risolvere molti dei problemi legati alla mancanza d’acqua. Infatti, solo una piccola parte dell’acqua che viene prelevata ogni anno proviene dalle falde acquifere (il 26% del totale), con la conseguenza che in molte regioni esiste effettivamente un buon margine di sfruttamento dell’acqua sotterranea. Nell’America Centrale e Caraibica i maggiori margini di sfruttamento, mentre è l’Asia il continente dove le falde freatiche sono maggiormente sfruttate (il 30% dell’acqua utilizzata nel continente proviene da sotto terra).

Per contro, c’è da sottolineare che la qualità e la quantità di acqua proveniente dalla falde acquifere che sarà effettivamente sfruttabile è in diminuzione, a causa della crescente contaminazione con sostanze inquinanti provenienti dall’attività dell’uomo (dai pesticidi ai metalli pesanti, passando per i rifiuti radioattivi).


[1] Managing Water under Uncertainty and Risk. The United Nations World Water Development Report 4 (2012). Vedi http://www.unwater.org

Quali sono i paesi con la maggior e la minor quantità d’acqua dolce rinnovabile per abitante

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La Guyana Francese è il paese al mondo con la maggior quantità di acqua dolce rinnovabile per abitante, con 580.087 m3 nel 2008. Seguono l’Islanda, con 531.250 m3, la Guyana, con 319.629 m3 e il Suriname, con 232.381 m3.

I paesi che invece dispongono della minor quantità di acqua rinnovabile per abitante sono gli Emirati Arabi Uniti, con 19,97 m3 all’anno per ogni abitante, il Qatar, con 32,97 m3 per abitante, le Bahamas, con 58,31 m3 per abitante e lo Yemen, con 87,31 m3 per abitante.

Ecco i primi 15 paesi al mondo per disponibilità annua di acqua dolce rinnovabile

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Il Brasile è il paese che dispone della maggior quantità di acqua dolce rinnovabile, pari a 8.233 km3 all’anno. Seguono la Russia, con 4.508 km3, gli Stati Uniti, con 3.069 km3, il Canada, con 2.902 km3 e la Cina, con 2.840 km3.

Considerando i primi quindici paesi per quantità d’acqua disponibile, troviamo che è il Bangladesh ad avere il più alto tasso di dipendenza nei confronti dell’estero, avendoci il 91,44% delle risorse idriche rinnovabili che hanno origine al di fuori dei propri confini. Seguono in questa particolare classifica, Vietnam e Venezuela, che ricevono rispettivamente il 59,35% ed il 41,42% del’acqua che hanno a disposizione dall’estero.

Un alto tasso di dipendenza dall’estero aumenta la vulnerabilità di un paese, perché in futuro potrebbe dover affrontare problemi relativi alla disponibilità dell’acqua, a causa di dighe, sbarramenti e/o un eccessivo prelievo della preziosa risorsa idrica, operato a monte.