La Cina è il più grande inquinatore anche per quanto riguarda metano e protossido di azoto

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Considerando anche metano e protossido di azoto (i due più importanti gas serra dopo l’anidride carbonica), notiamo che è sempre la Cina il maggior inquinatore al mondo (anche confrontandola con intere regioni). Nel 2005 la Cina ha emesso nell’atmosfera 1.332 milioni di tonnellate equivalenti a CO2 di metano, pari al 19% del totale. Al secondo posto troviamo l’America Latina e Caraibica, con 1.019 milioni di tonnellate equivalenti a CO2 di metano rilasciato nell’atmosfera (ovvero il 14% del totale), seguita da Asia Meridionale e Pacifico e resto dell’Asia, rispettivamente con 846 e 843 milioni di tonnellate equivalenti a CO2 di metano rilasciato nell’atmosfera.

Anche considerando il terzo gas serra più importante – il protossido di azoto –, è ancora la Cina il maggior  inquinatore al mondo (nonostante i dati a disposizione siano comunque piuttosto vecchi): nel 2005 ha contribuito ad emettere nell’atmosfera 467 milioni di tonnellate equivalenti a CO2 (pari al 16% del totale). Seguono America Latina e Caraibica ed Europa (rispettivamente con 442 e 373 milioni di tonnellate equivalenti di CO2.

Le emissioni di metano e protossido di azoto dipendono anche dalle pratiche dell’agricoltura moderna, incentrata sull’utilizzo di fertilizzanti chimici, erbicidi, insetticidi e l’allevvamento intensivo.

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Con la meccanizzazione dell’agricoltura e l’urbanizzazione della popolazione crolla la natalità

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La diminuzione del tasso di crescita naturale della popolazione è un processo correlato positivamente con il reddito (all’aumentare del reddito diminuisce la natalità).

Il principale motivo di questo fenomeno è dovuto alla meccanizzazione dell’agricoltura (viene meno il bisogno di avere tante braccia in famiglia) e l’avvento di monocolture estensive in genere destinate all’esportazione (almeno per i paesi in via di sviluppo). Questo fenomeno porta alla fine dell’agricoltura di sussistenza intensiba e alla conseguente migrazione della popolazione dalle campagne alle città.

In città, per motivi che sono economico-sociali (alto costo della vita, scarsità degli spazi, impossibilità di portare i figli al lavoro da parte delle madri, eccetera), ma anche culturali (come ad esempio l’affermarsi dell’individualismo), si assiste alla diminuzione del tasso di natalità della popolazione urbanizzata.