Gli USA il paese più indebitato all’estero, il Giappone il più grande creditore internazionale

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Considerando i flussi monetari internazionali, gli Stati Uniti sono il paese con il maggior indebitamento netto con l’estero, pari a 3.072 miliardi di dollari (nel 2010 gli USA avevano un totale di attività all’estero pari a 15.284 miliardi di dollari e un totale di passività con l’estero pari a 18.356 miliardi di dollari). Seguono Spagna, Australia, Brasile e Italia.

Il Giappone è invece il più grande creditore internazionale, con una posizione netta con l’estero positiva per 3.010 miliardi di dollari (6.759 miliardi di attività con l’estero contro 3.748 miliardi di dollari di passività). Il Giappone è un creditore netto con l’estero nonostante l’alto debito pubblico (oltre il 220% del PIL), ma questo dipende dal fatto che il proprio debito è detenuto da risparmiatori locali. Seguono Cina, Germania e Arabia Saudita.

Gli Stati Uniti sono il più grande investitore all’estero, con attività pari a 15.284 miliardi di dollari, seguito dal Regno Unito, con 10.943 miliardi di dollari e la Germania, con 7.323 miliardi di dollari. Dal 2000, i paesi emergenti con un alto tasso di risparmio (Cina ed altri paesi asiatici, ma anche esportatori di petrolio) hanno accresciuto i propri investimenti esteri ad una velocità doppia rispetto ai paesi sviluppati.

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Con gli anni ’90 abbiamo assisito al crollo dell’inflazione un po’ ovunque

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Possiamo vedere come l’inflazione (questa volta misurata come indice dei prezzi al consumo) per quattro paesi rappresentativi delle rispettive classi di reddito (reddito alto, reddito medio-alto, reddito medio-basso, reddito basso) si variata negli ultimi quarant’anni.

Gli anni Settanta e Ottanta sono stati caratterizzati da un’elevata inflazione, soprattutto per i paesi meno ricchi, cioé Tanzania, India e Cina (anche se per quest’ultima non esistono dati attendibili prima del 1988), anche se dai primi anni Novanta – grazie a politiche deflazionistiche e al basso prezzo dell’energia – l’inflazione è tornata a livelli sostenibili.

Da notare però il rialzo dell’inflazione indiana a partire dal 2006/ 2007, dovuto al surriscaldamento dell’economia dei paesi emergenti e l’alto prezzo delle materie prime. Gli Stati Uniti, dal 1982 al 1984 sono riusciti a far calare l’inflazione dal 10,32% al 3,21%.

La Cina ha un enorme deficit di terreni agricoli e da dedicare all’allevamento

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Gli Stati Uniti sono il paese al mondo con le più grandi riserve al mondo di terreno agricolo, con 134 milioni di ettari di surplus, mentre la Cina è il paese con il maggior deficit di terra da coltivare: nel 2008 ha avuto bisogno di ben 201 milioni di ettari al di fuori dei propri confini. Tra i paesi con il maggiore surplus di terreni agricoli seguono l’Argentina, il Brasile e il Canada, mentre tra i paesi con il maggior deficit seguono Giappone, Messico e Corea del Sud.

L’Australia ha il maggior surplus nell’allevamento (109 milioni di ettari), mentre Regno Unito e Cina (con 22 e 21 milioni di ettari) il deficit maggiore.

Il mercato azionario USA pesa per quasi 1/3 del totale

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Il mercato azionario americano (degli USA) è quello più sviluppato e pesa per il 30% del totale della capitalizzazione di mercato di tutte le società del mondo. Al secondo posto troviamo la capitalizzazione di mercato dei paesi dell’area euro (che pesa per l’11% del totale), quella della del mercato azionario cinese (8% del totale) e giapponese (7%del totale). La capitalizzazione di mercato della piazza cinese dovrebbe però considerare anche Hong Kong (che vale per un ulteriore 5% del totale), cui fanno parte per la maggioranza corporation cinesi.

I primi 5 paesi per spesa militare sono anche i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU

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I primi cinque paesi per spesa militare sono anche i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (e quelli che hanno il diritto di veto su tutte le risoluzione delle Nazioni Unite).

Se fino al 1998, con il crollo dell’Unione Sovietica c’è stato un generale decremento della spesa militare (soprattutto degli Stati Uniti e della Russia), dal 1998 notiamo che gli Stati Uniti hanno iniziato ad aumentare pesantemente il budget destinato al Pentagono e al momento sono il leader indiscusso per quanto riguarda la spesa militare in valori assoluti. Da notare la grande crescita della spesa militare della Cina negli ultimi dieci anni.

La Cina è il più grande inquinatore al mondo e tra i primi 20 la maggioranza sono paesi emergenti

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La Cina è ora il più grande inquinatore al mondo: nel 2010 ha emesso nell’atmosfera 8.248 milioni di tonnellate di anidride carbonica (pari al 24,59% delle emissioni mondiali del 2010). Seguono poi Stati Uniti e India, rispettivamente con 5.497 e 2.072 milioni di tonnellate di CO2.

Osservando i primi venti paesi per emissioni di CO2 nel 2010, notiamo che cinque paesi nel periodo che va dal 1995 al 2010 hanno visto aumentare le loro emissioni di anidride carbonica di oltre il 100%: si tratta di Cina (+148%), India (+125%), Iran (+102%), Arabia Saudita (+110%) ed Indonesia (+112%). Si tratta di paesi emergenti, così, tra i primi 20 inquinatori del mondo, troviamo 11 paesi considerati paesi emergenti (Cina, India, Russia, Iran, Arabia Saudita, Indonesia, Brasile, Messico, Thailandia, Polonia[1] e Sud Africa). Questo fatto sottolinea l’importanza che anche i paesi non ancora sviluppati hanno assunto nel contribuire all’aumento dell’effetto serra e quindi al riscaldamento globale.


[1] La Polonia viene considerata un membro dell’Ocse ed un paese a reddito alto. Ma per la nostra analisi può comunque essere considerato ancora un paese emergente.

Ecco chi comanda nel mondo: i primi 10 gruppi finanziari per asset gestiti

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Per comprende il potere dei grandi gruppi finanziari, basta osservare l’ammontare di denaro che amministrano.  Laurence Fink, l’amministratore di Blackrock – la più grande società d’investimento al mondo e uno dei principali azionisti di Apple – gestisce un patrimonio pari a 3.700 miliardi di dollari, più del valore complessivo delle dieci multinazionali più grandi al mondo o dell’intera economia di Spagna e Italia. Quest’uomo (o meglio chi ha il potere di nominarlo o revocarlo) è (teoricamente) molto più potente del cancelliere tedesco o degli amministratori delegati delle prime dieci multinazionali al mondo. Dopo Blackrock, seguono State Street Global Advisors, Allianz e Fidelity. Da notare, che ben otto dei primi dieci gruppi finanziari sono americani.

I primi dieci gruppi finanziari del nostro pianeta gestiscono 15.270 miliardi di dollari, ovvero un ammontare di denaro maggiore all’intero PIL degli Stati Uniti.

Gli USA, da soli, rappresentano quasi la metà della spesa militare mondiale

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Gli Stati Uniti dominano la scena militare del nostro pianeta e sono infatti l’unica vera superpotenza rimasta dopo lo sfaldamento dell’Unione Sovietica e la fine dell’impero coloniale britannico.  Gli yankee, da soli rappresentano il 42% dell’intera spesa militare mondiale e sono seguiti (a grande distanza) dalla Cina, con l’8% della spesa militare mondiale e la Russia, la Francia ed il Regno Unito, tutti con il 4% del totale mondiale.

Gli Stati Uniti sono anche il paese che ha maggiormente contribuito all’incremento annuo della spesa mondiale fra il 1998 ed il 2011, con un importo pari a 323 miliardi di dollari (ovvero il 51% dell’incremento mondiale). Segue la Cina, che nel 2011 ha destinato al budget militare 102 miliardi di dollari in più rispetto a quanto destinato nel 1998 (ovvero il 16% dell’incremento mondiale), la Russia (44 miliardi in più di spesa militare nel 2011 rispetto al 1998), l’India (con 23 miliardi) e l’Arabia Saudita (con 20 miliardi).

I primi cinque paesi per spesa militare sono anche i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (e quelli che hanno il diritto di veto su tutte le risoluzione delle Nazioni Unite). Se fino al 1998, con il crollo dell’Unione Sovietica, c’è stato un generale decremento della spesa militare (soprattutto degli Stati Uniti e della Russia), dal 1998 gli Stati Uniti hanno iniziato ad aumentare pesantemente il budget destinato al Pentagono (anche a causa delle guerre d’aggressione all’Afghanista, all’Iraq e più recentemente alla Libia).

Mancano solamente tre decenni all’esaurimento del rame

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Delle 467.000 tonnellate di riserve accertate di rame, circa un terzo si trovano in Cile, che nel 2005 ha prodotto il 35% dell’intera produzione mondiale (soprattutto grazie ai giacimenti di La Escondida e Chuquicamata). Stati Uniti, Indonesia, Perù ed Australia seguono come maggiori produttori, ma con quote inferiori al 10% del totale.

Dal 2002 al 2010 la domanda di rame è aumentata rapidamente a causa dell’appetito dell’economia cinese (che consuma un quarto del rame prodotto ogni anno), ma la produzione è aumentata di “solo” 2.500 milioni di tonnellate (registrando un +18%), contro un aumento del prezzo (in US$ costanti del 1998) del 268%, segno inequivocabile del fatto che negli ultimi dieci anni la domanda è cresciuta più rapidamente dell’offerta.

Se dividiamo il totale delle riserve accertate al 2005 con la produzione di rame del 2010, otteniamo il numero degli anni che ci vorranno (ipotizzando che le variazioni future di produzione e riserve rimangono costanti) ad esaurire le riserve mondiali di rame: 29.

Il rame può però essere riciclato abbastanza facilmente ed inoltre ancorché riutilizzato, il prezioso metallo non diminuisce le proprie caratteristiche di duttilità e conducibilità elettrica. Riciclare il rame è conveniente (occorre circa un sesto dell’energia necessaria per la produzione primaria), motivo per cui circa l’80% di tutto il rame estratto è ancora in uso nella nostra economia. Oltre all’argento (troppo caro), l’alluminio può essere considerato un sostituto del rame, anche se di qualità inferiore.

Rimane però il fatto che tra circa tre decenni avremo probabilmente estratto tutto il rame e questo creerà non pochi problemi alla nostra economia, che si potrebbe considerare fondata sui circuiti elettrici in rame.