Il boom dei biocarburanti: ovvero come ottenere energia dai prodotti agricoli

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La produzione mondiale di biocarburanti (vengono utilizzati per produrre energia l’olio di colza, di palma, di soia, ma anche i cereali, la jatropha e altre colture) del 2011, ammonta a 431,46 milioni di barili, con il Nord America che ne ha prodotto il 49,6% (ovvero 214 milioni di barili), seguito da America Latina e Caraibica, con 118 milioni di barili (pari al 27,4%) ed Europa ed Eurasia, con 72 milioni di barili, ovvero il 16,7% del totale.

Dal 2001 al 2011, la produzione mondiale di biocarburanti si è incrementata di quasi sei volte, con gli USA che nehanno prodotto il 48% del totale, seguiti dal Brasile, con il 22,4%.

Anche se la produzione di biocarburanti permette una generale riduzione delle emissioni di CO2 (non si tratta di andare a rompere il ciclo del carbonio, immettendo nell’atmosfera quello che è stato accumulato in milioni di anni nel sottosuolo), è una pratica che presenta molti problemi morali, perché in grado di trasformare le foreste e i campi del pianeta in barili di carburante, portando quindi ad un aumento del prezzo del cibo e mettendo ulteriore pressione sulle foreste del pianeta.

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La graduale diminuzione dell’inflazione mondiale a partire dagli anni ’70

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Con il graduale abbandono delle politiche keynesiane (sostituite dalla scuola monetarista) e l’affermarsi dell’indipendenza delle banche centrali dal governo, abbiamo assistito ad una generale diminuzione dell’inflazione mondiale.

L’inflazione media mondiale degli anni Settanta è stata pari al 10,07%, quella degli anni Ottanta del 7,63%, quella degli anni Novanta del 6,64% e infine, quella della prima decade del terzo millennio del 4,73%.

In 8 anni è più che raddoppiato il prezzo di olio di palma, olio di soia e del cotone

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Il prezzo dei due principali oli vegetali, l’olio di palma e l’olio di soia, sono aumentati rispettivamente del 140% e del 110% rispetto al 2002, raggiungendo, nel settembre del 2010, il primo il prezzo di 885 dollari per tonnellata ed il secondo quello di 930 dollari per tonnellata.

Come per il grano, le due commodity agricole hanno raggiunto un massimo nella primavera del 2008 (l’olio di palma a marzo 2008, quando raggiunse il prezzo di 1.147 dollari per tonnellata, mentre l’olio di soia nel giugno del 2008, quando raggiunse il prezzo di 1.414 dollari per tonnellata). Il prezzo del cotone – la principale coltura da fibra – è aumentato del 114% dal settembre del 2002 al settembre del 2010 ed è cresciuto molto a partire dalla primavera del 2009 – l’inizio della ripresa dei mercati azionari mondiali dopo il crac di Lehman Brothers nell’autunno del 2008.

E’ esploso il prezzo del carbone dal 2001 al 2011

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Il prezzo del carbone europeo, americano e giapponese ha subito un notevole incremento negli ultimi dieci anni, a causa della crescente domanda asiatica.

Il prezzo del carbone quotato nel mercato dell’Europa Nord-Occidentale ha realizzato un rialzo del 211,4% negli ultimi dieci anni, toccando i 121,54 dollari per tonnellata, quello americano, nello stesso periodo ha visto incrementare la propria quotazione del 74,2%, mentre il prezzo d’importazione giapponese del carbone coking è balzato del 454% negli ultimi dieci anni (con un incremento del 44% dal 2010 al 2011 a causa dell’incidente di Fukushima), raggiungendo il prezzo di 229,12 dollari per tonnellata.

In declino le catture degli altri tonnidi l’inudustria della pesca si butta sulla verdesca

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Anche l’andamento delle catture di altri tonnidi (Thunnus maccoyii, Thunnini, Makaira indica, eccetera) è in declino (vedi grafico), così l’industria della pesca, dalla fine degli anni Novanta – il periodo del declino di tutte le specie di predatori marini classici (dal tonno al pesce spada, al marlin) –, si è buttata alla pesca di un altro predatore: la verdesca (questa volta appartenente alla famiglia degli squali). Come si può vedere le catture di verdesca sono aumentate considerevolmente negli ultimi anni, raggiungendo le 65.138 tonnellate nel 2010.

Ma è solo questione di tempo e poi anche le catture di verdesca, se si lascerà fare alle grandi multinazionali della pesca, inizieranno a declinare, sintomo della minaccia alla sopravvivenza dell’animale, come è già per tutti gli altri grandi predatori dei mari.

Nel 2008 il prezzo del grano era più che raddoppiato rispetto al 2002

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L’aumento della domanda mondiale di cereali (i consumi sono aumentati del 17% dal 2000 al 2009), proveniente principalmente dai paesi dell’Asia Meridionale e del Sud-Est asiatico e dalle regioni più ricche (Europa, Nord America ed Oceania), ha portato ad un aumento del 45% del prezzo del grano (il principale cereale per produzione e superficie coltivata) tra settembre 2002 e settembre 2010, quando quotava 271,69 dollari per bushel, anche se, dal grafico si può chiaramente vedere che a marzo 2008 toccò un massimo di 439,72 dollari per bushel (+134% rispetto a settembre 2002).

Non sempre i più ricchi sono i più virtuosi nella protezione del proprio territorio

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La superficie terrestre protetta è aumentata del 37% rispetto al 1990 (quando il totale delle aree protette nel nostro pianeta era pari a 11,85 milioni di km2, cioè il 9,13%).

I paesi a reddito alto e medio-alto hanno in media oltre il 13% del proprio territorio terrestre protetto da riserve e parchi naturali (con i paesi a reddio medio-alto che hanno protetto una maggior percentuale di superficie rispetto ai paesi più ricchi). A sorpresa i paesi a reddito basso hanno una maggior percentuale di territorio protetto (10,59%) rispetto ai paesi a reddito medio-basso (9,53%).

Esplode la produzione di gomma naturale negli ultimi 10 anni, più contenuta quella del tabacco

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Dal 2000 al 2010 si è impennata la produzione mondiale di gomma naturale (prodotta per il 75% dai paesi del Sud-Est asiatico), che è passata da 6,94 milioni di tonnellate a 10,53, registrando un aumento del 52%.

Più lieve l’aumento della produzione mondiale di tabacco nei 10 anni considerati (+6,5%). La Cina è il primo produttore al mondo di tabacco –  con 3 milioni di tonnellate prodotte nel 2010 (pari al 42%), seguita da Brasile (con una produzione di 781 mila tonnellate) ed India (con 756 mila tonnellate).

I paesi ricchi sono anche quelli con il più alto debito pubblico

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Nel 2010 il debito pubblico mondiale è arrivato alla cifra di 41.100 miliardi di dollari, ovvero pari al 69% del PIL mondiale. Nel 2000 il debito pubblico era pari a 16.500 miliardi di dollari, ovvero il 46% del valore dell’economia del globo, per cui abbiamo assistito ad una grande crescita dell’indebitamento degli stati. Solo tra il 2008 ed il 2010, il debito pubblico globale è aumentato di 9.400 miliardi di dollari (ovvero di 13 punti percentuali rispetto al PIL).

I paesi sviluppati (Giappone, Stati Uniti e Europa Occidentale) sono quelli che si sono più indebitati a seguito della crisi dei mutui sub-prime e il fallimento di Lehman Brothers nel 2008.

Con gli anni ’90 abbiamo assisito al crollo dell’inflazione un po’ ovunque

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Possiamo vedere come l’inflazione (questa volta misurata come indice dei prezzi al consumo) per quattro paesi rappresentativi delle rispettive classi di reddito (reddito alto, reddito medio-alto, reddito medio-basso, reddito basso) si variata negli ultimi quarant’anni.

Gli anni Settanta e Ottanta sono stati caratterizzati da un’elevata inflazione, soprattutto per i paesi meno ricchi, cioé Tanzania, India e Cina (anche se per quest’ultima non esistono dati attendibili prima del 1988), anche se dai primi anni Novanta – grazie a politiche deflazionistiche e al basso prezzo dell’energia – l’inflazione è tornata a livelli sostenibili.

Da notare però il rialzo dell’inflazione indiana a partire dal 2006/ 2007, dovuto al surriscaldamento dell’economia dei paesi emergenti e l’alto prezzo delle materie prime. Gli Stati Uniti, dal 1982 al 1984 sono riusciti a far calare l’inflazione dal 10,32% al 3,21%.