Anche per quanto riguarda il metano è la Cina il maggior inquinante al mondo

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La Cina, da sola, è l'”area geografica” che ha contribuito maggiormente con le emissioni nell’atmosfera di metano (pari al 19% del totale nel 2005), un gas serra con un potenziale circa 30 volte maggiore rispetto alla CO2. Seguono i paesi dell’America Latina e Caraibica, con il 14% delle emissioni totali e i paesi dell’Asia Meridionale (India, Pakista, Bangladesh), con il 12% delle emissioni totali.

Le principali fonti di metano sono le risaie, la fermentazione del concime organico, la combustione della biomassa, gli allevamenti di bovini, la produzione e la distribuzione di gas naturale e l’estrazione del carbone.

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I paesi del Nord America riforniscono di legumi India e Pakistan

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Il Nord America (USA e Canada) è il principale esportatore al mondo di legumi (la soia non è rientra nel gruppo dei legumi in questo caso, ma nelle colture oleaginose), con quasi 5 milioni tonnellate di export netto nel 2009, seguito dai paesi del Sud-Est asiatico (Indonesia, Filippine, Thailandia, Viet Nam, eccetera), con 1,34 milioni di tonnellate.

L’Asia Meridionale (India, Pakista, Bangladesh), con oltre 5 milioni di tonnellate di import netto, è invece il maggiore importatore netto di legumi. Africa Meridionale e America Caraibica devono importare circa la metà di quanto consumato internamente.

Cina, Giappone e Corea i maggiori consumatori al mondo di frutta e verdura

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I paesi dell’Asia Orientale (Giappone, Cina, Mongolia e le due Coree) sono i maggiori utilizzatori al mondo di frutta e verdura, con 671 milioni di tonnellate consumate nel 2009 (pari al 42% del consumo mondiale). Questi paesi sono anche quelli che hanno registrato il maggior incremento dei consumi annui di frutta e verdura dal 2000 al 2009 – pari a 208 milioni di tonnellate, ovvero il 57% dell’incremento mondiale per lo stesso periodo.

Asia Orientale (+45%), Asia Meridionale e Sud-Est asiatico (+38%) ed i paesi dell’ex-URSS (+37%) sono le regioni che hanno maggiormente incrementato il consumo annuo di frutta e verdura dal 2000 al 2009, mentre il consumo annuo delle tre regioni più ricche (Europa, Nord America ed Oceania) è rimasto pressoché invariato. 

La regione dell’Asia Orientale e del Pacifico è quella che conta di più (per popolazione e PIL)

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La macro-regione “Pacifico ed Asia dell’Est” (fra cui Giappone, Australia, Corea, Cina, Indonesia, eccetera) è la regione più importante sia per quanto riguarda la produzione aggregata (PIL) del nostro pianeta, che per la popolazione, anche se esiste ancora una sproporzione fra popolazione (pari al 32,18% del pianeta) e PIL (28% del totale).

“Europa ed Asia Centrale” (Europa e paesi ex-URSS) e “Nord America”, sono le due macro-regioni con la maggior ricchezza pro-capite, con la prima che con il 13,01% della popolazione possiede una fetta del PIL mondiale pari a quasi 1/3 (27%), mentre la seconda, con solalamente il 5,02% della popolazione detiene il 21% del reddito mondiale.

Asia del Sud” (India, Pakistan, Bangladesh, eccetera) e “Africa Sub-Shariana” sono le regioni più povere (in rapporto alla popolazione), infatti, la prima con il 23,09% della popolazione pesa per il 7% dell’economia mondiale, mentre alla seconda, con il 12,49% della popolazione mondiale spetta la quota di reddito più misero, pari al 3% del totale.

Esplodono i consumi di soia e olio di palma per i paesi dell’Asia Orientale (Cina in testa)

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Il 73% dell’incremento mondiale annuo dei consumi di colture oleaginose (soia, palma da olio, olive, colza, eccetera) tra il 2000 ed il 2009 proviene da Asia Orientale – ovvero Cina, Giappone e Corea (per 39 milioni di tonnellate), America Latina e Caraibica (per 31 milioni di tonnellate) e dai paesi dell’Asia Meridionale e del Sud-Est asiatico (per 28 milioni di tonnellate). Queste regioni,  nel periodo considerato hanno visto aumentare i propri consumi annui rispettivamente del 52%, 50% e 34%.

Il 77% delle colture oleaginose vengono trasformate in olii vegetali, destinati per il 56% ad utilizzi alimentari e per il 44% ad utilizzi non alimentari (ad esempio nell’industria della cosmesi).

L’olio di palma (proveniente dalle forste primarie del Borneo) è il principale olio vegetale (con una quota pari al 28% del consumo mondiale di oli vegetali), seguito dall’olio di soia (con una quota pari al 25% ed il 46% delle colture oleaginose), l’olio di colza pesa per il 15% del consumo mondiale di oli vegetali, quello di girasole per il 9% ed infine  quello di oliva per il 2%.

I paesi dell’Asia Meridionale quelli con la più alta quota di popolazione tra gli 0 ed i 14 anni

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Nelle regioni più povere, dove l’agricoltura è ancora poco meccanizzata e quindi una quota consistente di popolazione è ancora occupata nel settore primario, la natalità e più alta, come si può vedere dalla percentuale di popolazione fra gli 0 ed i 14 anni.

Sono i paesi dell’Asia Meridionale quelli con il maggior numero di popolazione compresa fra gli 0 ed i 14 anni, pari al 27% di tutta la popolazione mondiale fra gli 0 ed i 14 anni (ricordiamo che questa regione vanta il 23% dell’intera popolazione mondiale), seguiti dai paesi dell’Africa Sub-Sahariana (con una quota pari al 20%, contro il 12% della popolazione mondiale) e la Cina (con una quota pari al 14% del totale – il paese più popoloso al mondo, con il 20% dell’intera popolazione mondiale, sta però vedendo diminuire la propria crescita demografica a causa della politica del figlio unico voluta ancora da Mao e soprattutto a causa della crescente urbanizzazione).

Le regioni più ricche – con l’Europa che pesa per il 6% della popolazione mondiale fra gli 0 ed i 14 anni (contro il 9% della popolazione mondiale), il Nord America  per il 4% (contro il 5% della popolazione mondiale) e i paesi ex-URSS per il 3% (contro il 4% della popolazione mondiale) – , sono anch’esse in una fase di rallentamento della crescita demografica.

Europa, Nord America e paesi ex-URSS rappresentano solamente il 18% della popolazione mondiale

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Dal 1960 al 2010, la popolazione mondiale è più che raddoppiata, passando da 3.027 milioni a 6.841 milioni (ma già 7 miliardi a metà 2011), registrando nei cinquant’anni considerati un aumento del 126%.

L’Asia Meridionale (India, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka, eccetera) pesa per il 23% dell’intera popolazione mondiale, mentre la sola Cina per il 20%. Gli altri paesi dell’Asia Orientale e del Pacifico (Giappone, Indonesia, Filippine, Australia, eccetera) rappresentano il 13% del totale, l’Africa Sub-Sahariana il 12%, l’Europa il 9% come l’America Latina e Caraibica, mentre i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa il 6%, il Nord America il 5% ed infine i paesi dell’ex Unione Sovietica il 4%.

Nel 1985 (a metà dei cinquant’anni considerati), era la Cina la regione più popolata(pesava per il 22%), contro il 21% dell’Asia Meridionale. Anche l’Europa (11%) e i paesi dell’ex-URSS (6%) pesavano di più, mentre c’è stata una vera e propria esplosione demografica in Africa Sub-Shariana, passata da una quota pari al 9%  all’attuale 12% della popolazione mondiale.


[1] Per i numeri imponenti la Cina viene considerata una regione a sé.