Grassi animali: i paesi occidentali i grandi esportatori

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Nord America (con 1,68 milioni di tonnellate ed un surplus pari al 25% dei consumi interni), Oceania (con 960 mila tonnellate ed un surplus pari al 224% del consumo interno) ed Europa Occidentale (con 820 mila tonnellate ed un surplus pari al 19%) sono i maggiori esportatori al mondo i grassi animali (tra cui il burro), mentre Asia Orientale, America Centrale ed Europa Orientale sono i maggiori importatori netti, rispettivamente con 970, 770 e 391 mila tonnellate.

Africa Occidentale, America Centrale ed America Caraibica sono le regioni con il maggior deficit di produzione di grassi animali, rispettivamente con il 68%, 64% e 62% del fabbisogno interno colmato dalle importazioni dall’estero.

 

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La carne viene esportata dalle Americhe per andare a colmare il deficit asiatico

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Sud America (con 7,3 milioni di tonnellate e grandi produttori come Brasile e Argentina), Nord America (con 5,6 milioni di tonnellate e grandi produttori come USA e Canada), Europa Occidentale (con 2,6 milioni di tonnellate e grandi produttori come la Francia) ed Oceania (con 2,3 milioni di tonnellate e grandi produttori come Australia e Nuova Zelanda) sono i maggiori esportatori netti di carne al mondo, mentre Asia Orientale (la regione che consuma più carne al mondo, con paesi come Cina e Giappone ha dovuto importare 4,95 milioni di tonnellate di carne, pari al 6% del fabbisogno interno), Europa Orientale (con 3,2 milioni di tonnellate di carne importata, pari al 17% dei consumi interni), ed Asia Occidentale (con 1,8 milioni di tonnellate di carne importata, pari ad 1/4 del fabbisogno interno) sono le regioni in deficit di produzione di carne.

L’Oceania ha un surplus di produzione pari al 74% del proprio consumo, il Sud America pari al 24%, il Nord America pari al 14%, mentre l’Europa Occidentale pari al 16%. I paesi dell’Africa Centrale e dell’America Caraibica sono quelli con il maggior deficit di produzione di carne (intorno al 30% dei consumi interni).

Il Sud America è la principale regione esportatrice di zucchero

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Il Sud America è il principale esportatore netto di dolcificanti e zucchero, per un importo di quasi 26 milioni di tonnellate (ovvero il 127% dei propri consumi interni).

I paesi dell’Asia Meridionale e dell’Asia Occidentale sono i maggiori importatori netti di dolcificanti e zucchero, con oltre 5 milioni di tonnellate di importazioni al netto delle esportazioni. Seguono i paesi dell’Asia Orientale, con quasi 4 milioni di tonnellate di importazioni nette, quelli del Nord Africa, con 3,2 milioni di tonnellate di importazioni nette, il Nord America con 2,7 milioni di tonnellate di importazioni nette, l’Europa Meridionale con 2,4 milioni di tonnellate e l’Africa Occidentale con 2,3 milioni di tonnellate. I paesi dell’Asia Centrale dipendono dall’estero per l’89% dei consumi interni di dolcificanti e zuccheri, quelli dell’Africa Occientale e dell’Asia Occidentale per il 75%, quelli del Nord Africa per il 52%.

Cina, Giappone e Corea consumano la metà di tutto il pesce pescato nel nostro pianeta

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Il Sud America (con un surplus netto pari a 9,80 milioni di tonnellate, ovvero il 162% dei consumi interni), i paesi del Sud-Est asiatico (con 2,62 milioni di tonnellate di surplus, pari al 10% dei consumi interni) e l’Europa Settentrionale (con 1,8 milioni di tonnellate di esportazioni nette, pari al 33% del fabbisogno interno) sono i maggiori esportatori netti di pesce e frutti di mare, mentre l’Asia Orientale (Cina, Giappone e Corea) – che da sola consuma il 47% di tutto il pesce consumato nel nostro pianeta – è il principale importatore netto, con un deficit pari a 9,8 milioni di tonnellate (ed una dipendenza dall’estero pari al 12% dei consumi interni).

Seguono i paesi dell’Europa Meridionale, che hanno ricorso ad importazioni nette di pesce e frutti di mare per 3,7 milioni di tonnellate (ovvero il 63% del fabbisogno interno), l’Europa Occidentale, con 3 milioni di tonnellate di import netto (ed una dipendenza dall’estero pari al 65% dei consumi interni), il Nord America, con un deficit di 2,54 milioni di tonnellate (ovvero il 28% del fabbisogno interno) ed infine l’Africa Occidentale, con 2,3 milioni di tonnellate di deficit (pari al 51% dei consumi interni).

 

Cina, Giappone, Corea e l’Europa Occidentale i principali importatori di soia e palma da olio

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Nord America e Sud America sono i principali esportatori di colture oleaginose (soia, palma da olio, olive, girasole, colza, eccetera), rispettivamente con 51,3 e 34,4 milioni di tonnellate di export netto.

L’Asia Orientale (Giappone, Cina, Mongolia e le due Coree) è in assoluto il principale importatore di colture oleaginose, con 55 milioni di tonnellate di import netto, seguita dall’Europa Occidentale, con 13,7 milioni di tonnellate.

Il Nord America ha un surplus di produzione pari al 77% dei consumi interni, mentre il Sud America ha esportato il 42% del fabbisogno interno di colture oleaginose. L’America Centrala han dovuto importare il 71% del proprio fabbisogno interno di colture oleaginose, l’Europa Occidentale il 50% e l’Asia Orientale il 49%. Solamente il 23% delle colture oleaginose vengono commercializzate all’estero e sono destinate per il 77% ad essere trasformate in olio vegetale.

Cina, Giappone e Corea i maggiori consumatori al mondo di frutta e verdura

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I paesi dell’Asia Orientale (Giappone, Cina, Mongolia e le due Coree) sono i maggiori utilizzatori al mondo di frutta e verdura, con 671 milioni di tonnellate consumate nel 2009 (pari al 42% del consumo mondiale). Questi paesi sono anche quelli che hanno registrato il maggior incremento dei consumi annui di frutta e verdura dal 2000 al 2009 – pari a 208 milioni di tonnellate, ovvero il 57% dell’incremento mondiale per lo stesso periodo.

Asia Orientale (+45%), Asia Meridionale e Sud-Est asiatico (+38%) ed i paesi dell’ex-URSS (+37%) sono le regioni che hanno maggiormente incrementato il consumo annuo di frutta e verdura dal 2000 al 2009, mentre il consumo annuo delle tre regioni più ricche (Europa, Nord America ed Oceania) è rimasto pressoché invariato. 

Esplodono i consumi di soia e olio di palma per i paesi dell’Asia Orientale (Cina in testa)

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Il 73% dell’incremento mondiale annuo dei consumi di colture oleaginose (soia, palma da olio, olive, colza, eccetera) tra il 2000 ed il 2009 proviene da Asia Orientale – ovvero Cina, Giappone e Corea (per 39 milioni di tonnellate), America Latina e Caraibica (per 31 milioni di tonnellate) e dai paesi dell’Asia Meridionale e del Sud-Est asiatico (per 28 milioni di tonnellate). Queste regioni,  nel periodo considerato hanno visto aumentare i propri consumi annui rispettivamente del 52%, 50% e 34%.

Il 77% delle colture oleaginose vengono trasformate in olii vegetali, destinati per il 56% ad utilizzi alimentari e per il 44% ad utilizzi non alimentari (ad esempio nell’industria della cosmesi).

L’olio di palma (proveniente dalle forste primarie del Borneo) è il principale olio vegetale (con una quota pari al 28% del consumo mondiale di oli vegetali), seguito dall’olio di soia (con una quota pari al 25% ed il 46% delle colture oleaginose), l’olio di colza pesa per il 15% del consumo mondiale di oli vegetali, quello di girasole per il 9% ed infine  quello di oliva per il 2%.

Il maggior incremento dei consumi di latte e latticini proviene dai paesi asiatici

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I paesi dell’Asia Meridionale e del Sud-Est asiatico (India, Indonesia, Thailandia, eccetera) sono quelli che hanno maggiormente contribuito all’aumento annuo del consumo mondiale di latte (considerato come prodotto primario, si considerano quindi anche i prodotti derivati e nel conteggio si tiene conto del latte necessario alla produzione di formaggi, yogurt, e via dicendo) fra il 2000 ed il 2009 (pari a 126 milioni di tonnellate), grazie ad un incremento del consumo annuo di latte pari a 46 milioni di tonnellate, ovvero il 36% dell’incremento mondiale .

Seguono poi i cinque paesi dell’Asia Orientale (Cina, Giappone, Mongolia e le due Coree), che nel 2009 hanno avuto bisogno di ulteriori 29 milioni di tonnellate di latte in più rispetto al 2000 per sopperire al proprio consumo interno, che è più che raddoppiato in soli 9 anni (+104%).

Europa, Nord America ed Oceania sono ancora i maggiori consumatori al mondo di latte, con 231 milioni di tonnellate (pari ad 1/3 del consumo totale del 2009), anche se dal 2000 al 2009, il consumo annuo di latte è aumentato del  4%, contro il 22% della media mondiale. Anche in questo caso, i paesi dell’Africa Sub-Sahariana sono quelli che hanno maggiormente incrementato il consumo annuo di latte, nel 2009 più alto di 7 milioni di tonnellate rispetto al 2000 (+43%).

“Pacifico e Asia Orientale” la regione più ricca al mondo

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Dal 1980 al 2010 abbiamo assistito alla repentina crescita del PIL (a valori costanti e parità di potere d’acquisto) della macro-regione “Pacifico ed Asia dell’Est” (di cui fanno parte paesi come Giappone, Corea, Indonesia, Viet Narm, Cina, eccetera), tanto che ora è diventata la macro-regione (secondo la classificazione della Banca Mondiale) più ricca al mondo.

Da notare anche la grande crescita dei paesi appartenenti alla macro-regione “Asia del Sud” (fra cui, tra gli altri, India, Sri Lanka, Bangladesh e Pakistan), che negli ultimi dieci anni ha scavalcato anche i paesi di “Medio Oriente e Nord Africa”.