Grassi animali: i paesi occidentali i grandi esportatori

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Nord America (con 1,68 milioni di tonnellate ed un surplus pari al 25% dei consumi interni), Oceania (con 960 mila tonnellate ed un surplus pari al 224% del consumo interno) ed Europa Occidentale (con 820 mila tonnellate ed un surplus pari al 19%) sono i maggiori esportatori al mondo i grassi animali (tra cui il burro), mentre Asia Orientale, America Centrale ed Europa Orientale sono i maggiori importatori netti, rispettivamente con 970, 770 e 391 mila tonnellate.

Africa Occidentale, America Centrale ed America Caraibica sono le regioni con il maggior deficit di produzione di grassi animali, rispettivamente con il 68%, 64% e 62% del fabbisogno interno colmato dalle importazioni dall’estero.

 

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Ecco dove si trovano le diossine

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Le diossine hanno un elevato peso molecolare (motivo per cui tendono ad accumularsi nel terreno) e sono una sostanza liofila (ovvero solubile nei grassi). Insieme ad altri dodici inquinanti chimici, le diossine (PCB in testa) sono detti “inquinati organici persistenti”, perché resistono alla degradazione biologica naturale accumulandosi nei tessuti e negli organi degli organismi viventi. Sono quindi composti che di bio-accumulano nell’ambiente, risalendo la catena alimentare (si accumulano maggiormente nei tessuti e negli organi degli animali rispetto a quelli dei vegetali). La contaminazione di diossine è massima in cima alla piramide della catena alimentare: foche, balene, orsi polari, orche, ma anche predatori come l’aquila, rischiano l’estinzione anche a causa di alcune diossine, in particolare PCB. La contaminazione nell’uomo avviene prevalentemente tramite l’alimentazione.

Il pesce di acqua dolce (negli Stati Uniti) è l’alimento che apporta il maggior quantitativo di diossine per chilogrammo (1,73 ng/kg TEQ), seguito dal burro (1,12 ng/kg), mentre una dieta vegana (0,09 ng/kg) rappresenterebbe il modo migliore per limitare al massimo la contaminazione di diossine nel proprio corpo.

Il TCDD (2,3,7,8-Tetraclorodibenzo-P-diossina) è la più nota e fra le più pericolose delle diossine e l’emivita (ovvero il numero di anni che rimane nell’organismo) nell’uomo varia dai 5,8 agli 11,3 anni, a seconda del metabolismo e di altre caratteristiche peculiari dell’individuo (Olson, J. R. 1994. Pharmacokinetics of dioxin and related chemicals. In Dioxins and Health. A. Schecter, ed. New York, NY: Plenum Press. p. 163-167).