La cementificazione selvaggia s’è mangiata 1/3 dei terreni agricoli dell’Italia

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Dal 1961 al 2009, la superficie agricola italiana è diminuita di circa 1/3 (-32%), passando da 20,68 milioni di ettari a 13,9 milioni di ettari, soprattutto a causa dell’inesorabile avanzata del cemento, ovvero di strade e rotonde, grandi opere, aree residenziali e mega centri commerciali, fabbricati e capannoni.

La cementificazione selvaggia del territorio è il prezzo che abbiamo pagato per la crescita economica degli ultimi cinquant’anni, ma anche a causa delle varie infiltrazioni mafiose e dall’opportunità dei vari imprenditori edili di fare lauti guadagni dalle speculazioni sui piani regolatori dei comuni (che peraltro hanno tutto l’interesse per cementificare il territorio a causa del perverso meccanismo degli oneri di urbanizzazione).

Il risultato è che ora ci troviamo con un paese sempre più popolato e la quantità di terreno agricolo per abitante è passato dagli 0,41 ettari del 1961 agli 0,23 ettari (ovvero 2.300 metri!) del 2009. Si tratta di una flessione del 43% che rende il paese sempre più pericolosamente dipendente dalle importazioni estere di cibo.

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Nonostante la continua deforestazione, diminuisce la superficie agricola del pianeta

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La superficie destinata ad uso agricolo nel nostro pianeta è aumentata fino alla prima metà degli anni Novanta, si è poi stabilizzarsi per circa un decennio ed è poi iniziata a calare dal 2002 (-1% nel 2009) – e questo nonostante la costante diminuzione della superficie forestale mondiale. Infatti, la superficie destinata ad uso forestale è sempre calata (nel nostro caso, la Fao dispone di dati precisi solamente dal 1990) e nei 19 anni presi in considerazione (ovvero dal 1990 al 2009), se ne sono andati 130 milioni di ettari di foreste, pari a 2,4 volte la superficie della Francia.

Negli ultimi anni, l’abbattimento delle foreste necessario a far spazio a nuovi terreni agricoli o da destinare all’allevamento non è riuscito a compensare la perdita di terreni agricoli.

Le cause di questo fenomeno (ovvero del fatto che calano sia la superficie agricola che quella forestale) sono l’avanzata del deserto, la cementificazione e l’abbandono dei terreni agricoli perché non più fertili (ad esempio a causa della salinizzazione).