Quasi la metà delle emissioni di CO2 provengono dalla produzione di energia elettrica e di calore

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Il 48% delle emissioni mondiali di CO2 mondiali (del 2008) proviene dalla produzione di energia elettrica e di calore (centrali di generazione elettrica ed impianti di generazione di calore), il 21% dall’industria manifatturiera e da quella del cemento (attraverso la combustione di carburanti nei processi produttivi e anche ove vengano utilizzati per auto produrre energia elettrica o calore), il 19% dal settore dei trasporti (aerei, treni, automobili, bus, moto, eccetera), il 10% dai servizi residenziali, commerciali e pubblici (derivanti dalla combustione di carburanti) ed il 2% da altre attività (ad esempio le attività legate ad agricoltura, silvicoltura, pesca, ma anche l’autoproduzione derivante da attività commerciali e residenziali, eccetera).

Per cui, da questi numeri si può afferrare a pieno la principale fonte del problema, ovvero la generazione di energia elettrica (e calore), che da sola rappresenta quasi la metà delle emissioni mondiali di CO2 . L’altro zoccolo duro di emissioni di CO2 proviene dal settore dei trasporti e dall’industria manifatturiera e delle costruzioni (40%).

 

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La temperatura media dell’atmosfera del nostro pianeta sta aumentando a causa dell’attività antropica

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A partire dalla fine del XIX secolo la temperatura media dell’atmosfera terrestre e degli oceani è iniziata ad aumentare. Dall’inizio del XX secolo ad ora, la temperatura media del nostro pianeta è già aumentata di 0,8°C, con la maggior parte dell’aumento (0,6°C) che è avvenuto dal 1980 ad oggi, secondo l’America’s Climate Choices. Considerando gli scostamenti dalla temperatura media registrata fra il 1951 ed il 1980, dal Grafico si nota bene come dal 1980 in poi, secondo la NASA, ci siano stati solamente scostamenti sopra la media, è infatti immediato notare il trend crescente.

Se il processo di riscaldamento del nostro pianeta (attualmente in atto e in una fase di accelerazione) è un dato di fatto, ci si interroga sulle cause di tale processo, che porterà a cambiamenti irreversibili del clima, delle precipitazioni piovose, delle correnti d’aria, dei fenomeni estremi (siccità, inondazioni, eccetera). La comunità scientifica è d’accordo praticamente all’unanimità nel far ricadere le cause di tutto questo ad attività antropiche (le probabilità sarebbero il 95%), in particolare a tutte quelle attività che aumentano la concentrazione di gas serra nell’atmosfera, derivanti dalla pratica della deforestazione (per fare spazio a campi da coltivare), dall’utilizzo di combustibili di origine fossile (ad esempio per produrre energia elettrica, per riscaldarsi o come fonte di energia per i trasporti) e dall’industria del cemento.