La crescita esponenziale delle emissioni di CO2 della Cina

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La Cina è il principale inquinatore al mondo e come si può vedere dal Grafico, la crescita delle emissioni di anidride carbonica del gigante asiatico dal 1960 al 2008 hanno assunto una crescita esponenziale con l’entrata nel nuovo millennio (e nel WTO nel 2001).

Seguono gli Stati Uniti, l’India (le cui emissioni sono andate crescendo nel periodo consdierato), la Russia, il Giappone e la Germania.

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Stima sulla crescita delle emissioni di CO2 fino al 2025

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La previsione sulla crescita delle emissioni di anidride carbonica (CO2) dal 2000 al 2025 per il nostro pianeta sono piuttosto allarmanti. La stima più difensiva parla di un aumento del 40%, quella più pessimistica del 90% (mentre il Protocollo di Kyoto si era imposto come obiettivo la generale riduzione, inizialmente per i paesi sviluppati, per poi estenderla anche ai paesi emergenti).

Per l’India la stima più pessimistica parla di un aumento del 230%, per il Messico del 220%, mentre per la Cina (il più grande inquinatore al mondo) del 170%. La stima più ottimistica dei 15 paesi dell’Unione Europea prevede una crescita nulla delle emissioni del principale inquinante responsabile dei cambiamenti climatici cui stiamo andando incontro.

Aumento della popolazione e miglioramento dello stile di vita: ma stiamo liquidando il capitale naturale

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Dal 1961 al 2008 abbiamo assistito ad un aumento dell’impronta ecologica pro-capite media di ogni essere umano del pianeta del 12,5%, ma quello che è successo è che nel frattempo la polazione è passata dai 3,1 miliardi del 1961 ai 6,7 miliardi del 2008.

Nel quasi cinquant’anni considerati, la capacità biologica pro-capite del pianeta (ovvero la quantità di ettari a disposizione per i terreni agricoli, i pascoli, le foreste e i mari necessari a sostenere ogni singola persona) è passata dai 3,2 ettari agli 1,8 (ovvero -44%), a fronte della necessità di un’impronta ecologica pari a 2,7 ettari per persona. Questo significa che è dagli anni Settanta che stiamo liquidando il capitale naturale per sostenere il nostro stile di vita.

C’è però da considerare che l’impronta ecologica è comunque un indicatore che non tiene conto di tutte le risorse naturali necessarie a mantenere l’attuale stile di vita dell’uomo (non sono contemplate le risorse minerarie o le risorse idriche) e delle varie forme di inquinamento, come gli inquinanti organici persistenti o le varie forme di rifiuti (dalle isole di plastica che si sono formate negli oceani ai rifiuti radioattivi o la contaminazione della biosfera da parte degli OGM).

Emissioni di CO2 per area geografica

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Considerando le emissioni di anidride carbonica per aree geografiche, notiamo che Cina (considerata come “area geografica” a sé. in questo grafico), Nord America ed Europa rappresentano il 57% del totale delle emissioni di CO2, mentre, all’estremo opposto troviamo Africa Sub-Sahariana ed America Latina e Caraibica, dove la prima ha  contribuito per il 2% delle emissioni totali, mentre la seconda per il 6%.

 

La Cina è il più grande inquinatore anche per quanto riguarda metano e protossido di azoto

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Considerando anche metano e protossido di azoto (i due più importanti gas serra dopo l’anidride carbonica), notiamo che è sempre la Cina il maggior inquinatore al mondo (anche confrontandola con intere regioni). Nel 2005 la Cina ha emesso nell’atmosfera 1.332 milioni di tonnellate equivalenti a CO2 di metano, pari al 19% del totale. Al secondo posto troviamo l’America Latina e Caraibica, con 1.019 milioni di tonnellate equivalenti a CO2 di metano rilasciato nell’atmosfera (ovvero il 14% del totale), seguita da Asia Meridionale e Pacifico e resto dell’Asia, rispettivamente con 846 e 843 milioni di tonnellate equivalenti a CO2 di metano rilasciato nell’atmosfera.

Anche considerando il terzo gas serra più importante – il protossido di azoto –, è ancora la Cina il maggior  inquinatore al mondo (nonostante i dati a disposizione siano comunque piuttosto vecchi): nel 2005 ha contribuito ad emettere nell’atmosfera 467 milioni di tonnellate equivalenti a CO2 (pari al 16% del totale). Seguono America Latina e Caraibica ed Europa (rispettivamente con 442 e 373 milioni di tonnellate equivalenti di CO2.

Le emissioni di metano e protossido di azoto dipendono anche dalle pratiche dell’agricoltura moderna, incentrata sull’utilizzo di fertilizzanti chimici, erbicidi, insetticidi e l’allevvamento intensivo.

Col nuovo millennio i paesi in via di sviluppo hanno affermato il proprio ruolo di inquinatori

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Osservando la serie storica delle emissioni di CO2 per fasce di reddito notiamo che fino ai primi anni Settanta, i paesi a reddito alto rappresentavano quasi i 2/3 del totale delle emissioni di anidride carbonica del mondo, ma poi, hanno cominciato a veder calare la loro quota a favore dei paesi a reddito medio-alto (ad esempio la Cina) e medio-basso (ad esempio l’India), che iniziavano a sperimentare lo sviluppo e quindi la crescita economica.

Dal 2000 i paesi a reddito medio-alto hanno iniziato ad aumentare la propria quota di emissioni di anidride carbonica soprattutto grazie all’imponente crescita cinese, per arrivare ad una percentuale di emissioni di CO2 più o meno pari a quella dei paesi a reddito alto (40% contro 41% nel 2008, ma sicuramente già superata ora). Ma occorre comunque notare che analizzando le emissioni di anidride carbonica pro-capite, sono i paesi ricchi sono quelli che inquinano di più (in rapporto alla popolazione).

La Cina è il più grande inquinatore al mondo e tra i primi 20 la maggioranza sono paesi emergenti

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La Cina è ora il più grande inquinatore al mondo: nel 2010 ha emesso nell’atmosfera 8.248 milioni di tonnellate di anidride carbonica (pari al 24,59% delle emissioni mondiali del 2010). Seguono poi Stati Uniti e India, rispettivamente con 5.497 e 2.072 milioni di tonnellate di CO2.

Osservando i primi venti paesi per emissioni di CO2 nel 2010, notiamo che cinque paesi nel periodo che va dal 1995 al 2010 hanno visto aumentare le loro emissioni di anidride carbonica di oltre il 100%: si tratta di Cina (+148%), India (+125%), Iran (+102%), Arabia Saudita (+110%) ed Indonesia (+112%). Si tratta di paesi emergenti, così, tra i primi 20 inquinatori del mondo, troviamo 11 paesi considerati paesi emergenti (Cina, India, Russia, Iran, Arabia Saudita, Indonesia, Brasile, Messico, Thailandia, Polonia[1] e Sud Africa). Questo fatto sottolinea l’importanza che anche i paesi non ancora sviluppati hanno assunto nel contribuire all’aumento dell’effetto serra e quindi al riscaldamento globale.


[1] La Polonia viene considerata un membro dell’Ocse ed un paese a reddito alto. Ma per la nostra analisi può comunque essere considerato ancora un paese emergente.

Dal 1750 al 2010 è esplosa la concentrazione di gas serra (alcuni mai visti prima) nella troposfera

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Le radiazioni solari (sotto forma di calore) che ogni giorno attraversano l’atmosfera terrestre vanno a scaldare la superficie terrestre, ma poi vengono riflesse via nello spazio. Una parte di questo calore viene però trattenuto e rilasciato nella troposfera (la parte bassa dell’atmosfera) da parte di alcuni gas presenti nell’atmosfera, i gas serra. Questo processo ha permesso al nostro pianeta una temperatura media di 14°C anziché i -19°C e quindi la possibilità della vita così come la vediamo ora.

I principali gas serra sono il vapore acqueo (che incide dal 36% al 70% dell’effetto serra), l’anidride carbonica o CO2 (dal 9% al 26%), il metano o CH4 (dal 4 al 9%) e l’ozono (dal 3 al 7%).

Con la rivoluzione industriale, iniziata nella Gran Bretagna a metà del XVIII secolo, l’uomo ha iniziato a bruciare combustibili fossili (all’inizio carbone, poi petrolio e gas naturale) per produrre energia, necessaria allo sviluppo economico e scientifico occorso negli ultimi due secoli e mezzo. La rivoluzione industriale ha aumentato la quantità di gas serra nell’atmosfera (anidride carbonica, metano, ozono, cluoro fluoro carburi e protossido di azoto) ed aumentato quindi l’effetto serra, causato da una maggior capacità di trattenere le radiazioni solari nella nostra atmosfera.

Come si può vedere dalla tabella, l’anidride carbonica presente nell’atmosfera è passata da 280 parti per milione prima del 1750 a 390,5 parti per milione nel 2010, registrando un incremento del 40%, mentre la concentrazione di metano nell’atmosfera è aumentata del 167%.

Sono aumentati anche il protossido di azoto (+20%), l’ozono della troposfera (+36%) e sono comparsi nuovi gas serra, prima assenti, come i cluoro fluoro carburi.

Non tutti i gas serra hanno però lo stesso effetto nell’atmosfera, infatti, alcuni di loro amplificano enormemente la loro capacità di trattenere radiazioni solari ed hanno un “global warming potential” molto maggiore rispetto alla CO2. Così, una molecola di metano emessa nell’atmosfera equivale a 25 di CO2, una di protossido di azoto a quasi 300 di CO2 ed una molecola di CFC-12 (CCl2F2), un tipo di cluoro fluoro carburo, a 10.900 molecole di CO2.