A contadini e allevatori spetta sempre meno: cresce la quota di valore che viene assorbita da industria e commercio

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La quota di valore destinato ai produttori agricoli degli Stati Uniti (tra i principali produttori di cereali e carne al mondo) è costantemente diminuita negli ultimi 40 anni. Nel 1970, il 50% di quanto il consumatore pagava al dettaglio per un chilogrammo di carne di suino era destinato all’allevatore di suini, mentre nel 2010 questo valore è diventato il 33% ed il restante 66% viene destinato a tutti quei processi che portano la carne di suino sugli scaffali dei supermercati (trasporto, macellazione e taglio, stockaggio, eccetera) e ai costi di marketing. Lo stesso è accaduto per la carne di bovino.

Per i cereali, il fenomeno è ancora più marcato. Nel 1970, il 16% di quanto pagato dai consumatori finali americani per comprare negli scaffali dei supermercati prodotti a base di grano, riso, orzo, era destinato ai coltivatori di cereali, mentre nel 2010, la quota destinata ai coltivatori di cereali è del 7% (-56%).

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Gli americani sono ancora i più grandi consumatori di petrolio al mondo

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Nonostante la flessione degli ultimi dieci anni (-4,1%), gli Stati Uniti sono ancora il paese che consuma la maggior quantità di petrolio al mondo, ovvero 6.875 milioni di barili nel 2011, pari al 21,4% del consumo globale. Al secondo posto c’è la Cina, con 3.562 milioni di barili di petrolio consumati nel 2011, ovvero l’11,1% del totale, seguita dal Giappone, con un consumo pari a 1.613 milioni di barili di petrolio e l’India, con un consumo pari a 1.268 milioni di barili di petrolio.

A guidare il forte aumento dei consumi di petrolio dei paesi emergenti c’è la Cina, che dal 2001 al 2011 ha visto raddoppiare il proprio consumo di petrolio. Seguono (fra i 20 maggiori consumatori di petrolio) gli incrementi a doppia cifra dell’Arabia Saudita (+76%), di Singapore (+69%), India (+52%) e Thailandia (+35%).

In flessione il consumo di petrolio dal 2001 al 2011 dei paesi sviluppati, con l’Italia a guidare i ribassi (-23%), seguita dal Giappone (-18%), la Germania (-15%) e la Francia (-14%).