Inquinamento delle acque: la Cina è al primo posto, seguono USA e Russia

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Le emissioni di inquinanti organici dell’acqua vengono misurate tramite la quantità giornaliera di ossigeno dell’acqua consumato dai batteri che smaltiscono questi rifiuti

La Cina è il paese che nel 2007 presentava il maggior inquinamento da rifiuti organici (ad esempio scarichi fognari o delle industrie conciarie) delle proprie acque, con 9.429 tonnellate di ossigeno consumato giornalmente nelle acque in cui venivano scaricati i propri rifiuti. Seguono in questa particolare classifica dei paesi con il maggior impatto ambientale nei confronti dei corsi d’acqua e dei mari, gli Stati Uniti (1.851 tonnellate), la Russia (1.382 tonnellate) e il Giappone (1.382 tonnellate).

C’è anche l’Italia in questa particolare classifica (12° posto), con 479 tonnellate di ossigeno consumato giornalmente dai batteri presenti nelle acque di scarico dei nostri rifiuti.

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Ecco dove si trovano le diossine

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Le diossine hanno un elevato peso molecolare (motivo per cui tendono ad accumularsi nel terreno) e sono una sostanza liofila (ovvero solubile nei grassi). Insieme ad altri dodici inquinanti chimici, le diossine (PCB in testa) sono detti “inquinati organici persistenti”, perché resistono alla degradazione biologica naturale accumulandosi nei tessuti e negli organi degli organismi viventi. Sono quindi composti che di bio-accumulano nell’ambiente, risalendo la catena alimentare (si accumulano maggiormente nei tessuti e negli organi degli animali rispetto a quelli dei vegetali). La contaminazione di diossine è massima in cima alla piramide della catena alimentare: foche, balene, orsi polari, orche, ma anche predatori come l’aquila, rischiano l’estinzione anche a causa di alcune diossine, in particolare PCB. La contaminazione nell’uomo avviene prevalentemente tramite l’alimentazione.

Il pesce di acqua dolce (negli Stati Uniti) è l’alimento che apporta il maggior quantitativo di diossine per chilogrammo (1,73 ng/kg TEQ), seguito dal burro (1,12 ng/kg), mentre una dieta vegana (0,09 ng/kg) rappresenterebbe il modo migliore per limitare al massimo la contaminazione di diossine nel proprio corpo.

Il TCDD (2,3,7,8-Tetraclorodibenzo-P-diossina) è la più nota e fra le più pericolose delle diossine e l’emivita (ovvero il numero di anni che rimane nell’organismo) nell’uomo varia dai 5,8 agli 11,3 anni, a seconda del metabolismo e di altre caratteristiche peculiari dell’individuo (Olson, J. R. 1994. Pharmacokinetics of dioxin and related chemicals. In Dioxins and Health. A. Schecter, ed. New York, NY: Plenum Press. p. 163-167).

 

Ecco come le diossine contaminano l’ambiente per via aerea

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Le diossine vengono rilasciate nell’ambiente nella fase iniziale della combustione (il responsabile è il cloro “organico”, cioè legato a composti chimici polimerici, come ad esempio il PVC) e questo processo è favorito da reazioni a più bassa temperatura (più diffuse di quanto si pensi anche nei termovalorizzatori che non riescono mai a tenere la temperatura stabile).

I processi di combustione responsabili dell’immissione di diossine nell’ambiente (e quindi nella catena alimentare) sono quelli dell’industria siderurgica, metallica, chimica, del vetro, delle ceramiche, ma anche del fumo delle sigarette, del legno e del carbone, dei rifiuti solidi urbani e dei rifiuti speciali, delle cremazioni, delle centrali termoelettriche e degli inceneritori.

In particolare, gli inceneritori sono fra i principali responsabili dell’immissione di diossine nell’ambiente per via aerea, come dimostrato da diversi studi specifici, che rivelano la correlazione fra malattie legate alle diossine (in particolare tumori) e la presenza di inceneritori nelle vicinanze (Sarcoma risk and dioxin emissions from incinerators and industrial plants: a population-based case-control study] (Italy), Zambon P, Ricci P, Bovo E, Casula A, Gattolin M, Fiore AR, Chiosi F, Guzzinati S Environmental Health 2007, 6:19 (16 July 2007)).

Secondo l’Inventario Europeo delle diossine, il trattamento dei rifiuti ed il settore industriale (in particolare quello siderurgico), sarebbero i principali responsabili dell’emissioni nell’aria di diossine (www.europa.eu: “Dioxin exposure and health”, pagina di scaricamento“Evaluation of emission estimates”, risultati dello “stage 1” sulle emissioni in aria (dati del 1994)“Releases of dioxins and furans to land and water in Europe” (1999)). Grazie al miglioramento della tecnologia, l’emissione di diossine nell’aria a causa dell’incenerimento di rifiuti è però diminuita dal 1990 al 2000.

Esistono ancora ampi margini di sfruttamento per le falde acquifere (non contaminate)

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Una delle possibili risposte ai problemi legati alla scarsità d’acqua è rappresentata da un maggior sfruttamento (dove è ancora possibile) delle falde acquifere. Le falde acquifere sono diffuse abbastanza uniformemente in tutte le regioni del nostro pianeta e questo ha permesso che sorgessero insediamenti umani, anche importanti, in regioni aride e senza acqua (come in molte zone del Medio Oriente).

In molte regioni, secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite[1], la quantità d’acqua delle falde freatiche potrebbe risolvere molti dei problemi legati alla mancanza d’acqua. Infatti, solo una piccola parte dell’acqua che viene prelevata ogni anno proviene dalle falde acquifere (il 26% del totale), con la conseguenza che in molte regioni esiste effettivamente un buon margine di sfruttamento dell’acqua sotterranea. Nell’America Centrale e Caraibica i maggiori margini di sfruttamento, mentre è l’Asia il continente dove le falde freatiche sono maggiormente sfruttate (il 30% dell’acqua utilizzata nel continente proviene da sotto terra).

Per contro, c’è da sottolineare che la qualità e la quantità di acqua proveniente dalla falde acquifere che sarà effettivamente sfruttabile è in diminuzione, a causa della crescente contaminazione con sostanze inquinanti provenienti dall’attività dell’uomo (dai pesticidi ai metalli pesanti, passando per i rifiuti radioattivi).


[1] Managing Water under Uncertainty and Risk. The United Nations World Water Development Report 4 (2012). Vedi http://www.unwater.org

La contaminazione con le diossine avviene principalmente tramite l’alimentazione

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Ogni giorno, in media, un abitante dei paesi ricchi (in questo caso degli Stati Uniti) assorbe 119,7 pg di TEQ (ovvero una misura di equivalenza tossica per tutte le varie tossine, calcolata in termini del 2,3,7,8-TCDD, ovvero la diossina più tossica in assoluto).

La comunità scientifica ha appurato che inquinanti organici persistenti – cioè che si bioaccumulano nella catena alimentare, perché in grado di resistere alla degradazione biologica naturale – come le diossine sono responsabili di tutta una serie di malattie “moderne”, quali tumori, diabete, malattie cardiocircolatorie, disfunzioni della tiroide, epatite, eccetera. Si trovano principalmente nei pesticidi, negli erbicidi, negli insetticidi, ma anche nei fumi e nelle polveri degli inceneritori o nei rifiuti del processo di sbiancamento della carta.

L’alimentazione rimane comunque la fonte principale di contaminazione delle diossine con l’uomo. I prodotti di derivazione animale (carne, uova e latticini) sono i principali veicoli di contaminazione, a causa delle pratiche dell’agricoltura industriale e la contaminazione di suolo ed acqua con i rifiuti industriali.