I cereali sono la commodity agricola più strategica: ecco chi è esportatore e chi invece dipende dall’estero

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I cereali sono in assoluto il prodotto agricolo più importante e strategico: sono il principale alimento dell’umanità (con un apporto calorico medio pari al 46% del totale), ma anche il principale componente dei mangimi destinati agli animali allevati per la loro carne, il latte, le uova e altri prodotti derivati non alimentari (pelle, lana, eccetera). A questo c’è da aggiungere il ruolo sempre più strategico dei cereali (ma anche oli vegetali e canna da zucchero), materia prima per creare biocarburanti, ovvero combustibili (utilizzati ad esempio nel settore dei trasporti) provenienti dalle derrate agricole (l’utilizzo di biocarburanti ha preso piede soprattutto in Nord America ed in Europa).

Nord America (con 93 milioni di tonnellate di export di USA e Canada), Europa Orientale (con 65 milioni di tonnellate di export di Russia, Ucraina, Kazakistan, eccetera), Oceania (con 21 milioni di tonnellate di export di Australia e Nuova Zelanda) ed Europa Occidentale (con 20 milioni di tonnellate di export, guidate dalla Francia) sono i principali esportatori netti di cereali al mondo, mentre Asia Orientale (Cina, Giappone, Corea), Asia Occidentale, Nord Africa (Egitto, Algeria, Libia, eccetera), Europa Meridionale, America Centrale, Africa Orientale ed Asia Meridionale sono i principali importatori netti di cereali (con valori superiori ai 10 milioni di tonnellate).

Le esportazioni nette dell’Oceania ammontano al 133% del proprio consumo interno, quelle dell’Europa Orientale al 39%, quelle del Nord America al 26% e quelle dell’Europa Occidentale al 19%, mentre i paesi dell’Asia Occidentale (Arabia Saudita, Iran, eccetera) sono dipendenti dall’estero per il 45% del consumo interno, quelli del Nord Africa per il 41%.

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Sono solamente 17 i produttori di uranio nel mondo

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La produzione mondiale di uranio (il combustibile delle centrali nucleari e materia prima necessaria alla produzione di armi nucleari) del 2008 è stata di 44.000 tonnellate.

I paesi produttori di uranio al mondo sono solamente 17 (oltre a quelli presenti nelgGrafico, ci sono anche – in ordine di produzione – India, Romania, Pakistan e Germania) e di questi, 5 non dispongono di reattori nucleari e devono esportare tutto l’uranio estratto (Australia, Kazakistan, Niger, Namibia ed Uzbekistan). I maggiori produttori di energia nucleare (Stati Uniti, Francia, Giappone e Corea del Sud), sono anche quelli maggiormente dipendenti dalle importazioni di uranio dall’estero, nonostante nel processo di fissione si riutilizzi una parte dei rifiuti radioattivi come combustibile per le centrali nucleari.

Canada, Kazakistan e Australia rappresentano il 58% della produzione mondiale di uranio, con una produzione, nel 2008, rispettivamente pari a 9.001, 8.521 e 8.471 tonnellate di uranio. Seguono Namibia (con il 10% dell’intera produzione mondiale), Russia (8% del totale), Niger (con il 7% della produzione mondiale del 2008) e Uzbekistan (con il 5% della produzione mondiale di uranio).

Sud-Est asiatico e Sud America producono gli oli vegetali (di soia, colza, palma da olio) per tutto il mondo

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Solamente il 23% delle colture oleaginose (soia, semi di girasole, olive, palma da olio, colza, eccetera) vengono commercializzate all’estero e sono destinate per il 77% ad essere trasformate in olio vegetale.

Il principali esportatori netti di oli vegetali sono i paesi del Sud-Est asiatico (nel Borneo si produce la maggior parte dell’olio di palma), con quasi 37 milioni di tonnellate di export netto (pari al 388% del consumo interno), seguono i paesi del Sud America, con 6,8 milioni di esportazioni nette di oli vegetali, pari al 79% del consumo interno.

I maggiori importatori di oli vegetali sono anche in questo caso i paesi dell’Asia Orientale (Cina, Giappone e Corea), con 12,7 milioni di tonnellate di import netto (pari al 38% del fabbisogno interno), ma anche quelli dell’Asia Meridionale (India, Pakistan e Bangladesh), con 12,4 milioni di tonnellate di importazioni nette (ed una dipendenza dall’estero per il 56% dei consumi interni) e dell’Europa Occidentale, con 3,3 milioni di tonnellate di importazioni nette (pari al 28% del fabbisogno interno).

America Caraibica (81% del consumo interno), Africa Orientale (72% del consumo interno) e Nord Africa (69% del consumo interno) sono le regioni più dipendenti dalle importazioni estere di oli vegetali.

Cina, Giappone e Corea consumano la metà di tutto il pesce pescato nel nostro pianeta

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Il Sud America (con un surplus netto pari a 9,80 milioni di tonnellate, ovvero il 162% dei consumi interni), i paesi del Sud-Est asiatico (con 2,62 milioni di tonnellate di surplus, pari al 10% dei consumi interni) e l’Europa Settentrionale (con 1,8 milioni di tonnellate di esportazioni nette, pari al 33% del fabbisogno interno) sono i maggiori esportatori netti di pesce e frutti di mare, mentre l’Asia Orientale (Cina, Giappone e Corea) – che da sola consuma il 47% di tutto il pesce consumato nel nostro pianeta – è il principale importatore netto, con un deficit pari a 9,8 milioni di tonnellate (ed una dipendenza dall’estero pari al 12% dei consumi interni).

Seguono i paesi dell’Europa Meridionale, che hanno ricorso ad importazioni nette di pesce e frutti di mare per 3,7 milioni di tonnellate (ovvero il 63% del fabbisogno interno), l’Europa Occidentale, con 3 milioni di tonnellate di import netto (ed una dipendenza dall’estero pari al 65% dei consumi interni), il Nord America, con un deficit di 2,54 milioni di tonnellate (ovvero il 28% del fabbisogno interno) ed infine l’Africa Occidentale, con 2,3 milioni di tonnellate di deficit (pari al 51% dei consumi interni).

 

Cina, Giappone, Corea e l’Europa Occidentale i principali importatori di soia e palma da olio

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Nord America e Sud America sono i principali esportatori di colture oleaginose (soia, palma da olio, olive, girasole, colza, eccetera), rispettivamente con 51,3 e 34,4 milioni di tonnellate di export netto.

L’Asia Orientale (Giappone, Cina, Mongolia e le due Coree) è in assoluto il principale importatore di colture oleaginose, con 55 milioni di tonnellate di import netto, seguita dall’Europa Occidentale, con 13,7 milioni di tonnellate.

Il Nord America ha un surplus di produzione pari al 77% dei consumi interni, mentre il Sud America ha esportato il 42% del fabbisogno interno di colture oleaginose. L’America Centrala han dovuto importare il 71% del proprio fabbisogno interno di colture oleaginose, l’Europa Occidentale il 50% e l’Asia Orientale il 49%. Solamente il 23% delle colture oleaginose vengono commercializzate all’estero e sono destinate per il 77% ad essere trasformate in olio vegetale.

Cina, Giappone e Corea i maggiori consumatori al mondo di frutta e verdura

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I paesi dell’Asia Orientale (Giappone, Cina, Mongolia e le due Coree) sono i maggiori utilizzatori al mondo di frutta e verdura, con 671 milioni di tonnellate consumate nel 2009 (pari al 42% del consumo mondiale). Questi paesi sono anche quelli che hanno registrato il maggior incremento dei consumi annui di frutta e verdura dal 2000 al 2009 – pari a 208 milioni di tonnellate, ovvero il 57% dell’incremento mondiale per lo stesso periodo.

Asia Orientale (+45%), Asia Meridionale e Sud-Est asiatico (+38%) ed i paesi dell’ex-URSS (+37%) sono le regioni che hanno maggiormente incrementato il consumo annuo di frutta e verdura dal 2000 al 2009, mentre il consumo annuo delle tre regioni più ricche (Europa, Nord America ed Oceania) è rimasto pressoché invariato. 

Giappone, Cina e Corea i maggiori importatori di carbone

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Solamente il 15% del carbone prodotto nel 2010 è stato poi commercializzato all’estero secondo l’EIA (Energy Information Administration), a causa degli alti costi di trasporto che il combustibile solido ha (a differenza del petrolio).

Il Giappone è il maggiore importatore netto di carbone al mondo, con 206 milioni di tonnellate importate nel 2010, seguito dalla Cina, con 172 milioni di tonnellate e dalla Corea del Sud, con 126 milioni di tonnellate.

Australia, Indonesia e Russia sono i maggiori paesi esportatori (netti) di carbone, con un saldo positivo verso l’estero rispettivamente di 328, 316 e 100 milioni di tonnellate.

Cina, Giappone e Corea consumano la metà di tutto il pesce consumato mondialmente

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Cinque paesi (Cina, Giappone, le due Coree e la Mongolia), consumano quasi la metà di tutto il pesce consumato globalmente (per l’esattezza il 47%) e sono inoltre i paesi che hanno maggiormente contribuito  all’aumento dei consumi mondiali di pesce, con una quota pari al 45% dell’incremento annuo dei consumi globali di pesce e frutti (ovvero 16 milioni di tonnellate), registrato tra il 2000 ed il 2009.

I paesi dell’Asia Meridionale e del Sud-Est asiatico, con una quota pari al 22% del consumo globale di pesce e frutti di mare, tra il 2000 ed il 2009 hanno visto incrementare il proprio consumo annuo di pesce e frutti di mare del 52% (ovvero per un importo pari a 13 milioni di tonnellate). Anche se pesano solamente il 5% dei consumi globali di pesce e frutti di mare, i paesi dell’Africa Sub-Sahariana sono quelli che hanno visto maggiormente incrementare il consumo annuo di pesce e frutti di mare nei primi nove anni del nuovo millennio, registrando un aumento del +54% (principalmente dovuto al forte aumento demografico registratosi in questa regione).

Anche in questo caso, le tre regioni più ricche hanno visto accrescere di una modesta percentuale (+3%) il proprio consumo annuo di pesce e frutti di mare dal 2000 al 2009.

Nel consumo mondiale di pesce e frutti di mare, quelli provenienti da allevamenti sono in aumento, ed hanno visto incrementare la propria quota sul totale dall’8% del 2000 all’11% del 2009. Pesci e frutti di mare allevati provengono prevalentemente dai paesi asiatici (il 71% dall’Asia Orientale ed il 25% dall’Asia Meridionale e dal Sud-Est asiatico).