I paesi dell’Asia Meridionale quelli con la più alta quota di popolazione tra gli 0 ed i 14 anni

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Nelle regioni più povere, dove l’agricoltura è ancora poco meccanizzata e quindi una quota consistente di popolazione è ancora occupata nel settore primario, la natalità e più alta, come si può vedere dalla percentuale di popolazione fra gli 0 ed i 14 anni.

Sono i paesi dell’Asia Meridionale quelli con il maggior numero di popolazione compresa fra gli 0 ed i 14 anni, pari al 27% di tutta la popolazione mondiale fra gli 0 ed i 14 anni (ricordiamo che questa regione vanta il 23% dell’intera popolazione mondiale), seguiti dai paesi dell’Africa Sub-Sahariana (con una quota pari al 20%, contro il 12% della popolazione mondiale) e la Cina (con una quota pari al 14% del totale – il paese più popoloso al mondo, con il 20% dell’intera popolazione mondiale, sta però vedendo diminuire la propria crescita demografica a causa della politica del figlio unico voluta ancora da Mao e soprattutto a causa della crescente urbanizzazione).

Le regioni più ricche – con l’Europa che pesa per il 6% della popolazione mondiale fra gli 0 ed i 14 anni (contro il 9% della popolazione mondiale), il Nord America  per il 4% (contro il 5% della popolazione mondiale) e i paesi ex-URSS per il 3% (contro il 4% della popolazione mondiale) – , sono anch’esse in una fase di rallentamento della crescita demografica.

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Europa, Nord America e paesi ex-URSS rappresentano solamente il 18% della popolazione mondiale

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Dal 1960 al 2010, la popolazione mondiale è più che raddoppiata, passando da 3.027 milioni a 6.841 milioni (ma già 7 miliardi a metà 2011), registrando nei cinquant’anni considerati un aumento del 126%.

L’Asia Meridionale (India, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka, eccetera) pesa per il 23% dell’intera popolazione mondiale, mentre la sola Cina per il 20%. Gli altri paesi dell’Asia Orientale e del Pacifico (Giappone, Indonesia, Filippine, Australia, eccetera) rappresentano il 13% del totale, l’Africa Sub-Sahariana il 12%, l’Europa il 9% come l’America Latina e Caraibica, mentre i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa il 6%, il Nord America il 5% ed infine i paesi dell’ex Unione Sovietica il 4%.

Nel 1985 (a metà dei cinquant’anni considerati), era la Cina la regione più popolata(pesava per il 22%), contro il 21% dell’Asia Meridionale. Anche l’Europa (11%) e i paesi dell’ex-URSS (6%) pesavano di più, mentre c’è stata una vera e propria esplosione demografica in Africa Sub-Shariana, passata da una quota pari al 9%  all’attuale 12% della popolazione mondiale.


[1] Per i numeri imponenti la Cina viene considerata una regione a sé.

Rallenta la crescita demografica, ma è più che raddoppiata la popolazione mondiale dal 1968

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Dal 1965 al 2010 abbiamo assistito ad un generale rallentamento del tasso di crescita annuo della popolazione mondiale, passato dal +2,12% del 1965 al +1,16% del 2010. La diminuzione del tasso di crescita della popolazione trova nell’urbanizzazione della popolazione la principale causa.

Nonostante la diminuzione del tasso di crescita mondiale, la popolazione del pianeta è passata dai 3 miliardi del 1960 agli oltre 7 miliardi dei giorni nostri.

I paesi a reddito alto (che rappresentano il 16% del totale della popolazione mondiale) hanno un tasso di crescita annuo pari allo 0,3%, mentre quelli a reddito medio-alto (ovvero il 36% della popolazione mondiale) dello 0,69%. Diversamente, i paesi in cui gran parte della popolazione vive ancora nelle campagne mostra un più alto tasso di crescita demografica, così notiamo che i paesi a reddito medio-basso crescono dell’1,67% all’anno (tra cui l’India, che può vantare un 20% della popolazione impiegato nell’agricoltura) e quelli a reddito basso del 2,22% (tra cui la maggior parte dei paesi dell’Africa Sub-Sahariana).