Cina, Giappone e Corea consumano la metà di tutto il pesce pescato nel nostro pianeta

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Il Sud America (con un surplus netto pari a 9,80 milioni di tonnellate, ovvero il 162% dei consumi interni), i paesi del Sud-Est asiatico (con 2,62 milioni di tonnellate di surplus, pari al 10% dei consumi interni) e l’Europa Settentrionale (con 1,8 milioni di tonnellate di esportazioni nette, pari al 33% del fabbisogno interno) sono i maggiori esportatori netti di pesce e frutti di mare, mentre l’Asia Orientale (Cina, Giappone e Corea) – che da sola consuma il 47% di tutto il pesce consumato nel nostro pianeta – è il principale importatore netto, con un deficit pari a 9,8 milioni di tonnellate (ed una dipendenza dall’estero pari al 12% dei consumi interni).

Seguono i paesi dell’Europa Meridionale, che hanno ricorso ad importazioni nette di pesce e frutti di mare per 3,7 milioni di tonnellate (ovvero il 63% del fabbisogno interno), l’Europa Occidentale, con 3 milioni di tonnellate di import netto (ed una dipendenza dall’estero pari al 65% dei consumi interni), il Nord America, con un deficit di 2,54 milioni di tonnellate (ovvero il 28% del fabbisogno interno) ed infine l’Africa Occidentale, con 2,3 milioni di tonnellate di deficit (pari al 51% dei consumi interni).

 

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Ecco i primi 15 paesi al mondo per disponibilità annua di acqua dolce rinnovabile

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Il Brasile è il paese che dispone della maggior quantità di acqua dolce rinnovabile, pari a 8.233 km3 all’anno. Seguono la Russia, con 4.508 km3, gli Stati Uniti, con 3.069 km3, il Canada, con 2.902 km3 e la Cina, con 2.840 km3.

Considerando i primi quindici paesi per quantità d’acqua disponibile, troviamo che è il Bangladesh ad avere il più alto tasso di dipendenza nei confronti dell’estero, avendoci il 91,44% delle risorse idriche rinnovabili che hanno origine al di fuori dei propri confini. Seguono in questa particolare classifica, Vietnam e Venezuela, che ricevono rispettivamente il 59,35% ed il 41,42% del’acqua che hanno a disposizione dall’estero.

Un alto tasso di dipendenza dall’estero aumenta la vulnerabilità di un paese, perché in futuro potrebbe dover affrontare problemi relativi alla disponibilità dell’acqua, a causa di dighe, sbarramenti e/o un eccessivo prelievo della preziosa risorsa idrica, operato a monte.