L’aumento del prezzo alla produzione dei prodotti agricoli

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L’andamento dell’indice del prezzo alla produzione per le varie categorie di prodotti agricoli negli Stati Uniti, ha registrato un aumento del 44% per l’intero comparto agricolo (in questo caso non si considerano gli ulteriori aumenti di prezzo dovuti ai vari passaggi della distribuzione fino al supermercato, alla lavorazione e al confezionamento).

L’incremento maggiore è stato registrato dai cereali (grano, mais, orzo, riso, eccetera), il cui prezzo alla produzione è cresciuto del 108% nel periodo consideratro, seguono le colture oleaginose (soia, colza, girasole, eccetera), il cui prezzo è incrementato del 94% e le uova (+46%).

Il forte incremento del prezzo alla produzione delle varie commodity agricole è dovuto all’aumento dei costi (e in particolare del prezzo del petrolio, da cui l’agricoltura industriale dipende completamente, sia per i fertilizzanti che per erbicidi, pesticidi e il carburante) e all’incremento della domanda, trainata dall’affermarsi dei paesi emergenti sulla scena mondiale.

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E’ esploso il prezzo del carbone dal 2001 al 2011

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Il prezzo del carbone europeo, americano e giapponese ha subito un notevole incremento negli ultimi dieci anni, a causa della crescente domanda asiatica.

Il prezzo del carbone quotato nel mercato dell’Europa Nord-Occidentale ha realizzato un rialzo del 211,4% negli ultimi dieci anni, toccando i 121,54 dollari per tonnellata, quello americano, nello stesso periodo ha visto incrementare la propria quotazione del 74,2%, mentre il prezzo d’importazione giapponese del carbone coking è balzato del 454% negli ultimi dieci anni (con un incremento del 44% dal 2010 al 2011 a causa dell’incidente di Fukushima), raggiungendo il prezzo di 229,12 dollari per tonnellata.

Nel 2008 il prezzo del grano era più che raddoppiato rispetto al 2002

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L’aumento della domanda mondiale di cereali (i consumi sono aumentati del 17% dal 2000 al 2009), proveniente principalmente dai paesi dell’Asia Meridionale e del Sud-Est asiatico e dalle regioni più ricche (Europa, Nord America ed Oceania), ha portato ad un aumento del 45% del prezzo del grano (il principale cereale per produzione e superficie coltivata) tra settembre 2002 e settembre 2010, quando quotava 271,69 dollari per bushel, anche se, dal grafico si può chiaramente vedere che a marzo 2008 toccò un massimo di 439,72 dollari per bushel (+134% rispetto a settembre 2002).

Dal 2001 al 2011 il prezzo del petrolio è cresciuto del 258% (in US$ costanti)!

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Nonostante il modesto aumento della produzione dell’ultimo decennio – pari all’11,8% e segno quindi della difficoltà a estrarre nuovo petrolio -, il prezzo del petrolio degli ultimi dieci anni si è impennato, passando (in dollari costanti) dai 31,05 dollari del 2001 ai 111,26 dollari del 2011, registrando quindi un aumento del 258,3%.

Il forte incremento del prezzo del petrolio degli ultimi 10 anni è da addebitarsi quasi esclusivamente dalla crescente domanda di petrolio proveniente delle economie emergenti (Cina in testa), piuttosto che da comportamenti collusori dell’Opec- il cartello dei produttori di petrolio (comprende Algeria, Angola, Ecuador, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Venezuela).

Anche se l’Opec riunisce il 72% delle riserve mondiali di petrolio, rappresenta comunque una percentuale inferiore della produzione mondiale di petrolio (il 42%) ed inoltre fatica a far rispettare le quote di produzione decise insieme, con  i singoli paesi che cercano sempre comportamenti da free raiders, cercando un extra-guadagno da una maggior produzione, con il risultato che non vengono quasi mai rispettate le decisioni prese al suo interno.

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Ecco per quali elementi, fra le terre rare, l’offerta non sarà sufficiente nel 2014

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Secondo il British Geological Survey, entro il 2014 l’offerta mondiale di neodimio, disprosio, europio e terbio non basterà a soddisfare la crescente domanda. Questo pone seri rischi alla disponibilità futura di uno fra i minerali più strategici della nostra economia.

Il prezzo del legname è cresciuto fino al 1993, ma poi è lentamente sceso

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Il prezzo dei futures sul legname (in genere si tratta di legname segato) al mercato delle materie prime più importante del mondo (il Chicago Mercantile Exchange), ha toccato un massimo nel 1993, quando per un board feet di legname di varia lunghezza erano necessari 479 dollari. Da allora, il prezzo del legname si trova in un trend discendente di lungo periodo, anche se ci sono stati alcuni balzi al rialzo (ad esempio nel 1996, nel 2004 e nel 2005, nel 2010).

Il prezzo del legname è influenzato positivamente dall’attività economica (in una fase di ciclo espansivo tende ad aumentare la domanda e di conseguenza il prezzo) e dalla crescita della popolazione, che logicamente domanda legname per svariati impieghi (dall’arredamento della propria abitazione alla carta necessaria per stampare i libri, etc…), mentre è influenzato negativamente da un aumento della produzione (superiore alla domanda), l’arrivo di nuove tecnologie che ne diminuiscano il consumo o l’utilizzo di prodotti sostituti (ad esempio tramite l’utilizzo di altre fibre per produrre carta o della plastica al posto del legno negli imballaggi).

Mancano solamente tre decenni all’esaurimento del rame

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Delle 467.000 tonnellate di riserve accertate di rame, circa un terzo si trovano in Cile, che nel 2005 ha prodotto il 35% dell’intera produzione mondiale (soprattutto grazie ai giacimenti di La Escondida e Chuquicamata). Stati Uniti, Indonesia, Perù ed Australia seguono come maggiori produttori, ma con quote inferiori al 10% del totale.

Dal 2002 al 2010 la domanda di rame è aumentata rapidamente a causa dell’appetito dell’economia cinese (che consuma un quarto del rame prodotto ogni anno), ma la produzione è aumentata di “solo” 2.500 milioni di tonnellate (registrando un +18%), contro un aumento del prezzo (in US$ costanti del 1998) del 268%, segno inequivocabile del fatto che negli ultimi dieci anni la domanda è cresciuta più rapidamente dell’offerta.

Se dividiamo il totale delle riserve accertate al 2005 con la produzione di rame del 2010, otteniamo il numero degli anni che ci vorranno (ipotizzando che le variazioni future di produzione e riserve rimangono costanti) ad esaurire le riserve mondiali di rame: 29.

Il rame può però essere riciclato abbastanza facilmente ed inoltre ancorché riutilizzato, il prezioso metallo non diminuisce le proprie caratteristiche di duttilità e conducibilità elettrica. Riciclare il rame è conveniente (occorre circa un sesto dell’energia necessaria per la produzione primaria), motivo per cui circa l’80% di tutto il rame estratto è ancora in uso nella nostra economia. Oltre all’argento (troppo caro), l’alluminio può essere considerato un sostituto del rame, anche se di qualità inferiore.

Rimane però il fatto che tra circa tre decenni avremo probabilmente estratto tutto il rame e questo creerà non pochi problemi alla nostra economia, che si potrebbe considerare fondata sui circuiti elettrici in rame.