Ecco dove si trova l’uranio necessario ad azionare le centrali nucleari

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Le riserve mondiali di uranio ammontano a 5.469 mila tonnellate (aggiornate al 2007) e di queste, l’Australia ne detiene la quota maggiore, pari al 23% del totale (pari a 1.243 mila tonnellate), seguita dal Kazakistan, con 817 mila tonnellate (il 15% del totale) e dalla Russia, con 546 mila tonnellate, ovvero il 10% del totale.

Il 40% circa delle riserve mondiali di uranio, si trovano nei paesi dell’OCSE. L’indice R/P mondiale, aggiornato al 2008 (ipotizzando che le riserve mondiali di uranio non siano aumentate dal 2007 al 2008), è pari a 123, ovvero occorrerebbero 123 anni (a partire dal 2008) per esaurire completamente le riserve mondiali di uranio del nostro pianeta, data la produzione di uranio del 2008.

Ricordiamo che la quantità di energia prodotta dal nucleare resta marginale per la nostra società, pari al 5% del totale nel 2011.

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La maggior produzione di tantalio (COLTAN) avviene in Africa, ma le maggiori riserve si trovano in Brasile

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La columbite-tantalite (meglio conosciuto come COLTAN) è il minerale di estrazione primario del tatalio.

La domanda di tantalio proviene prevalentemente dall’industria dell’elettronica, dove viene utilizzato soprattutto per produrre i condensatori al tantalio (di ridotte dimensioni e di miglior qualità rispetto a quelli in alluminio), impiegati in tutti i prodotti di consumo portatili (cellulari, computer, elettronica per l’automobile, eccetera).

Rwanda e Repubblica Democratica del Congo hanno prodotto il 60% della produzione mondiale di tantalio del 2009 (ma nel 2002 era l’Australia che ne produceva il 60% dell’intera produzione mondiale). Il Brasile pesa invece per il 20% della produzione mondiale, mentre il resto proviene da Malaysia e Canada.

Le maggiori riserve di tantalio si trovano in Brasile, dove si stima ce ne siano più di 87.000 tonnellate (pari al 57% del totale mondiale), mentre al secondo posto troviamo l’Australia, con 40.560 tonnellate di riserve di tantalio (pari al 27%), seguite dai paesi africani, con 15.600 tonnellate, ovvero il 10,2% del totale

Dove si trova il petrolio: ecco la lista dei primi 15 paesi per riserve accertate

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Il paese al mondo con le maggiori riserve petrolifere è piuttosto sorprendentemente il Venezuela, con 296,5 miliardi di barili di petrolio (ovvero il 18% del totale mondiale), dopo che fra il 2007 ed il 2010 sono stati scoperti i giacimenti di petrolio non convenzionale della cintura dell’Orinoco (pari a 220 miliardi di barili, ovvero il 74% del totale delle riserve petrolifere del paese sudamericano).

Al secondo posto c’è l’Arabia Saudita, con riserve petrolifere accertate pari a 265 miliardi di barili, seguita dal Canada, con 175,2 miliardi di barili di petrolio (di cui 169,2 miliardi di barili provengono dalle sabbia bituminose, scoperte nel 1999), l’Iran, con 151,2 miliardi di barili di petrolio e l’Iraq, con 143,1 miliardi di barili di petrolio.

Calcolando l’indice R/P (ovvero dividendo le riserve accertate per l’attuale produzione), otteniamo un numero, che corrisponde al numero di anni che occorrono affinché si esauriscano le riserve di petrolio dato l’attuale livello di produzione annuo. L’indice R/P a livello mondiale è pari a 54 anni, ma con marcate differenze fra i quindici paesi con le maggiori riserve petrolifere

Cina e Stati Uniti hanno quasi esaurito le loro riserve di petrolio, essendo rimasti con solo dieci ed undici anni rispettivamente di autonomia (dato l’attuale tasso di produzione e sempre che non ci siano nuove scoperte). Venezuela, Iraq e Canada sono i paesi che hanno la maggior autonomia (tutti oltre i 100 anni) , dato l’attuale tasso di produzione.

A livello globale, l’incremento delle riserve dovuto a nuove scoperte è stato maggiore rispetto all’incremento della produzione di petrolio, con le prime  che dal 1980 (i primi dati disponibili) al 2011 sono aumentate in media del 2,9% l’anno, mentre la produzione mondiale di petrolio dal 1965 al 2011  è aumentata del  2,2% l’anno – nonostante l’impennata del prezzo del petrolio (segno che forse le nuove riserve scoperte non sono poi così facilmente sfruttabili dati i costi di produzione o la qualità del petrolio).