La Cina è il primo produttore di 28 dei 52 elementi chimici essenziali per l’economia

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La Cina domina la produzione dei minerali e dei metalli del nostro pianeta. Oltre ad essere il principale produttore in termini assoluti, è il primo produttore di ben 28 dei 52 elementi o gruppi di elementi chimici essenziali per l’economia del pianeta.

Seguono l’Australia, primo produttore di 4 elementi chimici essenziali e Russia, Stati Uniti e Cile, primi produttori di 3 elementi chimici essenziali

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La Cina è il primo produttore mondiale di oltre la metà degli elementi chimici essenziali per la nostra economia

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La Cina domina la produzione mondiale di materie prime minerarie, è infatti il primo produttore per ben 28 di 52 elementi chimici essenziali per il funzionamento della nostra economia. Seguono l’Australia, essendo il primo produttore al mondo di 4 dei principali elementi chimici, seguita poi dalla Russia e dal Cile (primi produttori al mondo di 3 elementi chimici).

La stabilità dell’economia per i prossimi anni dipenderà anche e soprattutto dal comportamento della Cina, laddove una politica di chiusura del più grande produttore di minerali e metalli significherebbe un’impennata del prezzo degli input necessari a mantenere l’attuale stile di vita degli oltre sette miliardi di abitanti.

Mancano solamente tre decenni all’esaurimento del rame

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Delle 467.000 tonnellate di riserve accertate di rame, circa un terzo si trovano in Cile, che nel 2005 ha prodotto il 35% dell’intera produzione mondiale (soprattutto grazie ai giacimenti di La Escondida e Chuquicamata). Stati Uniti, Indonesia, Perù ed Australia seguono come maggiori produttori, ma con quote inferiori al 10% del totale.

Dal 2002 al 2010 la domanda di rame è aumentata rapidamente a causa dell’appetito dell’economia cinese (che consuma un quarto del rame prodotto ogni anno), ma la produzione è aumentata di “solo” 2.500 milioni di tonnellate (registrando un +18%), contro un aumento del prezzo (in US$ costanti del 1998) del 268%, segno inequivocabile del fatto che negli ultimi dieci anni la domanda è cresciuta più rapidamente dell’offerta.

Se dividiamo il totale delle riserve accertate al 2005 con la produzione di rame del 2010, otteniamo il numero degli anni che ci vorranno (ipotizzando che le variazioni future di produzione e riserve rimangono costanti) ad esaurire le riserve mondiali di rame: 29.

Il rame può però essere riciclato abbastanza facilmente ed inoltre ancorché riutilizzato, il prezioso metallo non diminuisce le proprie caratteristiche di duttilità e conducibilità elettrica. Riciclare il rame è conveniente (occorre circa un sesto dell’energia necessaria per la produzione primaria), motivo per cui circa l’80% di tutto il rame estratto è ancora in uso nella nostra economia. Oltre all’argento (troppo caro), l’alluminio può essere considerato un sostituto del rame, anche se di qualità inferiore.

Rimane però il fatto che tra circa tre decenni avremo probabilmente estratto tutto il rame e questo creerà non pochi problemi alla nostra economia, che si potrebbe considerare fondata sui circuiti elettrici in rame.

Il 61% della produzione mondiale di materie prime minerarie è comunque a rischio

Diapositiva1Il 61% della produzione mondiale di materie prime minerarie del 2011 è avvenuta in paesi la cui situazione politica è critica o estremamente critica.

Questo espone l’economia mondiale a significativi rischi di interruzione della fornitura dei preziosi minerali e metalli, necessari a mantenere l’attuale stile di vita degli oltre 7 miliardi di persone.

“Pacifico e Asia Orientale” la regione più ricca al mondo

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Dal 1980 al 2010 abbiamo assistito alla repentina crescita del PIL (a valori costanti e parità di potere d’acquisto) della macro-regione “Pacifico ed Asia dell’Est” (di cui fanno parte paesi come Giappone, Corea, Indonesia, Viet Narm, Cina, eccetera), tanto che ora è diventata la macro-regione (secondo la classificazione della Banca Mondiale) più ricca al mondo.

Da notare anche la grande crescita dei paesi appartenenti alla macro-regione “Asia del Sud” (fra cui, tra gli altri, India, Sri Lanka, Bangladesh e Pakistan), che negli ultimi dieci anni ha scavalcato anche i paesi di “Medio Oriente e Nord Africa”.