Il diverso impatto ambientale che la crescita ha nei paesi ricchi, emergenti o poveri

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In media, per ogni 10 dollari di PIL mondiale vengono emessi 4,94 kg di CO2 nell’atmosfera.

I paesi a reddito medio-alto sono quelli la cui crescita ha il maggiore impatto ambientale: vengono infatti emesse 6,59 kg di CO2 nell’atmosfera (in Cina sono 9,30 kg), l’86% in più dei paesi a reddito alto (in cui i servizi pesano di più nell’economia), che nel 2008 hanno rilasciato 3,54 kg di CO2 per ogni 10 dollari di PIL. I paesi a reddito medio-basso hanno un impatto ambientale della propria economia comunque maggiore di quello dei paesi ricchi (vengono rilasciati 5,24 kg di CO2 per ogni 10 dollari di PIL).

Sono i paesi più poveri a presentare il più basso impatto ambientale per la loro economia: per ogni 10 dollari di pil rilasciano 2,70 kg di CO2 nell’atmosfera, ovvero il 44% in meno della media mondiale.

Il fatto che i paesi ricchi abbiano più basse emissioni di CO2 rispetto ai paesi in a reddito medio-alto e a reddito medio-basso dipende principalmente dal fatto che hanno un’economia in cui il peso percentuale dell’industria è più basso (anche se non dal punto di vista assoluto), come dimostrano le basse emissioni per ogni 10 dollari di PIL dei paesi più poveri, per cui un’agricoltura, spesso di sussistenza, occupa ancora una parte importante dell’economia.

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La Cina è il più grande inquinatore al mondo e tra i primi 20 la maggioranza sono paesi emergenti

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La Cina è ora il più grande inquinatore al mondo: nel 2010 ha emesso nell’atmosfera 8.248 milioni di tonnellate di anidride carbonica (pari al 24,59% delle emissioni mondiali del 2010). Seguono poi Stati Uniti e India, rispettivamente con 5.497 e 2.072 milioni di tonnellate di CO2.

Osservando i primi venti paesi per emissioni di CO2 nel 2010, notiamo che cinque paesi nel periodo che va dal 1995 al 2010 hanno visto aumentare le loro emissioni di anidride carbonica di oltre il 100%: si tratta di Cina (+148%), India (+125%), Iran (+102%), Arabia Saudita (+110%) ed Indonesia (+112%). Si tratta di paesi emergenti, così, tra i primi 20 inquinatori del mondo, troviamo 11 paesi considerati paesi emergenti (Cina, India, Russia, Iran, Arabia Saudita, Indonesia, Brasile, Messico, Thailandia, Polonia[1] e Sud Africa). Questo fatto sottolinea l’importanza che anche i paesi non ancora sviluppati hanno assunto nel contribuire all’aumento dell’effetto serra e quindi al riscaldamento globale.


[1] La Polonia viene considerata un membro dell’Ocse ed un paese a reddito alto. Ma per la nostra analisi può comunque essere considerato ancora un paese emergente.

Ecco quali sono, pro-quota, i paesi responsabili del riscaldamento globale a partire dal 1751

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Gli Stati Uniti sono il paese che ha maggiormente contribuito alle emissioni di CO2 dal 1751 (periodo in cui iniziò la Rivoluzione Industriale) al 2010, avendo rilasciato nell’atmosfera l’impressionante quantità di 355,61 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (pari al 27,32% del totale da sempre).

Al secondo posto troviamo i paesi dell’ex Unione Sovietica (Russia in primis), che hanno sprigionato in 259 anni 161,03 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, seguititi da Cina e Germania (rispettivamente 132,40 e 84,07 miliardi di tonnellate di CO2).

Tra i primi 20 paesi per emissioni di CO2, quelli che hanno maggiormente contribuito al riscaldamento globale negli ultimi vent’anni sono Cina (il 68% delle emissioni dal 1990 al 2010), India, Messico, Corea del Sud, Iran e Brasile (con addirittura l’88% delle proprie emissioni di anidride carbonica emesse negli ultimi vent’anni). Si tratta delle economie emergenti.

 

 

Il forte incremento di emissioni di CO2 nell’atmosfera

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La maggior parte dell’anidride carbonica – il principale gas serra responsabile dell’aumento dell’effetto serra – emessa nell’atmsofera proviene dall’utilizzo dei combustibili fossili (carbone, petrolio e gas naturale) per produrre energia e dall’industria delle costruzioni, mentre un’altra parte proviene dalle pratiche di deforestazione (ricordiamo che gli organismi vegetali, in quanto autotrofi, sono in grado di produrre i loro composti organici usando il biossido di carbonio proveniente dall’acqua o dall’aria attraverso una fonte di energia esterna: le radiazioni solari, attraverso il processo di fotosintesi con cui viene rilasciato ossigeno nell’atmosfera.

La quantità di CO2 effettivamente rilasciata nell’atmosfera varia di anno in anno per i cicli legati alla respirazione e alla fotosintesi (fenomeno accentuato nelle regioni più vicine ai poli rispetto all’equatore, ed in particolare nell’emisfero Settentrionale dove ci sono più terre emerse,  per via della presenza di stagioni calde e fredde) e per la differente capacità di trattenere CO2 da parte di mari ed oceani.

Al di là delle variazioni di anno in anno, è immediato notare il significativo aumento delle emissioni nette di anidride carbonica che ogni anno si vanno ad accumulare nell’atmosfera. Questo è una delle principali cause del riscaldamento del pianeta.

 

 

 

Le emissioni di CO2 dei paesi ricchi sono più che doppie rispetto agli altri paesi

Diapositiva1I paesi a reddito alto (quelli che hanno un reddito pro-capite annuo pari o superiore ai 12.616 dollari) sono quelli che presentano le più grandi emissioni annue di CO2 per abitante, pari a circa 12 tonnellate, contro le quasi 6 tonnellate dei paesi a reddito medio-alto (ovvero con un reddito pro-capite annuo tra i 4.086 e i 12.615 dollari). Con l’entrata nel nuovo millennio abbiamo assistito ad una forte crescita delle emissioni di CO2 dei paesi a reddito medio-alto (trainati dalla robusta crescita di paesi come Cina, Brasile, Russia o Iran).

Rimangono sotto le 2 tonnellate pro-capite le emissioni dei paesi a reddito medio-basso (tra cui India e Indonesia) e a reddito basso (in prevalenza paesi africani o asiatici).