Il settore industriale consuma quasi la metà dell’energia elettrica

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Il 47% dell’energia elettrica prodotta mondialmente viene assorbita dal settore industriale (in senso lato, in questo caso si comprende anche il settore primario e delle costruzioni), il 28% dal settore residenziale (famiglie e singoli individui), il 23% dal settore commerciale (centri commerciali, uffici, eccetera) e infine solo il 2% dal settore dei trasporti (treni, metropolitante, eccetera).

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I consumi di energia elettrica crescono più velocemente di quelli energetici, trascinati dall’Asia

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Il consumo mondiale di energia elettrica è aumentato del 41% dal 2001 al 2011 (rispetto al + 30% di incremento del consumo di energia per lo stesso periodo), raggiungendo i 22.018 TWh nel 2011.

Nel 2011, il consumo dei paesi OCSE è stato pari al 49% del totale, nel 2001 del 62%. Il 40% dell’energia elettrica è stata consumato nei paesi appartenenti alla regione dell’Asia e del Pacifico (tra cui India e Cina), il 24% in Europa ed Eurasia (tra cui Europa e paesi ex-URSS), il 22% in Nord America, il 6,5% in America Latina e Caraibica, il 4% in Medio Oriente ed il 3% in Africa .

Quasi la metà delle emissioni di CO2 provengono dalla produzione di energia elettrica e di calore

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Il 48% delle emissioni mondiali di CO2 mondiali (del 2008) proviene dalla produzione di energia elettrica e di calore (centrali di generazione elettrica ed impianti di generazione di calore), il 21% dall’industria manifatturiera e da quella del cemento (attraverso la combustione di carburanti nei processi produttivi e anche ove vengano utilizzati per auto produrre energia elettrica o calore), il 19% dal settore dei trasporti (aerei, treni, automobili, bus, moto, eccetera), il 10% dai servizi residenziali, commerciali e pubblici (derivanti dalla combustione di carburanti) ed il 2% da altre attività (ad esempio le attività legate ad agricoltura, silvicoltura, pesca, ma anche l’autoproduzione derivante da attività commerciali e residenziali, eccetera).

Per cui, da questi numeri si può afferrare a pieno la principale fonte del problema, ovvero la generazione di energia elettrica (e calore), che da sola rappresenta quasi la metà delle emissioni mondiali di CO2 . L’altro zoccolo duro di emissioni di CO2 proviene dal settore dei trasporti e dall’industria manifatturiera e delle costruzioni (40%).

 

A cosa serve il petrolio: utilizzo finale del greggio

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Il 54% del petrolio consumato globalmente nel 2008 è stato destinato al settore dei trasporti, con il trasporto su gomma (automobili, veicoli commerciali e a due ruote) che pesa per il 76% del totale del petrolio consumato dal settore dei trasporti. A trainare la domanda di petrolio nel settore dei trasporti su strada ci sono automobili e veicoli commerciali. Secondo l’Opec, nel 2008 erano presenti sul nostro pianeta 841 milioni di automobili e 176 milioni di veicoli commerciali, prevalentemente nei paesi sviluppati (OCSE), che detenevano il 69% delle automobili ed il 53% dei veicoli commerciali. Nel 2035, sempre secondo l’Opec, ci saranno nel mondo 441 milioni di veicoli commerciali e 1.660 milioni di automobili, ma “solamente” il 31% dei veicoli commerciali ed il 43% delle automobili saranno nei paesi sviluppati (OCSE). E’ chiaro quindi che il grosso della domanda futura di petrolio proverrà dai paesi in via di sviluppo. L’aviazione (trasporto aereo di merci e passeggeri) assorbe il 6,2% del petrolio consumato mondialmente, il trasporto via mare il 4,5% e il trasporto ferroviario e nelle acqua interne il 2,2%.

La domanda di petrolio del settore petrolchimico (produzione di plastica, fibre sintetiche, gomma sintetica, detergenti, colori, adesivi, insetticidi, prodotti farmaceutici, eccetera) pesa per il 10% dei consumi mondiali del 2008, ed è prevalentemente diretti ai paesi sviluppati, ma anche in questo caso, si prevede che nei prossimi anni, la maggior parte della domanda di petrolio destinata al settore petrolchimico proverrà dai paesi in via di sviluppo, con i paesi OCSE che nel 2035 peseranno per il 44% dei consumi di petrolio del petrolchimico (dal 65% del 2008).

Il 17% del petrolio consumato globalmente viene utilizzato come combustibile per una serie di attività industriali (la produzione di vetro, ceramica, cemento, ferro, acciaio, le produzioni del settore delle costruzioni, del settore minerario, eccetera). Nei paesi sviluppati, l’utilizzo del petrolio da parte di queste industrie è stato gradualmente sostituito (a partire dagli shock petroliferi degli anni Settanta) con il gas naturale e nel 2008, i 2/3 del petrolio consumato a per questo tipo di attività industriali era diretto ai paesi non-OCSE.

Il settore residenziale, commerciale e dei servizi pubblici, agricolo, forestale e della pesca rappresenta l’11% dei consumi del 2008 di petrolio, mentre la produzione di energia elettrica pesa per il 7% dei consumi totali. L’utilizzo del petrolio per produrre energia elettrica ha subito un brusco calo in tutti i paesi che devono ricorrere alle importazioni dall’estero dopo gli alti prezzi degli anni Settanta ed il suo utilizzo futuro, secondo l’Opec, è previsto in calo del 10% dal 2008 al 2035.

Più della metà dell’energia consumata mondialmente serve a mantenere il settore industriale

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Oltre la metà del totale dell’energia che viene consumata annualmente nel nostro pianeta è destinata al settore industriale – inteso in questo caso come industria manifatturiera, agricola, mineraria e delle costruzioni –, che per produrre energia ricorre per il 28,9% ai combustibili liquidi (in prevalenza petrolio e derivati, ma anche biocarburanti e liquidi derivanti dagli idrocarburi – non però gas naturale liquefatto od idrogeno), per il 26%, per il 23% al gas naturale, per il 14,6% all’energia elettrica ed infine per il 7,4% all’energia proveniente da fonti rinnovabili.

Il settore dei trasporti (inteso come trasporto di persone e merci su strada, ferrovia, aria, acqua e gasdotti/oleodotti), assorbe circa il 26% dell’energia consumata mondialmente, proveniente per il 95,2% dai combustibili liquidi e per il 3,7% dal gas naturale.

Il settore residenziale (inteso come consumo di energia da parte di famiglie ed individui) assorbe circa il 14% dell’energia consumata mondialmente, derivante per il 40,2% dal gas naturale (utilizzato per il riscaldamento, per lavarsi e cucinare), per il 31,3% dall’elettricità, il 19% dai combustibili liquidi e per l’8,5% dal carbone.

Il settore commerciale (cioè tutte quelle istituzioni private e pubbliche che forniscono servizi a famiglie, imprese e settore pubblico) pesa per l’8% del totale dell’energia consumata globalmente. Il 50% dell’energia consumata dal settore commerciale proviene dall’energia elettrica, il 29,5% dal gas naturale.

Negli ultimi 40 anni abbiamo assistito al rallentamento della crescita del PIL e della popolazione mondiale

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Dal 1970 al 2010, il tasso di crescita del PIL mondiale si è (quasi) sempre mantenuto al di sopra del tasso di crescita della popolazione, indicando quindi un aumento della produzione aggregata (e quindi della ricchezza) maggiore rispetto a quello della popolazione. Si può però anche notare un trend discendente per entrambe le variabili considerate; la crescita media della popolazione è passata dal 2% del 1970 all’1% circa del 2010 (dimezzata in quarant’anni), così come di può scorgere un trend decrescente del PIL, che dal 1970 ha iniziato a rallentare la propria crescita a livello globale.

Il rallentamento dei tassi di crescita del pil mondiale è un processo iniziato dagli anni Settanta e dovuto ad una serie di cause, fra cui l’andamento decrescente dei benefici dovuti all’aumento della produttività apportato dalle tecnologie della II Rivoluzione Industriale (energia elettrica, automobile, telefono) e gli alti costi delle materie prime (in particolare del petrolio, con i due shock petroliferi degli anni Settanta).

 

Nel produrre energia elettrica, si perde il 70% dell’energia impiegata nel processo

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Solamente il 30% dell’energia che a livello mondiale viene consumata per produrre energia elettrica (proveniente per il 43% dal carbone, il 19% da fonti rinnovabili e gas naturale, per il 14% dal nucleare e per il 5% da combustibili liquidi) viene effettivamente utilizzata sotto forma di energia elettrica.  Il restante70% si perde nei processi di conversione e nella distribuzione dell’energia elettrica.

Ad esempio, una centrale a carbone è in media efficiente al 38%, questo significa che poco più di 1/3 dell’energia contenuta nel carbone viene effettivamente convertita in energia elettrica. A questo occorre poi aggiungere le perdite della rete di distribuzione elettrica – in media nel 2009 pari all’8,82% dell’energia elettrica prodotta – e l’uso poco efficiente che viene (spesso) fatto a livello di consumo finale (ad esempio, una lampadina ad incandescenza utilizza solamente il 5,5% dell’energia che le viene fornita dalla rete per l’illuminazione, il restante 94,5% viene disperso sotto forma di calore[1]).

Ecco quali sono i primi 15 paesi per consumi di energia elettrica

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La Cina è il paese che consuma più energia elettrica al mondo, con un consumo pari a 4.700 TWh nel 2011. Seguono gli Stati Uniti, con 4.308 TWh di energia elettrica consumata nel 2011 – pari al 19,6% del totale – ed il Giappone, con 1.104 TWh consumati. Germania, Francia e Regno Unito sono i principali paesi europei per consumo di energia elettrica.

La Cina è anche il paese che ha visto maggiormente crescere i propri consumi di energia elettria dal 2001 al 2011 (fra i primi quindici produttori al mondo), registrando un +217%, seguono, in questa particolare classifica, India (+75%), Corea del Sud (+68%) e Brasile (+53%).