Deficit e surplus di spazio da destinare alla produzione di legname e alla pesca

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Il Brasile ha le maggiori riserve al mondo di legname (pari a 1.283 milioni di ettari di foreste), ed è seguito da Russia, Canada, Stati Uniti e Bolivia, mentre è l’India il paese con il più grande deficit di legname (nel 2008 ha avuto bisogno dell’equivalente di 112 milioni di ettari di foreste al di fuori del proprio confine per sopperire ai consumi interni), ed è seguita da Etiopia, Nigeria e Regno Unito.

La Russia ha invece la più grande riserva al mondo di area biologicamente riproduttiva destinata alla pesca, con 141 milioni di ettari oltre il proprio fabbisogno interno, seguono Canada e USA. E’ invece la Cina il paese con il più grande deficit di spazio bioproduttivo da destinare alla pesca (41 milioni di ettari), ed è seguita dal Giappone, la Thailandia e le Filippine.

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Destinazione delle terre emerse del pianeta

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La superficie delle terre emerse del nostro pianeta ammontano a 13,46 miliardi di ettari, ma di questi, 456 milioni sono rappresentanti da acque interne (laghi, fiumi, torrenti eccetera), 4,04 miliardi da foreste e boschi (anche se occorre tenere conto che le foreste primarie sono solo un quinto del totale e meno del 10% delle terre emerse del nostro pianeta), 4,89 miliardi da terreni destinati ad usi agricoli (e di questi, 1,38 miliardi di ettari sono terra arabile, 152 milioni colture permanenti, ovvero che non devono essere riseminate ogni anno: esempi sono molti alberi da frutta, il caffè, eccetera e 3,36 miliardi prati e pascoli permanenti) ed infine 4,09 miliardi di ettari sono destinati ad altri usi (zone aride, zone urbanizzate, zone rocciose e scogli e via dicendo).

 

Il grano è la principale coltura, il mais quello con la maggior resa e la soia quella che ha registrato il maggior incremento dal 2000 al 2010

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E’ il grano la principale coltura del nostro pianeta, con un’estensione pari a 217 milioni di ettari (nel 2010). Seguono mais, con 162 milioni di ettari, riso, con le risaie che occupano 154 milioni di ettari e soia, con 102 milioni di ettari.

Delle prime quindici colture per estensione, la soia è quella che ha maggiormente incrementato la propria estensione tra il 2000 ed il 2010, registrando un incremento del 38%, la superficie destinata alla coltivazione del mais è aumentata del 18%, mentre quella destinata alla produzione di grano è aumentata “solamente” dell’1%. In diminuzione la superficie destinata alla coltivazione dei cereali più poveri come il miglio (-5%) e il sorgo (-1%) e delle patate (-7%).

Il mais è il cereale che garantisce in media il maggior rendimento, con 5,2 tonnellate di prodotto per ettaro, seguito dal riso, con 4,4 tonnellate per Ha e dal grano, con 3 tonnellate per Ha.

La Cina e gli USA sono i paesi che hanno maggiormente bisogno dello spazio bioproduttivo al di fuori dei propri confini

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Nel mondo, non tutti i paesi hanno la stessa impronta ecologica e questo dipende dai diversi consumi di risorse naturali della propria popolazione (i paesi ricchi ad esempio consumano più energia e quindi necessitano di una maggiore superficie forestale per assorbire l’anidride carbonica immessa nell’atmosfera) e dal numero di abitanti. L’impronta ecologica totale, insieme alla fortuna o meno di disporre di un buon capitale naturale (in termini di foreste, terreni da coltivare, mari pescosi, eccetera) andrà a decretare un deficit o surplus netto di spazio bioproduttivo di un paese.

Il Brasile è il più grande creditore al mondo di capacità biologica, con una riserva di 1.282 milioni di “ettari globali” di spazio bioproduttivo non utilizzato dai propri abitanti. Seguono la Russia, con 318 milioni di “ettari globali”, poi Canada, Argentina ed Australia, rispettivamente con una riserva di spazio produttivo di 283, 175 e 170 milioni di “ettari globali”.

La Cina è invece il più grande debitore al mondo di superficie bioproduttiva: nel 2008 ha avuto bisogno di 1.714 milioni di “ettari globali” di superficie al di fuori dei propri confini per mantenere la propria economia in crescita e la più grande popolazione del pianeta. Seguono gli Stati Uniti, che, pur disponendo della terza superficie al mondo più estesa (dopo Russia e Canada) e di una popolazione di poco più di 300 milioni di abitanti, si trovano ad aver un deficit interno di 1.015 milioni di “ettari globali”di  capacità biologica. Al terzo posto troviamo l’India (con un deficit di 461 milioni di “ettari globali”), seguita da Giappone (-453 milioni di “ettari globali”) e Germania (-216 milioni di “ettari globali”). 

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In America Latina la maggior parte delle foreste, ma ogni anno sul pianeta ne perdiamo 13 milioni di ettari

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Nel 2009, la superficie forestale del nostro pianeta era pari a 4.038 milioni di ettari (per la FAO si intendono aree con un’ampiezza minima di 0,5 ettari, caratterizzate da una copertura arborea superiore al 10% determinata da specie in grado di raggiungere i 5 m di altezza a maturità), con il 24% del totale che si trova in America Latina e Caraibica, il 22% nei paesi dell’ex-URSS e dell’Europa dell’Est ed il 17% in Africa e Medio Oriente.

La Russia ha la più grande estensione al mondo di superficie forestale, pari a 809 milioni di ettari (circa il 20% del totale), seguita da Brasile, con 520 milioni di ettari, Canada, con 310 milioni di ettari, Stati Uniti, con 304 milioni di ettari e Cina, con 207 milioni di ettari.

A livello globale, il tasso di deforestazione (e perdita di foreste per altre cause, come incendi e cambiamenti climatici) rimane ad un livello allarmante, anche se inferiore a quello degli anni Novanta, quando sono stati distrutti in media 16 milioni di ettari di foreste all’anno, mentre nell’ultimo decennio, ovvero tra il 2000 ed il 2010, sono stati distrutti in media 13 milioni di ettari di foreste all’anno.