Emissioni di protossido di azoto da parte del settore agricolo: la Cina è il primo inquinatore

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La Cina è il paese che ha contribuito maggiormente alle emissioni di protossido di azoto (un importante gas serra) nell’ambiente da parte del settore agricolo, con emissioni pari a 347 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 nel 2005. Seguono gli Stati Uniti, il Brasile e l’India, ovvero quattro grandi paesi agricoli. La Francia è l’unico paese europeo presente nella lista.

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Ecco quali sono le regioni esportatrici e importatrici di latte e derivati

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Oceania (con 18 milioni di tonnellate), Europa Occidentale (con 16 milioni di tonnellate), Europa Orientale (con 5,2 milioni di tonnellate) ed Europa Settentrionale (con 2,8 milioni di tonnellate) sono le principali regioni esportatrici di latte (e prodotti derivati dal latte, in questo caso si considera la materia primaria necessaria alla produzione dei vari prodotti derivati, come formaggi e yogurt).

Europa Meridionale (con 10,2 milioni di tonnellate, tra cui l’Italia), Asia Orientale (con 5,5 milioni di tonnellate), Sud-Est asiatico (con 5,3 milioni di tonnellate), Nord Africa (con quasi 4 milioni di tonnellate) ed America Centrale (con 3,1 milioni di tonnellate) sono i più grandi importatori di latte.

L’Oceania ha un surplus di produzione pari al 213% dei propri consumi, l’Europa Occidentale del 27%, mentre i paesi del Sud-Est asiatico sono quelli maggiormente dipendenti dalle importazioni estere di latte (pari al 57% dei propri consumi interni), seguiti dall’America Caraibica (37% del fabbisogno) e dall’Africa Occidentale (34% del fabbisogno interno).


[1] E prodotti derivati dal latte, in questo caso si considera la materia primaria e non i prodotti derivati.

I cereali sono la commodity agricola più strategica: ecco chi è esportatore e chi invece dipende dall’estero

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I cereali sono in assoluto il prodotto agricolo più importante e strategico: sono il principale alimento dell’umanità (con un apporto calorico medio pari al 46% del totale), ma anche il principale componente dei mangimi destinati agli animali allevati per la loro carne, il latte, le uova e altri prodotti derivati non alimentari (pelle, lana, eccetera). A questo c’è da aggiungere il ruolo sempre più strategico dei cereali (ma anche oli vegetali e canna da zucchero), materia prima per creare biocarburanti, ovvero combustibili (utilizzati ad esempio nel settore dei trasporti) provenienti dalle derrate agricole (l’utilizzo di biocarburanti ha preso piede soprattutto in Nord America ed in Europa).

Nord America (con 93 milioni di tonnellate di export di USA e Canada), Europa Orientale (con 65 milioni di tonnellate di export di Russia, Ucraina, Kazakistan, eccetera), Oceania (con 21 milioni di tonnellate di export di Australia e Nuova Zelanda) ed Europa Occidentale (con 20 milioni di tonnellate di export, guidate dalla Francia) sono i principali esportatori netti di cereali al mondo, mentre Asia Orientale (Cina, Giappone, Corea), Asia Occidentale, Nord Africa (Egitto, Algeria, Libia, eccetera), Europa Meridionale, America Centrale, Africa Orientale ed Asia Meridionale sono i principali importatori netti di cereali (con valori superiori ai 10 milioni di tonnellate).

Le esportazioni nette dell’Oceania ammontano al 133% del proprio consumo interno, quelle dell’Europa Orientale al 39%, quelle del Nord America al 26% e quelle dell’Europa Occidentale al 19%, mentre i paesi dell’Asia Occidentale (Arabia Saudita, Iran, eccetera) sono dipendenti dall’estero per il 45% del consumo interno, quelli del Nord Africa per il 41%.

Sono solamente 17 i produttori di uranio nel mondo

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La produzione mondiale di uranio (il combustibile delle centrali nucleari e materia prima necessaria alla produzione di armi nucleari) del 2008 è stata di 44.000 tonnellate.

I paesi produttori di uranio al mondo sono solamente 17 (oltre a quelli presenti nelgGrafico, ci sono anche – in ordine di produzione – India, Romania, Pakistan e Germania) e di questi, 5 non dispongono di reattori nucleari e devono esportare tutto l’uranio estratto (Australia, Kazakistan, Niger, Namibia ed Uzbekistan). I maggiori produttori di energia nucleare (Stati Uniti, Francia, Giappone e Corea del Sud), sono anche quelli maggiormente dipendenti dalle importazioni di uranio dall’estero, nonostante nel processo di fissione si riutilizzi una parte dei rifiuti radioattivi come combustibile per le centrali nucleari.

Canada, Kazakistan e Australia rappresentano il 58% della produzione mondiale di uranio, con una produzione, nel 2008, rispettivamente pari a 9.001, 8.521 e 8.471 tonnellate di uranio. Seguono Namibia (con il 10% dell’intera produzione mondiale), Russia (8% del totale), Niger (con il 7% della produzione mondiale del 2008) e Uzbekistan (con il 5% della produzione mondiale di uranio).

Il turismo internazionale è un fenomeno in crescita: la Francia la principale destinazione

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Il turismo è un fenomeno in aumento nel mondo; il numero di arrivi è aumentato del 67% in 14 anni passando dai 531 milioni del 1995 ai 923 milioni del 2009.

La maggior parte dei flussi turistici è diretto verso i paesi più ricchi (61% del totale degli arrivi del 2009 negli “High Income”), mentre il 28% è diretto verso i paesi con reddito medio-alto (“Upper middle Income”), il 10% verso i paesi con reddito medio-basso e una quota marginale, il 2% verso i paesi più poveri (“Low Income”).

La prima meta turistica al mondo è la Francia, che nel 2009 ha registrato quasi 79 milioni di arrivi, seguita dagli USA con 55 milioni di arrivi, la Spagna (52 milioni), la Cina (51 milioni) e l’Italia (43 milioni).

Paesi di provenienza: Cina e Hong Kong (109 milioni di partenze nel 2009), Germania (72 milioni), USA (61 milioni), Regno Unito (58 milioni) e Italia (29 milioni).

Gli USA sono il principale esportatore al mondo di armi

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Per valutare il livello tecnologico, la qualità degli armamenti militari, ma anche lo sviluppo dell’industria bellica di un paese è utile guardare alle esportazioni nette di armamenti.

Stati Uniti, Russia e Germania sono i paesi che hanno maggiormente esportato armamenti militari nel 2010, rispettivamente pari a 7,75,  6,02 e 2,24 miliardi di dollari, mentre India e Pakistan sono stati i principali importatori netti di armamenti (rispettivamente con 3,33 e 2,58 miliardi di dollari).

I primi 5 paesi per spesa militare sono anche i membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU

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I primi cinque paesi per spesa militare sono anche i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (e quelli che hanno il diritto di veto su tutte le risoluzione delle Nazioni Unite).

Se fino al 1998, con il crollo dell’Unione Sovietica c’è stato un generale decremento della spesa militare (soprattutto degli Stati Uniti e della Russia), dal 1998 notiamo che gli Stati Uniti hanno iniziato ad aumentare pesantemente il budget destinato al Pentagono e al momento sono il leader indiscusso per quanto riguarda la spesa militare in valori assoluti. Da notare la grande crescita della spesa militare della Cina negli ultimi dieci anni.

Dopo la grande crescita dagli anni ’70 agli anni ’90, è diminuita la produzione di energia nucleare

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Dei 2.648,7 TWh di energia nucleare prodotta nel mondo nel 2011, il 45,3% proviene da Europa ed Eurasia (il 96,5% dall’Unione Europea, il resto dai paesi ex-URSS), il 35,4% dal Nord America e il 18% dai paesi apparteneneti alla macroregione Asia e Pacifico (Giappone, Cina, India, eccetera).

Dopo il grande incremento della produzione di energia nucleare a partire dagli anni Settanta e fino a tutti gli anni Novanta, c’è stato un arresto della crescita della produzione, con l’ultimo decennio, che ha visto la produzione di energia nucleare diminuire dello 0,24% e addirittura del 4,3% dal 2010 al 2011 (soprattutto a causa della flessione del  Giappone, che dopo  il disastro di Fukushima ha calato del 44% la propria produzione di energia nucleare del 2011 –rispetto al 2010).

I paesi che dispongono di reattori nucleari a fini civili sono anche, in genere, paesi che dispongono di armamenti nucleari (i cinque memebri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ovvero USA, Russia, Cina, Francia e Regno Unito più India, Pakistan, Israele e Corea del Nord), anche se ci sono anche esempi contrari, come l’Argentina, la Spagna, la Svizzera o la Germania.

Ecco quali sono i paesi con il maggior indebitamento totale (delle famiglie, delle imprese, delle banche e del settore pubblico)

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Considerando l’indebitamento totale, vediamo che Giappone e Regno Unito sono ai primi posti, con percentuali pari ad oltre il 500% del proprio PIL.

I primi dieci paesi per indebitamento totale sono tutti paesi sviluppati, mentre i primi quattro paesi emergenti (i BRIC) hanno percentuali di indebitamento di gran lunga inferiori (dal 159% della Cina al 71% della Russia).

Australia e Regno Unito sono i paesi ad avere il maggior indebitamento delle famiglie (rispettivamente 105% e 98%), mentre Spagna e Francia sono i paesi con le imprese maggiormente indebitate (rispettivamente 134% e 111%). Nel Regno Unito il debito del settore finanziario vale il 219% dell’intera economia britannica, mentre sul debito pubblico ai primi posti ci sono Giappone (226% del PIL) ed Italia (111%).

Il boom del valore aggiunto dell’industria dei quattro BRIC mette in pericolo il primato degli USA

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Gli ultimi quarant’anni hanno praticamente sempre visto crescere il valore aggiunto del settore secondario, almeno in una prospettiva di lungo termine, ma quello che balza subito all’occhio da una rapida occhiata del grafico è la crescita esponenziale del valore aggiunto dell’industria nei quattro BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) a partire dai primi anni Duemila – ovvero quando la Cina è entrata a far parte dell’OMC e siamo quindi entrati nella fase più avanzata della globalizzazione economica.

Gli Stati Uniti rimangono comunque il primo paese al mondo per quanto riguarda il valore aggiunto prodotto dall’industria. Infatti, da soli gli USA valgono più dell’intera produzione delle prime quattro economie europee – cioè Germania, Francia, Regno Unito ed Italia – o delle quattro economie emergenti più importanti, Cina compresa no del Giappone).