Ecco quali sono i prodotti agricoli più commercializzati nel mondo

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Dividendo la quota di prodotti agricoli esportati rispetto al consumo mondiale di quel particolare prodotto, otteniamo una misura del peso del commercio internazionale per le varie categorie di prodotti agricoli.

Così, notiamo che gli eccitanti (caffè, tè, cacao, mate, eccetera) sono i prodotti agricoli più commercializzati (la quasi totalità di quanto viene consumato al mondo è stato commercializzato all’estero). Si può notare come la quasi totalità delle colture dolcificanti (canna da zucchero e barbabietola da zucchero) vengano trasformate in loco in prodotti finiti (per la materia prima grezza non esiste praticamente commercio estero) e poi commercializzati sotto forma di zucchero e dolcificanti (il 34% di quanto consumato globalmente è stato commercializzato all’estero). Anche per le colture oleaginose vale (in parte) lo stesso discorso: solamente il 23% allo stato di materia prima grezza viene commercializzato all’estero (la maggior parte viene trasformata in loco), mentre il 54% degli oli vegetali consumati nel mondo (il prodotto finito) è stato commercializzato all’estero (olio di palma, olio di soia, olio di girasole, olio di colza, eccetera).

Oltre agli eccitanti, gli oli vegetali e i dolcificanti, i prodotti più commercializzati all’estero sono frutta secca (il 44% di quanto consumato globalmente), pesce e frutti di mare (il 33% di quanto consumato globalmente) e spezie (il 30% del totale).

Uova, verdure e tuberi sono i prodotti meno commercializzati (con una quota al di sotto del 10% di quanto consumato globalmente).

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Sud-Est asiatico e Sud America producono gli oli vegetali (di soia, colza, palma da olio) per tutto il mondo

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Solamente il 23% delle colture oleaginose (soia, semi di girasole, olive, palma da olio, colza, eccetera) vengono commercializzate all’estero e sono destinate per il 77% ad essere trasformate in olio vegetale.

Il principali esportatori netti di oli vegetali sono i paesi del Sud-Est asiatico (nel Borneo si produce la maggior parte dell’olio di palma), con quasi 37 milioni di tonnellate di export netto (pari al 388% del consumo interno), seguono i paesi del Sud America, con 6,8 milioni di esportazioni nette di oli vegetali, pari al 79% del consumo interno.

I maggiori importatori di oli vegetali sono anche in questo caso i paesi dell’Asia Orientale (Cina, Giappone e Corea), con 12,7 milioni di tonnellate di import netto (pari al 38% del fabbisogno interno), ma anche quelli dell’Asia Meridionale (India, Pakistan e Bangladesh), con 12,4 milioni di tonnellate di importazioni nette (ed una dipendenza dall’estero per il 56% dei consumi interni) e dell’Europa Occidentale, con 3,3 milioni di tonnellate di importazioni nette (pari al 28% del fabbisogno interno).

America Caraibica (81% del consumo interno), Africa Orientale (72% del consumo interno) e Nord Africa (69% del consumo interno) sono le regioni più dipendenti dalle importazioni estere di oli vegetali.

Cina, Giappone, Corea e l’Europa Occidentale i principali importatori di soia e palma da olio

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Nord America e Sud America sono i principali esportatori di colture oleaginose (soia, palma da olio, olive, girasole, colza, eccetera), rispettivamente con 51,3 e 34,4 milioni di tonnellate di export netto.

L’Asia Orientale (Giappone, Cina, Mongolia e le due Coree) è in assoluto il principale importatore di colture oleaginose, con 55 milioni di tonnellate di import netto, seguita dall’Europa Occidentale, con 13,7 milioni di tonnellate.

Il Nord America ha un surplus di produzione pari al 77% dei consumi interni, mentre il Sud America ha esportato il 42% del fabbisogno interno di colture oleaginose. L’America Centrala han dovuto importare il 71% del proprio fabbisogno interno di colture oleaginose, l’Europa Occidentale il 50% e l’Asia Orientale il 49%. Solamente il 23% delle colture oleaginose vengono commercializzate all’estero e sono destinate per il 77% ad essere trasformate in olio vegetale.