Aumento della popolazione e miglioramento dello stile di vita: ma stiamo liquidando il capitale naturale

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Dal 1961 al 2008 abbiamo assistito ad un aumento dell’impronta ecologica pro-capite media di ogni essere umano del pianeta del 12,5%, ma quello che è successo è che nel frattempo la polazione è passata dai 3,1 miliardi del 1961 ai 6,7 miliardi del 2008.

Nel quasi cinquant’anni considerati, la capacità biologica pro-capite del pianeta (ovvero la quantità di ettari a disposizione per i terreni agricoli, i pascoli, le foreste e i mari necessari a sostenere ogni singola persona) è passata dai 3,2 ettari agli 1,8 (ovvero -44%), a fronte della necessità di un’impronta ecologica pari a 2,7 ettari per persona. Questo significa che è dagli anni Settanta che stiamo liquidando il capitale naturale per sostenere il nostro stile di vita.

C’è però da considerare che l’impronta ecologica è comunque un indicatore che non tiene conto di tutte le risorse naturali necessarie a mantenere l’attuale stile di vita dell’uomo (non sono contemplate le risorse minerarie o le risorse idriche) e delle varie forme di inquinamento, come gli inquinanti organici persistenti o le varie forme di rifiuti (dalle isole di plastica che si sono formate negli oceani ai rifiuti radioattivi o la contaminazione della biosfera da parte degli OGM).

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L’umanità sta dilapidando il proprio capitale naturale

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Nel 2008 l’umanità ha consumato 18,2 miliardi di “ettari globali” di superficie, mentre quelli resi disponibili da parte del nostro pianeta erano solamente 12 miliardi. Questo significa che se nel 2008 l’umanità ha avuto a disposizione, in media, 1,8 “ettari globali” di spazio bioproduttivo per persona, ne ha consumati 2,7.La terra avrebbe impiegato più di un anno e mezzo per rigenerare quanto consumato dalla voracità del genere umano, per cui, nel 2008 abbiamo semplicemente liquidato una parte delle risorse e del patrimonio naturale del nostro pianeta.

E’ dal 1970 che abbiamo oltrepassato la soglia oltre la quale si ha la pura liquidazione delle risorse del nostro pianeta – ovvero del capitale naturale – , a causa della crescente pressione di un modello economico, sociale e demografico che non è più sostenibile per il pianeta in cui viviamo.

Liquidazione netta di capitale naturale significa perdita della biodiversità, riscaldamento globale (con tutte le conseguenze negative del caso), rapido esaurimento delle risorse non rinnovabili (ad esempio degli idrocarburi alla base della nostra economia), inquinamento delle falde acquifere, acidificazione dei mari, erosione del suolo, desertificazione, eccetera. Un bel colpo alla capacità di sopravvivere delle generazioni future.