Emissioni di protossido di azoto da parte del settore agricolo: la Cina è il primo inquinatore

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La Cina è il paese che ha contribuito maggiormente alle emissioni di protossido di azoto (un importante gas serra) nell’ambiente da parte del settore agricolo, con emissioni pari a 347 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 nel 2005. Seguono gli Stati Uniti, il Brasile e l’India, ovvero quattro grandi paesi agricoli. La Francia è l’unico paese europeo presente nella lista.

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Inquinamento delle acque: la Cina è al primo posto, seguono USA e Russia

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Le emissioni di inquinanti organici dell’acqua vengono misurate tramite la quantità giornaliera di ossigeno dell’acqua consumato dai batteri che smaltiscono questi rifiuti

La Cina è il paese che nel 2007 presentava il maggior inquinamento da rifiuti organici (ad esempio scarichi fognari o delle industrie conciarie) delle proprie acque, con 9.429 tonnellate di ossigeno consumato giornalmente nelle acque in cui venivano scaricati i propri rifiuti. Seguono in questa particolare classifica dei paesi con il maggior impatto ambientale nei confronti dei corsi d’acqua e dei mari, gli Stati Uniti (1.851 tonnellate), la Russia (1.382 tonnellate) e il Giappone (1.382 tonnellate).

C’è anche l’Italia in questa particolare classifica (12° posto), con 479 tonnellate di ossigeno consumato giornalmente dai batteri presenti nelle acque di scarico dei nostri rifiuti.

Stima sulla crescita delle emissioni di CO2 fino al 2025

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La previsione sulla crescita delle emissioni di anidride carbonica (CO2) dal 2000 al 2025 per il nostro pianeta sono piuttosto allarmanti. La stima più difensiva parla di un aumento del 40%, quella più pessimistica del 90% (mentre il Protocollo di Kyoto si era imposto come obiettivo la generale riduzione, inizialmente per i paesi sviluppati, per poi estenderla anche ai paesi emergenti).

Per l’India la stima più pessimistica parla di un aumento del 230%, per il Messico del 220%, mentre per la Cina (il più grande inquinatore al mondo) del 170%. La stima più ottimistica dei 15 paesi dell’Unione Europea prevede una crescita nulla delle emissioni del principale inquinante responsabile dei cambiamenti climatici cui stiamo andando incontro.

Aumento della popolazione e miglioramento dello stile di vita: ma stiamo liquidando il capitale naturale

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Dal 1961 al 2008 abbiamo assistito ad un aumento dell’impronta ecologica pro-capite media di ogni essere umano del pianeta del 12,5%, ma quello che è successo è che nel frattempo la polazione è passata dai 3,1 miliardi del 1961 ai 6,7 miliardi del 2008.

Nel quasi cinquant’anni considerati, la capacità biologica pro-capite del pianeta (ovvero la quantità di ettari a disposizione per i terreni agricoli, i pascoli, le foreste e i mari necessari a sostenere ogni singola persona) è passata dai 3,2 ettari agli 1,8 (ovvero -44%), a fronte della necessità di un’impronta ecologica pari a 2,7 ettari per persona. Questo significa che è dagli anni Settanta che stiamo liquidando il capitale naturale per sostenere il nostro stile di vita.

C’è però da considerare che l’impronta ecologica è comunque un indicatore che non tiene conto di tutte le risorse naturali necessarie a mantenere l’attuale stile di vita dell’uomo (non sono contemplate le risorse minerarie o le risorse idriche) e delle varie forme di inquinamento, come gli inquinanti organici persistenti o le varie forme di rifiuti (dalle isole di plastica che si sono formate negli oceani ai rifiuti radioattivi o la contaminazione della biosfera da parte degli OGM).

Ecco la lista di chi detiene le maggiori riserve di carbone

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Gli Stati Uniti detengono le maggiori riserve di carbone, pari a 237.295 milioni di tonnellate, ovvero il 27,6% del totale mondiale. Seguono la Russia, con 157.010 milioni di tonnellate (il 18,2% del totale), la Cina, con 114.500 milioni di tonnellate (il 13,3% del totale) e l’Australia, con 76.400 milioni di tonnellate. Il carbone è – fra i tre combustibili fossili gas naturale e petrolio – la fonte energetica più abbondante, con l’indice R/P mondiale paria a 112 (il numero di anni che occorrerebbero per esaurire le riserve attualmente estraibili, data l’attuale produzione).

Dato l’attuale tasso di produzione, la Cina è il paese (fra i primi 10 per riserve accertate di carbone) con il più basso indice R/P, pari a 33 – ovvero il numero di anni che occorrono all’esaurimento delle proprie riserve dato l’attuale livello di produzione.

Fra tutte le fonti energetiche il carbone è in assoluto la più inquinante, sia per quanto riguarda le emissioni di anidride carbonica (responsabili dell’aumento dell’effetto serra), che per le più svariate sostanze tossiche: metalli pesanti come arsenico e mercurio, polveri sottili e ultrasottili, anidride solforosa e biossido di azoto, per citarne solo qualcuno.

La Cina è il più grande inquinatore anche per quanto riguarda metano e protossido di azoto

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Considerando anche metano e protossido di azoto (i due più importanti gas serra dopo l’anidride carbonica), notiamo che è sempre la Cina il maggior inquinatore al mondo (anche confrontandola con intere regioni). Nel 2005 la Cina ha emesso nell’atmosfera 1.332 milioni di tonnellate equivalenti a CO2 di metano, pari al 19% del totale. Al secondo posto troviamo l’America Latina e Caraibica, con 1.019 milioni di tonnellate equivalenti a CO2 di metano rilasciato nell’atmosfera (ovvero il 14% del totale), seguita da Asia Meridionale e Pacifico e resto dell’Asia, rispettivamente con 846 e 843 milioni di tonnellate equivalenti a CO2 di metano rilasciato nell’atmosfera.

Anche considerando il terzo gas serra più importante – il protossido di azoto –, è ancora la Cina il maggior  inquinatore al mondo (nonostante i dati a disposizione siano comunque piuttosto vecchi): nel 2005 ha contribuito ad emettere nell’atmosfera 467 milioni di tonnellate equivalenti a CO2 (pari al 16% del totale). Seguono America Latina e Caraibica ed Europa (rispettivamente con 442 e 373 milioni di tonnellate equivalenti di CO2.

Le emissioni di metano e protossido di azoto dipendono anche dalle pratiche dell’agricoltura moderna, incentrata sull’utilizzo di fertilizzanti chimici, erbicidi, insetticidi e l’allevvamento intensivo.

Col nuovo millennio i paesi in via di sviluppo hanno affermato il proprio ruolo di inquinatori

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Osservando la serie storica delle emissioni di CO2 per fasce di reddito notiamo che fino ai primi anni Settanta, i paesi a reddito alto rappresentavano quasi i 2/3 del totale delle emissioni di anidride carbonica del mondo, ma poi, hanno cominciato a veder calare la loro quota a favore dei paesi a reddito medio-alto (ad esempio la Cina) e medio-basso (ad esempio l’India), che iniziavano a sperimentare lo sviluppo e quindi la crescita economica.

Dal 2000 i paesi a reddito medio-alto hanno iniziato ad aumentare la propria quota di emissioni di anidride carbonica soprattutto grazie all’imponente crescita cinese, per arrivare ad una percentuale di emissioni di CO2 più o meno pari a quella dei paesi a reddito alto (40% contro 41% nel 2008, ma sicuramente già superata ora). Ma occorre comunque notare che analizzando le emissioni di anidride carbonica pro-capite, sono i paesi ricchi sono quelli che inquinano di più (in rapporto alla popolazione).

La Cina è il più grande inquinatore al mondo e tra i primi 20 la maggioranza sono paesi emergenti

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La Cina è ora il più grande inquinatore al mondo: nel 2010 ha emesso nell’atmosfera 8.248 milioni di tonnellate di anidride carbonica (pari al 24,59% delle emissioni mondiali del 2010). Seguono poi Stati Uniti e India, rispettivamente con 5.497 e 2.072 milioni di tonnellate di CO2.

Osservando i primi venti paesi per emissioni di CO2 nel 2010, notiamo che cinque paesi nel periodo che va dal 1995 al 2010 hanno visto aumentare le loro emissioni di anidride carbonica di oltre il 100%: si tratta di Cina (+148%), India (+125%), Iran (+102%), Arabia Saudita (+110%) ed Indonesia (+112%). Si tratta di paesi emergenti, così, tra i primi 20 inquinatori del mondo, troviamo 11 paesi considerati paesi emergenti (Cina, India, Russia, Iran, Arabia Saudita, Indonesia, Brasile, Messico, Thailandia, Polonia[1] e Sud Africa). Questo fatto sottolinea l’importanza che anche i paesi non ancora sviluppati hanno assunto nel contribuire all’aumento dell’effetto serra e quindi al riscaldamento globale.


[1] La Polonia viene considerata un membro dell’Ocse ed un paese a reddito alto. Ma per la nostra analisi può comunque essere considerato ancora un paese emergente.

La contaminazione dell’acqua con inquinanti chimici mette a rischio la salute umana

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La contaminazione dell’acqua con sostanze chimiche dannose per la salute umana può avvenire sia per cause naturali (ad esempio tramite la presenza di arsenico nell’acqua potabile), che per cause legate all’attività dell’uomo (ad esempio con la presenza nell’acqua di pesticidi, rifiuti industriali, quali piombo, cromo o mercurio e via dicendo).

Queste sostanze inquinanti che hanno contaminato l’acqua, entrano nell’organismo umano attraverso il consumo diretto (per cucinare o per bere) ed indiretto (tramite il cibo) dell’acqua contaminata e possono provocare danni permanenti al cervello – in particolare al sistema neurologico –, ma anche al sangue, ai reni e ai polmoni.

L’assunzione di acqua contaminata con l’arsenico porta al malfunzionamento degli organi interni ed aumentano il rischio di contrarre tumori, mentre secondo le Nazioni Unite, nel mondo, 130 milioni di persone consumano acqua con livelli di arsenico superiori alla soglia massima stabilita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (vedi http://www.unwater.org).

Gli inquinanti chimici dell’acqua che maggiormente minacciano la popolazione sono piombo, mercurio, cromo, arsenico, pesticidi e radionuclidi (utilizzati nella radio-chimica e nella chimica nucleare). Sono infatti molte le persone che vivono in luoghi dove l’acqua utilizzata per gli usi civici è inquinata (anche se questi sono dati approssimati per difetto perché soprattutto nei paesi non ancora sviluppati non sono state effettuate sufficienti analisi).

L’umanità sta dilapidando il proprio capitale naturale

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Nel 2008 l’umanità ha consumato 18,2 miliardi di “ettari globali” di superficie, mentre quelli resi disponibili da parte del nostro pianeta erano solamente 12 miliardi. Questo significa che se nel 2008 l’umanità ha avuto a disposizione, in media, 1,8 “ettari globali” di spazio bioproduttivo per persona, ne ha consumati 2,7.La terra avrebbe impiegato più di un anno e mezzo per rigenerare quanto consumato dalla voracità del genere umano, per cui, nel 2008 abbiamo semplicemente liquidato una parte delle risorse e del patrimonio naturale del nostro pianeta.

E’ dal 1970 che abbiamo oltrepassato la soglia oltre la quale si ha la pura liquidazione delle risorse del nostro pianeta – ovvero del capitale naturale – , a causa della crescente pressione di un modello economico, sociale e demografico che non è più sostenibile per il pianeta in cui viviamo.

Liquidazione netta di capitale naturale significa perdita della biodiversità, riscaldamento globale (con tutte le conseguenze negative del caso), rapido esaurimento delle risorse non rinnovabili (ad esempio degli idrocarburi alla base della nostra economia), inquinamento delle falde acquifere, acidificazione dei mari, erosione del suolo, desertificazione, eccetera. Un bel colpo alla capacità di sopravvivere delle generazioni future.