Andamento produzione di petrolio dal 1965 ad oggi per area geografica

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Un terzo del petrolio prodotto mondialmente proviene dal Medio Oriente (dove ci sono paesi come Arabia Sausita, Iraq, Iran), un quinto da Europa ed Eurasia (dove si trovano Russia, Kazakistan e Norvegia) ed il 17% dal Nord America, a fronte di un aumento della produzione mondiale dell’ultimo decennio pari all’11,8%.

A partire dal 1965 si può notare il progressivo aumento della produzione di petrolio di praticamente tutte le regioni (Asia e Pacifico, Africa, Medio Oriente, Europa ed Eurasia e anche America Latina e Caraibica), mentre la produzione è rimasta piuttosto costante per il Nord America (USA e Canada).

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Dal 2001 al 2011 il prezzo del petrolio è cresciuto del 258% (in US$ costanti)!

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Nonostante il modesto aumento della produzione dell’ultimo decennio – pari all’11,8% e segno quindi della difficoltà a estrarre nuovo petrolio -, il prezzo del petrolio degli ultimi dieci anni si è impennato, passando (in dollari costanti) dai 31,05 dollari del 2001 ai 111,26 dollari del 2011, registrando quindi un aumento del 258,3%.

Il forte incremento del prezzo del petrolio degli ultimi 10 anni è da addebitarsi quasi esclusivamente dalla crescente domanda di petrolio proveniente delle economie emergenti (Cina in testa), piuttosto che da comportamenti collusori dell’Opec- il cartello dei produttori di petrolio (comprende Algeria, Angola, Ecuador, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Venezuela).

Anche se l’Opec riunisce il 72% delle riserve mondiali di petrolio, rappresenta comunque una percentuale inferiore della produzione mondiale di petrolio (il 42%) ed inoltre fatica a far rispettare le quote di produzione decise insieme, con  i singoli paesi che cercano sempre comportamenti da free raiders, cercando un extra-guadagno da una maggior produzione, con il risultato che non vengono quasi mai rispettate le decisioni prese al suo interno.

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Gli USA, da soli, rappresentano quasi la metà della spesa militare mondiale

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Gli Stati Uniti dominano la scena militare del nostro pianeta e sono infatti l’unica vera superpotenza rimasta dopo lo sfaldamento dell’Unione Sovietica e la fine dell’impero coloniale britannico.  Gli yankee, da soli rappresentano il 42% dell’intera spesa militare mondiale e sono seguiti (a grande distanza) dalla Cina, con l’8% della spesa militare mondiale e la Russia, la Francia ed il Regno Unito, tutti con il 4% del totale mondiale.

Gli Stati Uniti sono anche il paese che ha maggiormente contribuito all’incremento annuo della spesa mondiale fra il 1998 ed il 2011, con un importo pari a 323 miliardi di dollari (ovvero il 51% dell’incremento mondiale). Segue la Cina, che nel 2011 ha destinato al budget militare 102 miliardi di dollari in più rispetto a quanto destinato nel 1998 (ovvero il 16% dell’incremento mondiale), la Russia (44 miliardi in più di spesa militare nel 2011 rispetto al 1998), l’India (con 23 miliardi) e l’Arabia Saudita (con 20 miliardi).

I primi cinque paesi per spesa militare sono anche i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (e quelli che hanno il diritto di veto su tutte le risoluzione delle Nazioni Unite). Se fino al 1998, con il crollo dell’Unione Sovietica, c’è stato un generale decremento della spesa militare (soprattutto degli Stati Uniti e della Russia), dal 1998 gli Stati Uniti hanno iniziato ad aumentare pesantemente il budget destinato al Pentagono (anche a causa delle guerre d’aggressione all’Afghanista, all’Iraq e più recentemente alla Libia).

Dove si trova il petrolio: ecco la lista dei primi 15 paesi per riserve accertate

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Il paese al mondo con le maggiori riserve petrolifere è piuttosto sorprendentemente il Venezuela, con 296,5 miliardi di barili di petrolio (ovvero il 18% del totale mondiale), dopo che fra il 2007 ed il 2010 sono stati scoperti i giacimenti di petrolio non convenzionale della cintura dell’Orinoco (pari a 220 miliardi di barili, ovvero il 74% del totale delle riserve petrolifere del paese sudamericano).

Al secondo posto c’è l’Arabia Saudita, con riserve petrolifere accertate pari a 265 miliardi di barili, seguita dal Canada, con 175,2 miliardi di barili di petrolio (di cui 169,2 miliardi di barili provengono dalle sabbia bituminose, scoperte nel 1999), l’Iran, con 151,2 miliardi di barili di petrolio e l’Iraq, con 143,1 miliardi di barili di petrolio.

Calcolando l’indice R/P (ovvero dividendo le riserve accertate per l’attuale produzione), otteniamo un numero, che corrisponde al numero di anni che occorrono affinché si esauriscano le riserve di petrolio dato l’attuale livello di produzione annuo. L’indice R/P a livello mondiale è pari a 54 anni, ma con marcate differenze fra i quindici paesi con le maggiori riserve petrolifere

Cina e Stati Uniti hanno quasi esaurito le loro riserve di petrolio, essendo rimasti con solo dieci ed undici anni rispettivamente di autonomia (dato l’attuale tasso di produzione e sempre che non ci siano nuove scoperte). Venezuela, Iraq e Canada sono i paesi che hanno la maggior autonomia (tutti oltre i 100 anni) , dato l’attuale tasso di produzione.

A livello globale, l’incremento delle riserve dovuto a nuove scoperte è stato maggiore rispetto all’incremento della produzione di petrolio, con le prime  che dal 1980 (i primi dati disponibili) al 2011 sono aumentate in media del 2,9% l’anno, mentre la produzione mondiale di petrolio dal 1965 al 2011  è aumentata del  2,2% l’anno – nonostante l’impennata del prezzo del petrolio (segno che forse le nuove riserve scoperte non sono poi così facilmente sfruttabili dati i costi di produzione o la qualità del petrolio).