Aumenta la resa, ma diminuisce la superficie destinata alla coltivazione dei cereali

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La superficie mondiale destinata alla produzione di cereali è iniziata a diminuire a partire dall’inizio degli anni Ottanta (il picco venne raggiunto nel 1981, con 726,5 milioni di ettari coltivati a cereali), anche se poi è rincominciata ad aumentare con l’inizio del nuovo millennio (in particolare dal 2002), ma senza raggiungere il picco dell’estensione mondiale del 1981 (nel 2008 sono stati raggiunti i 710,5 milioni di ettari coltivati a cereali).

 

La resa per ettaro dei cereali è costantemente aumentata nel periodo considerato, in parte per il fatto che è via via aumentato il peso del mais rispetto agli altri cereali (che ha una resa maggiore) e in parte perché l’agricoltura industriale, fondata su un enorme utilizzo di energia (a causa della meccanizzazione e dell’impiego di fertilizzanti chimici, oltre che di pesticidi, erbicidi e insetticidi) ha aumentato le rese. C’è poi da considerare i continui miglioramenti sul fronte delle infrastrutture che permettono una migliore irrigazione dei campi.

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Ecco chi utilizza più fertilizzanti chimici e chi detiene le migliori infrastrutture per l’irrigazione

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Alcuni paesi asiatici (Cina, Giappone e i paesi appartenenti all’Asia Meridionale) fanno un massiccio uso di fertilizzanti, con la Cina che nel 2008 ha utilizzato in media 468 kg di fertilizzante per ogni ettaro di terreno arabile, mentre il Giappone oltre 250 kg per ettaro di terreno arabile, i paesi dell’Asia Meridionale 150 kg per ettaro (occorre ricordare che in questa ricerca non ci sono però tutti i paesi asiatici per mancanza di dati accurati).

In contrapposizione ci sono i paesi dell’Africa Sub-Sahariana, che con circa 12 kg di fertilizzanti per ettaro di terreno arabile, sono, insieme a Russia ed Australia (rispettivamente con 16 e 34 kg di fertilizzanti per ettaro di terreno), i paesi che ricorrono meno all’uso di fertilizzanti.

Nel Giappone, oltre la metà della superficie agricola è equipaggiata per l’irrigazione (per l’esattezza il 54%), mentre in Asia Meridionale più di un terzo (il 34%) dei terreni agricoli dispone dei mezzi adeguati (irrigazione a scorrimento, a goccia o tramite getti) per irrigare i campi.

Per far fronte ai cambiamenti climatici e alla sempre maggior domanda di cibo occorrerà fornire un adeguato sistema d’irrigazione dove manca, mentre occorrerà ridurre l’utilizzo di fertilizzanti chimici per far fronte al prossimo esaurimento dei combustibili fossili (occorrono 3 tonnellate di petrolio per farne 1 di fertilizzanti).

L’agricoltura industriale pesa per il 70% dei consumi d’acqua dell’umanità

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Dei circa 108.000 km3 d’acqua dolce che l’umanità utilizza per mantenere lo stile di vita degli oltre sette miliardi di abitanti del pianeta, il 70% viene utilizzato dall’agricoltura per l’irrigazione dei campi, il 22% da industrie e centrali elettriche (sia quelle idroelettriche che quelle nucleari o termoelettriche) ed infine l’8% dagli usi domestici (cioè per lavarsi, cucinare, fare giardinaggio, eccetera).

L’aumento della popolazione richiederà anche una maggior produzione agricola e quindi ulteriori pressioni per l’acqua, il più essenziale di tutti i beni del nostro pianeta.