Deficit e surplus di spazio da destinare alla produzione di legname e alla pesca

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Il Brasile ha le maggiori riserve al mondo di legname (pari a 1.283 milioni di ettari di foreste), ed è seguito da Russia, Canada, Stati Uniti e Bolivia, mentre è l’India il paese con il più grande deficit di legname (nel 2008 ha avuto bisogno dell’equivalente di 112 milioni di ettari di foreste al di fuori del proprio confine per sopperire ai consumi interni), ed è seguita da Etiopia, Nigeria e Regno Unito.

La Russia ha invece la più grande riserva al mondo di area biologicamente riproduttiva destinata alla pesca, con 141 milioni di ettari oltre il proprio fabbisogno interno, seguono Canada e USA. E’ invece la Cina il paese con il più grande deficit di spazio bioproduttivo da destinare alla pesca (41 milioni di ettari), ed è seguita dal Giappone, la Thailandia e le Filippine.

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Il prezzo del legname è cresciuto fino al 1993, ma poi è lentamente sceso

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Il prezzo dei futures sul legname (in genere si tratta di legname segato) al mercato delle materie prime più importante del mondo (il Chicago Mercantile Exchange), ha toccato un massimo nel 1993, quando per un board feet di legname di varia lunghezza erano necessari 479 dollari. Da allora, il prezzo del legname si trova in un trend discendente di lungo periodo, anche se ci sono stati alcuni balzi al rialzo (ad esempio nel 1996, nel 2004 e nel 2005, nel 2010).

Il prezzo del legname è influenzato positivamente dall’attività economica (in una fase di ciclo espansivo tende ad aumentare la domanda e di conseguenza il prezzo) e dalla crescita della popolazione, che logicamente domanda legname per svariati impieghi (dall’arredamento della propria abitazione alla carta necessaria per stampare i libri, etc…), mentre è influenzato negativamente da un aumento della produzione (superiore alla domanda), l’arrivo di nuove tecnologie che ne diminuiscano il consumo o l’utilizzo di prodotti sostituti (ad esempio tramite l’utilizzo di altre fibre per produrre carta o della plastica al posto del legno negli imballaggi).

La maggior parte del legname è destinato a diventare combustibile

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Il tondame (detto “roundwood”) è la materia prima alla base dell’industria del legno e proviene dal taglio o l’attività di recuperato di tronchi d’albero (tondame), la cui provenienza è l’attività della selvicoltura (gestione di una superficie forestale per lo sfruttamento del legno) o il taglio di foreste (spesso primarie).

Il tondame può poi essere utilizzato come combustibile (legna da ardere, cippato, carbone di legna, eccetera) o ad uso industriale. La produzione mondiale di tondame del 2010 è stata pari a 3.405 milioni di m3, in aumento del 3,46% rispetto al 2009.

La maggior parte del tondame è destinato a diventare combustibile (nel 2010 1.868 milioni di m3, ovvero il 55% del totale), mentre dei 1.537 milioni di m3 destinati ad uso industriale, la maggior parte – nel 2006, il 60% secondo la FAO è destinato alla produzione di legname segato (“sawnwood”) e pannelli a base di legno (“wood based panels”) -, mentre la parte restante verrà utilizzata per fare pasta di legno, necessaria per la produzione di carta e pannelli di carta.

L’India è il primo consumatore al mondo di tondame ad uso combustibile, mentre gli Stati Uniti sono il primo consumatore al mondo di tondame ad uso industriale. La Cina è invece il primo consumatore al mondo di pannelli a base di legno (rappresenta il 34% dei consumi mondiali del 2010).

La produzione di legno come combustibile è legata all’aumento demografico dei paesi più poveri

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La produzione di tondame ad uso combustibile dal 1961 al 2010 è stata costante ed ha seguito un trend crescente, registrando un aumento del 25%.

Il 54% del legno utilizzato come combustibile viene prodotto da Africa, Medio Oriente ed Asia Meridionale, regioni in prevalenza sottosviluppate. Nel 2010, il primo produttore di tondame ad uso combustibile era l’India, con una produzione pari a 309 milioni di m3, seguita da altre due paesi molto popolati, Cina e Brasile, rispettivamente con una produzione pari a 189 e 143 milioni di m3.

Per il 2010, il maggior importatore di legno utilizzato come combustibile è stata l’Italia, con 952 mila m3, mentre il maggior esportatore è stata la Lettonia (1.329 mila m3).


[1] In tutto il capitolo sul legname, i dati sui singoli paesi produttori, importatori ed esportatori di prodotti forestali provengono dal Forest Product Yearbook 2010, realizzato dalla FAO.

Un ettaro di foresta tropicale ne vale tre di foresta temperata

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E’ importante notare che nelle foreste tropicali si trova una maggior densità di carbonio rispetto alle foreste dei climi temperati, grazie al particolare clima, che permette alle piante di crescere tutto l’anno e quindi di accumulare più carbonio. Dallo stock di carbonio presente all’interno di una foresta si capisce lo sviluppo che queste ultime hanno maturato in una determinata zona, tramite la densità e l’altezza delle specie arboree che vi sono presenti.

Dalla quantità di carbonio presente all’interno di una determinata foresta emerge anche il ruolo che quest’ultima ricopre nella lotta ai cambiamenti climatici, assorbendo CO2.

Seguendo questa logica, troviamo che è il Brasile il paese che dispone del maggior quantitativo di carbonio stoccato all’interno delle proprie foreste (nonostante si ritrovi ad avere meno di 2/3 della superficie forestale della Russia), con 62.607 milioni di tonnellate. Seguono la Russia, con 32.500 milioni di tonnellate (circa la metà del carbonio del Brasile, nonostante possa vantare la più grande superficie al mondo di boschi e foreste) e la Repubblica Democratica del Congo, con 19.309 milioni di tonnellate.

Le foreste del Brasile hanno stoccato, in media, 120,5 tonnellate di carbonio per ogni ettaro di superficie coperta da boschi e foreste (compresi quelli destinati alla selvicoltura), mentre quelle russe 40,18 tonnellate per ettaro. Questo significa che un ettaro di foresta tropicale ne vale (dal punto di vista dell’assorbimento dell’anidride carbonica e della produzione di legname) tre di una foresta temperata

Brasile, Indonesia e Repubblica Democratica del Congo sono i paesi che tra il 1990 ed il 2010 hanno subito le maggiori perdite nette di carbonio (rispettivamente pari a 5.512, 3.318 ed 804 milioni di tonnellate), dovute alle pratiche della deforestazione e agli incendi per far spazio a nuovi terreni per l’agricoltura, mentre Stati Uniti, Cina e Malaysia, hanno visto incrementare il proprio stock di carbonio (rispettivamente di 2.357, 1.789 e 390 milioni di ettari), soprattutto grazie a programmi di rimboschimento.

 

Esplode la produzione mondiale di pannelli a base di legno degli ultimi quarant’anni

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La produzione mondiale di pannelli a base di legno (“wood-based panels”) è aumentata di quasi undici volte dal 1961 al 2010, passando da 26,29 a 283,14 milioni di m3, registrando, solo nell’ultimo decennio, un incremento del 53%.

La regione che ha maggiormente contribuito al notevole incremento della produzione mondiale di pannelli a base di legno dell’ultimo decennio – pari a 97,60 milioni di m3 –, è stata l’Asia Orientale ed il Pacifico, con un aumento della produzione pari a 85,15 milioni di m3. Il notevole incremento proviene (in parte) dal boom di produzione di pannelli a base di legno made in China. La Cina è infatti il primo produttore mondiale di pannelli a base di legno,  con il 37% dell’intera produzione mondiale del 2010 (ovvero 104 milioni di m3 ).