Quattro paesi rappresentano la metà della produzione agricola mondiale

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Considerando il totale del valore lordo della produzione agricola prodotto dai singoli paesi, troviamo al primo posto la Cina,  con 523 miliardi di dollari (ovvero il 23% del totale mondiale), seguita dagli Stati Uniti, con 237 miliardi di dollari (l’11% del totale) e l’India con 209 miliardi di dollari (il 9% del totale). Quattro paesi, ovvero Cina, USA, India e Brasile, da soli rappresentano quasi la metà della produzione agricola mondiale (ovvero il 49% del totale).

I principali paesi agricoli dell’Europa sono la Francia (con circa il 2% del totale), la Germania (con circa il 2% del totale), l’Italia (con circa l’1% del totale) e la Spagna (con l’1% del totale) e presi nel complesso, i quattro principali paesi agricoli dell’Europa, nel 2009 hanno contribuito ad una produzione agricola pari circa a quella del Brasile.

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Ecco chi utilizza più fertilizzanti chimici e chi detiene le migliori infrastrutture per l’irrigazione

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Alcuni paesi asiatici (Cina, Giappone e i paesi appartenenti all’Asia Meridionale) fanno un massiccio uso di fertilizzanti, con la Cina che nel 2008 ha utilizzato in media 468 kg di fertilizzante per ogni ettaro di terreno arabile, mentre il Giappone oltre 250 kg per ettaro di terreno arabile, i paesi dell’Asia Meridionale 150 kg per ettaro (occorre ricordare che in questa ricerca non ci sono però tutti i paesi asiatici per mancanza di dati accurati).

In contrapposizione ci sono i paesi dell’Africa Sub-Sahariana, che con circa 12 kg di fertilizzanti per ettaro di terreno arabile, sono, insieme a Russia ed Australia (rispettivamente con 16 e 34 kg di fertilizzanti per ettaro di terreno), i paesi che ricorrono meno all’uso di fertilizzanti.

Nel Giappone, oltre la metà della superficie agricola è equipaggiata per l’irrigazione (per l’esattezza il 54%), mentre in Asia Meridionale più di un terzo (il 34%) dei terreni agricoli dispone dei mezzi adeguati (irrigazione a scorrimento, a goccia o tramite getti) per irrigare i campi.

Per far fronte ai cambiamenti climatici e alla sempre maggior domanda di cibo occorrerà fornire un adeguato sistema d’irrigazione dove manca, mentre occorrerà ridurre l’utilizzo di fertilizzanti chimici per far fronte al prossimo esaurimento dei combustibili fossili (occorrono 3 tonnellate di petrolio per farne 1 di fertilizzanti).

Ecco i primi dieci paesi per numero di soldati effettivi

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I primi tre paesi più popolati al mondo sono anche quelli che hanno il più grande esercito al mondo: la Cina dispone di 2,945 milioni di soldati, l’India di 2,626 milioni, gli Stati Uniti di 1,564 milioni, anche se c’è da notare che gli USA– in rapporto alla popolazione – hanno una quota di militari che è doppia rispetto a Cina ed India.

La Corea del Nord è il paese più militarizzato tra i dieci considerati nella statistica, con il 5,69% della popolazione che come occupazione svolge il soldato ed è seguita dall’Iraq (2,12%). Da notare che nei primi dieci paesi per numero di soldati effettivi non ce n’è nemmeno uno appartenente all’Unione Europea e che con l’eccezione degli Stati Uniti ed il Brasile, gli altri paesi si trovano in Asia.

Il forte incremento di emissioni di CO2 nell’atmosfera

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La maggior parte dell’anidride carbonica – il principale gas serra responsabile dell’aumento dell’effetto serra – emessa nell’atmsofera proviene dall’utilizzo dei combustibili fossili (carbone, petrolio e gas naturale) per produrre energia e dall’industria delle costruzioni, mentre un’altra parte proviene dalle pratiche di deforestazione (ricordiamo che gli organismi vegetali, in quanto autotrofi, sono in grado di produrre i loro composti organici usando il biossido di carbonio proveniente dall’acqua o dall’aria attraverso una fonte di energia esterna: le radiazioni solari, attraverso il processo di fotosintesi con cui viene rilasciato ossigeno nell’atmosfera.

La quantità di CO2 effettivamente rilasciata nell’atmosfera varia di anno in anno per i cicli legati alla respirazione e alla fotosintesi (fenomeno accentuato nelle regioni più vicine ai poli rispetto all’equatore, ed in particolare nell’emisfero Settentrionale dove ci sono più terre emerse,  per via della presenza di stagioni calde e fredde) e per la differente capacità di trattenere CO2 da parte di mari ed oceani.

Al di là delle variazioni di anno in anno, è immediato notare il significativo aumento delle emissioni nette di anidride carbonica che ogni anno si vanno ad accumulare nell’atmosfera. Questo è una delle principali cause del riscaldamento del pianeta.

 

 

 

Per quali elementi chimici nei prossimi anni è maggiore il rischio di interruzione della fornitura?

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Secondo l’indice Risk List 2011, elaborato dal British Geological Survey, antimonio, metalli del gruppo del platino e mercurio sono i composti chimici più a rischio di interruzione della fornitura nei prossimi anni (a causa della concentrazione della produzione in pochi paesi monopolisti e/o molto spesso instabili e/o a causa dell’esaurimento del prezioso elemento chimico), seguiti da tungsteno, terre rare, niobio e stronzio.

Dei sette metalli considerati, soltanto i metalli del gruppo del platino e il niobio non vedono la Cina come primo produttore. Titanio, alluminio, cromo, ferro e zolfo, sono invece i metalli per cui sussiste il minor rischio di fornitura per i prossimi anni. La Cina domina la produzione dei minerali e dei metalli del nostro pianeta.

Cresce l’appetito per i prodotti alimentari di origine animale

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La produzione mondiale di alimenti primari (non ancora trasformati) di origine animale ha raggiunto il picco massimo di 1,084 miliardi di tonnellate nel 2010 (circa sei volte e mezzo meno della produzione mondiale di prodotti alimentari di origine vegetale), con i 2/3 della produzione rappresentato dal latte, il 27% da carne, il 6% da uova e lo 0,13% da miele.

A partire dal nuovo millennio abbiamo assistito ad una maggiore crescita della produzione di alimenti di origine animale (+25%) a causa dell’affermarsi sulla scena mondiale della domanda dei paesi emergenti, che hanno iniziato a modificare la propria dieta a causa del boom economico e quindi a consumare più carne e latticini.


[1] Usato come produzione primaria, si considera la quantità necessaria a produrre i prodotti finali, quali burro, formaggio, etc…

Ecco i primi 15 paesi al mondo per disponibilità annua di acqua dolce rinnovabile

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Il Brasile è il paese che dispone della maggior quantità di acqua dolce rinnovabile, pari a 8.233 km3 all’anno. Seguono la Russia, con 4.508 km3, gli Stati Uniti, con 3.069 km3, il Canada, con 2.902 km3 e la Cina, con 2.840 km3.

Considerando i primi quindici paesi per quantità d’acqua disponibile, troviamo che è il Bangladesh ad avere il più alto tasso di dipendenza nei confronti dell’estero, avendoci il 91,44% delle risorse idriche rinnovabili che hanno origine al di fuori dei propri confini. Seguono in questa particolare classifica, Vietnam e Venezuela, che ricevono rispettivamente il 59,35% ed il 41,42% del’acqua che hanno a disposizione dall’estero.

Un alto tasso di dipendenza dall’estero aumenta la vulnerabilità di un paese, perché in futuro potrebbe dover affrontare problemi relativi alla disponibilità dell’acqua, a causa di dighe, sbarramenti e/o un eccessivo prelievo della preziosa risorsa idrica, operato a monte.

In India si perde più di 1/4 dell’energia elettrica prodotta nella rete di distribuzione

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In media, nel 2009, l’’8,82% dell’energia elettrica prodotta veniva dispersa nella fase di distribuzione (ovvero lungo la linea elettrica), laddove le perdite più consistenti avvengono nei paesi in via di sviluppo (pari al 26% dell’energia prodotta in India, al 16% in America Latina e Caraibica, al 13% in Medio Oriente e al 12% in Africa), rispetto a quelli sviluppati, con alcune eccezioni come il caso della Cina, che sembra quindi avere un buon sistema di distribuzione elettrico.

Negli ultimi decenni abbiamo assistito alla crescente “monetarizzazione” dell’economia

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Negli ultimi cinquant’anni abbiamo assistito alla sempre maggiore “monetarizzazione” dell’economia mondiale, con la moneta presente nel sistema economico (per M2 si considerano la moneta legale, cioé banconote e monete, i depositi bancari e le altre attività finanziarie con un’elevata liquidità), che è passata da poco meno del 60% del PIL mondiale del 1960 al doppio nel 2010, ovvero il 120%.

I paesi più poveri (paesi a reddito basso e medio-basso) presentano una minore “monetarizzazione” dell’economia, ancora oggi al di sotto del 60%, diversamente, quelli a reddito alto sono intorno al 140% del PIL, con la Cina che è già sopra al 160% del proprio PIL.

I paesi dell’Asia Meridionale quelli con la più alta quota di popolazione tra gli 0 ed i 14 anni

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Nelle regioni più povere, dove l’agricoltura è ancora poco meccanizzata e quindi una quota consistente di popolazione è ancora occupata nel settore primario, la natalità e più alta, come si può vedere dalla percentuale di popolazione fra gli 0 ed i 14 anni.

Sono i paesi dell’Asia Meridionale quelli con il maggior numero di popolazione compresa fra gli 0 ed i 14 anni, pari al 27% di tutta la popolazione mondiale fra gli 0 ed i 14 anni (ricordiamo che questa regione vanta il 23% dell’intera popolazione mondiale), seguiti dai paesi dell’Africa Sub-Sahariana (con una quota pari al 20%, contro il 12% della popolazione mondiale) e la Cina (con una quota pari al 14% del totale – il paese più popoloso al mondo, con il 20% dell’intera popolazione mondiale, sta però vedendo diminuire la propria crescita demografica a causa della politica del figlio unico voluta ancora da Mao e soprattutto a causa della crescente urbanizzazione).

Le regioni più ricche – con l’Europa che pesa per il 6% della popolazione mondiale fra gli 0 ed i 14 anni (contro il 9% della popolazione mondiale), il Nord America  per il 4% (contro il 5% della popolazione mondiale) e i paesi ex-URSS per il 3% (contro il 4% della popolazione mondiale) – , sono anch’esse in una fase di rallentamento della crescita demografica.