I paesi più poveri sono anche quelli dove le concentrazioni di PM10 sono più alte

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Dal 1990 al 2008 abbiamo assistito ad una generale diminuzione della concentrazione di particolato (ed in particolare di PM10, ovvero di particolato inferiore ai 10 micron di diametro e in grado di penetrare direttamente nell’apparato respiratorio e provocare notevoli danni alla salute) nelle aree urbanizzate con più di 100.000 abitanti. Questo è dovuto al miglioramento della tecnologia (e in particolare di automobili e autobus) e alla maggior consapevolezza ambientale e quindi a tutte le misure implementate per abbattere le emissioni di PM10 (ad esempio blocchi del traffico, circolazione a targhe alterne, eccetera). 

I paesi del Medio Oriente e del Nord Africa insieme a quelli dell’Asia Meridionale sono quelli dove l’inquinamento è maggiore, mentre Nord America ed Europa quelli dove l’inquinamento è maggiore. Esiste una correlazione negativa tra reddito e livello di PM10.

 

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Solamente il 9% delle acque territoriali sono protette

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Solamente il 9% circa della acque territoriali dei vari paesi è protetta (una parte veramente piccola se si considera l’immensità di mari e oceani, anche se c’è da dire che questa percentuale è quasi raddoppiata a partire dal 1990.

America Latina e Nord America sono le macro-regionio più virtuose, con il 13% circa delle proprie acque territoriali protette da parchi o riserve, mentre i paesi dell’Asia Meridionale (India, Pakistan, Bangladesh e Maldive) e del Medio Oriente e del Nord Africa sono i meno virtuosi, con il 2% circa della propria superficie protetta.

Sudamerica, Africa Sub-Sahariana, Cina, Russia e USA: ecco dove ci sono le più grandi disuguaglianze

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Per capire il livello di disuguaglianza all’interno di un paese, si considera la distribuzione (percentuale) del reddito di un paese fra la popolazione, che viene divisa in un certo numero di quantili, cioè parti uguali. Quando una piccola parte della popolazione possiede una parte molto consistente del reddito di quel paese, vi sarà molta iniquità, quando invece il reddito viene distribuito fra la popolazione in modo piuttosto omogeneo, vi sarà equità.

Dalla distribuzione del reddito interno del campione dei venti paesi considerati, emerge che i paesi del Sudamerica, dell’Africa Sub-Sahariana, la Cina, il Qatar, la Russia, la Turchia e gli Stati Uniti, presentano le maggiori disuguaglianze interne, con l’indice Gini sopra quota 40.

E’ il Sud Africa il paese con la maggior iniquità interna (fra i 21 considerati), con il 10% della popolazione più ricca che possiede quasi il 60% del reddito prodotto dal paese (nel 2006), mentre il 10% più povero si deve accontentare di solo l’1,07% del reddito prodotto. Anche in Cina (ricordiamo, paese ufficialmente comunista), le disuguaglianze interne rimangono comunque alte: il 10% più ricco possiede il 31,4% del reddito, quello più povero il 2,37%. Gli Stati Uniti – il paese più ricco al mondo -, presentano contrasti interni piuttosto alti: ha un indice Gini pari a 40,81 ed il 10% più ricco detiene quasi un terzo del reddito prodotto dagli Usa, mentre a quello più povero spetta l’1,88% del pil americano (dati del 2000).

Dal campione analizzato, paesi caratterizzati da una buona equità sociale sono invece quelli europei (la Germania ha un indice Gini pari a 28,31, l’Italia al 36,03, la Polonia 34,21, la Spagna al 34,66), alcuni del Medio Oriente e Nord Africa (l’Egitto ha un indice Gini pari a 32,14, l’Iran pari a 38,28), l’Asia Meridionale (l’indice Gini dell’India è 36,8, quello del Pakistan 32,74) e l’Indonesia, con un indice Gini pari a 36,76.

Disponibilità d’acqua: ecco le regioni che avranno i maggiori problemi e quali invece non ne avranno

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Il Sudamerica è la regione che ha a disposizione la maggior quantità di acqua rinnovabile (non considerando le precipitazioni piovose), pari a 12.380 km3, ovvero il 29% del totale, mentre al secondo posto c’è il Nord America, con una quantità pari a 6.077 km3. L’Oceania è invece la regione che ha a disposizione il maggior quantitativo di acqua rinnovabile per persona: la media per ogni abitante è pari a 33.469 km3 all’anno. Al secondo posto c’è il Sudamerica, con in media 32.165 km3 di acque interne disponibili ogni anno per i propri abitanti, mentre al terzo posto c’è l’Europa Orientale (compresa l’intera Federazione Russa), con 21.430 km3 di acqua rinnovabile disponibile per persona.

Nord-Africa, Asia Meridionale ed Asia Occidentale sono le regioni che hanno invece a disposizione il minor quantitativo di acqua rinnovabile per abitante, rispettivamente pari a 286, 1.125 e 1.632 km3 l’anno.

Commercio estero: USA ed Europa sono ormai diventati importatori netti mentre Cina e paesi del Medio Oriente esportatori netti

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Gli ultimi vent’anni di commercio estero hanno portato ad alcuni trendi piuttosto chiari: l’aumento del deficit con l’estero del blocco del Nord America (soprattutto grazie all’enorme deficit commerciale USA), pari ad oltre 600 miliardi di dollari nel 2010 e parallelamente ad un forte surplus commerciale accumulato dalla Cina (pari ad oltre 200 miliardi di dollari nel 2010) e soprattutto dai produttori di petrolio e gas naturale, ovvero i paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, che con il prezzo del greggio alle stelle, nel 2008 hanno sfiorato i 600 miliardi di dollari di export netto con l’estero.

Da notare che i paesi dell’Unione Europea hanno iniziato ad accumulare un deficit con l’estero a partire dalla prima metà degli anni duemila, forse a causa dell’introduzione della moneta unica in alcuni dei suoi paesi o a causa dell’aumento del prezzo del greggio e per l’entrata della Cina nel WTO. E’ invece resistito il Giappone, mantenendo un export netto positivo nel ventennio considerato.