Il boom dei biocarburanti: ovvero come ottenere energia dai prodotti agricoli

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La produzione mondiale di biocarburanti (vengono utilizzati per produrre energia l’olio di colza, di palma, di soia, ma anche i cereali, la jatropha e altre colture) del 2011, ammonta a 431,46 milioni di barili, con il Nord America che ne ha prodotto il 49,6% (ovvero 214 milioni di barili), seguito da America Latina e Caraibica, con 118 milioni di barili (pari al 27,4%) ed Europa ed Eurasia, con 72 milioni di barili, ovvero il 16,7% del totale.

Dal 2001 al 2011, la produzione mondiale di biocarburanti si è incrementata di quasi sei volte, con gli USA che nehanno prodotto il 48% del totale, seguiti dal Brasile, con il 22,4%.

Anche se la produzione di biocarburanti permette una generale riduzione delle emissioni di CO2 (non si tratta di andare a rompere il ciclo del carbonio, immettendo nell’atmosfera quello che è stato accumulato in milioni di anni nel sottosuolo), è una pratica che presenta molti problemi morali, perché in grado di trasformare le foreste e i campi del pianeta in barili di carburante, portando quindi ad un aumento del prezzo del cibo e mettendo ulteriore pressione sulle foreste del pianeta.

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Ecco quali sono i prodotti agricoli più commercializzati nel mondo

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Dividendo la quota di prodotti agricoli esportati rispetto al consumo mondiale di quel particolare prodotto, otteniamo una misura del peso del commercio internazionale per le varie categorie di prodotti agricoli.

Così, notiamo che gli eccitanti (caffè, tè, cacao, mate, eccetera) sono i prodotti agricoli più commercializzati (la quasi totalità di quanto viene consumato al mondo è stato commercializzato all’estero). Si può notare come la quasi totalità delle colture dolcificanti (canna da zucchero e barbabietola da zucchero) vengano trasformate in loco in prodotti finiti (per la materia prima grezza non esiste praticamente commercio estero) e poi commercializzati sotto forma di zucchero e dolcificanti (il 34% di quanto consumato globalmente è stato commercializzato all’estero). Anche per le colture oleaginose vale (in parte) lo stesso discorso: solamente il 23% allo stato di materia prima grezza viene commercializzato all’estero (la maggior parte viene trasformata in loco), mentre il 54% degli oli vegetali consumati nel mondo (il prodotto finito) è stato commercializzato all’estero (olio di palma, olio di soia, olio di girasole, olio di colza, eccetera).

Oltre agli eccitanti, gli oli vegetali e i dolcificanti, i prodotti più commercializzati all’estero sono frutta secca (il 44% di quanto consumato globalmente), pesce e frutti di mare (il 33% di quanto consumato globalmente) e spezie (il 30% del totale).

Uova, verdure e tuberi sono i prodotti meno commercializzati (con una quota al di sotto del 10% di quanto consumato globalmente).