Il boom dei biocarburanti: ovvero come ottenere energia dai prodotti agricoli

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La produzione mondiale di biocarburanti (vengono utilizzati per produrre energia l’olio di colza, di palma, di soia, ma anche i cereali, la jatropha e altre colture) del 2011, ammonta a 431,46 milioni di barili, con il Nord America che ne ha prodotto il 49,6% (ovvero 214 milioni di barili), seguito da America Latina e Caraibica, con 118 milioni di barili (pari al 27,4%) ed Europa ed Eurasia, con 72 milioni di barili, ovvero il 16,7% del totale.

Dal 2001 al 2011, la produzione mondiale di biocarburanti si è incrementata di quasi sei volte, con gli USA che nehanno prodotto il 48% del totale, seguiti dal Brasile, con il 22,4%.

Anche se la produzione di biocarburanti permette una generale riduzione delle emissioni di CO2 (non si tratta di andare a rompere il ciclo del carbonio, immettendo nell’atmosfera quello che è stato accumulato in milioni di anni nel sottosuolo), è una pratica che presenta molti problemi morali, perché in grado di trasformare le foreste e i campi del pianeta in barili di carburante, portando quindi ad un aumento del prezzo del cibo e mettendo ulteriore pressione sulle foreste del pianeta.

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Sud-Est asiatico e Sud America producono gli oli vegetali (di soia, colza, palma da olio) per tutto il mondo

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Solamente il 23% delle colture oleaginose (soia, semi di girasole, olive, palma da olio, colza, eccetera) vengono commercializzate all’estero e sono destinate per il 77% ad essere trasformate in olio vegetale.

Il principali esportatori netti di oli vegetali sono i paesi del Sud-Est asiatico (nel Borneo si produce la maggior parte dell’olio di palma), con quasi 37 milioni di tonnellate di export netto (pari al 388% del consumo interno), seguono i paesi del Sud America, con 6,8 milioni di esportazioni nette di oli vegetali, pari al 79% del consumo interno.

I maggiori importatori di oli vegetali sono anche in questo caso i paesi dell’Asia Orientale (Cina, Giappone e Corea), con 12,7 milioni di tonnellate di import netto (pari al 38% del fabbisogno interno), ma anche quelli dell’Asia Meridionale (India, Pakistan e Bangladesh), con 12,4 milioni di tonnellate di importazioni nette (ed una dipendenza dall’estero per il 56% dei consumi interni) e dell’Europa Occidentale, con 3,3 milioni di tonnellate di importazioni nette (pari al 28% del fabbisogno interno).

America Caraibica (81% del consumo interno), Africa Orientale (72% del consumo interno) e Nord Africa (69% del consumo interno) sono le regioni più dipendenti dalle importazioni estere di oli vegetali.

In 8 anni è più che raddoppiato il prezzo di olio di palma, olio di soia e del cotone

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Il prezzo dei due principali oli vegetali, l’olio di palma e l’olio di soia, sono aumentati rispettivamente del 140% e del 110% rispetto al 2002, raggiungendo, nel settembre del 2010, il primo il prezzo di 885 dollari per tonnellata ed il secondo quello di 930 dollari per tonnellata.

Come per il grano, le due commodity agricole hanno raggiunto un massimo nella primavera del 2008 (l’olio di palma a marzo 2008, quando raggiunse il prezzo di 1.147 dollari per tonnellata, mentre l’olio di soia nel giugno del 2008, quando raggiunse il prezzo di 1.414 dollari per tonnellata). Il prezzo del cotone – la principale coltura da fibra – è aumentato del 114% dal settembre del 2002 al settembre del 2010 ed è cresciuto molto a partire dalla primavera del 2009 – l’inizio della ripresa dei mercati azionari mondiali dopo il crac di Lehman Brothers nell’autunno del 2008.

Esplodono i consumi di soia e olio di palma per i paesi dell’Asia Orientale (Cina in testa)

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Il 73% dell’incremento mondiale annuo dei consumi di colture oleaginose (soia, palma da olio, olive, colza, eccetera) tra il 2000 ed il 2009 proviene da Asia Orientale – ovvero Cina, Giappone e Corea (per 39 milioni di tonnellate), America Latina e Caraibica (per 31 milioni di tonnellate) e dai paesi dell’Asia Meridionale e del Sud-Est asiatico (per 28 milioni di tonnellate). Queste regioni,  nel periodo considerato hanno visto aumentare i propri consumi annui rispettivamente del 52%, 50% e 34%.

Il 77% delle colture oleaginose vengono trasformate in olii vegetali, destinati per il 56% ad utilizzi alimentari e per il 44% ad utilizzi non alimentari (ad esempio nell’industria della cosmesi).

L’olio di palma (proveniente dalle forste primarie del Borneo) è il principale olio vegetale (con una quota pari al 28% del consumo mondiale di oli vegetali), seguito dall’olio di soia (con una quota pari al 25% ed il 46% delle colture oleaginose), l’olio di colza pesa per il 15% del consumo mondiale di oli vegetali, quello di girasole per il 9% ed infine  quello di oliva per il 2%.