I paesi ricchi (OCSE) detengono solamente il 44% delle riserve mondiali di carbone

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Alla fine del 2011, le riserve mondiali di carbone erano pari a 860.938 milioni di tonnellate, allocate per il 35% in Europa ed Eurasia (di cui il 75% nelle ex repubbliche sovietiche), il 31% in Asia e Pacifico e il 28% in Nord America. I paesi dell’OCSE dispongono del 44% delle riserve mondiali di carbone.

Gli Stati Uniti detengono le maggiori riserve di carbone, pari a 237.295 milioni di tonnellate, ovvero il 27,6% del totale mondiale. Seguono la Russia, con 157.010 milioni di tonnellate (il 18,2% del totale), la Cina, con 114.500 milioni di tonnellate (il 13,3% del totale) e l’Australia, con 76.400 milioni di tonnellate.

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Andamento produzione di petrolio dal 1965 ad oggi per area geografica

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Un terzo del petrolio prodotto mondialmente proviene dal Medio Oriente (dove ci sono paesi come Arabia Sausita, Iraq, Iran), un quinto da Europa ed Eurasia (dove si trovano Russia, Kazakistan e Norvegia) ed il 17% dal Nord America, a fronte di un aumento della produzione mondiale dell’ultimo decennio pari all’11,8%.

A partire dal 1965 si può notare il progressivo aumento della produzione di petrolio di praticamente tutte le regioni (Asia e Pacifico, Africa, Medio Oriente, Europa ed Eurasia e anche America Latina e Caraibica), mentre la produzione è rimasta piuttosto costante per il Nord America (USA e Canada).

I paesi dell’Asia e del Pacifico consumano più dei 2/3 del carbone

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I paesi dell’Asia e del Pacifico, oltre ad essere i maggiori produttori al mondo di carbone (col 65% dell’intera produzione mondiale), ne sono anche i maggiori consumatori, con una quota paria al 69% del totale.

Il carbone consumato dal Nord America ammonta al 14% del totale, mentre quello di Europa ed Eurasia al 13% (di cui il 46% dall’Unione Europea). La Cina, nel 2011 ha consumato quasi la metà del carbone consumato globalmente (49,4%), ovvero una quantità pari a 1.839,4 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. Al secondo posto ci sono gli Stati Uniti, con una quota pari al 13,5% del totale, seguiti da India (7,9% del totale) e Giappone (3,2% dei consumi mondiali).

Il tasso di disoccupazione s’impenna con la crisi del 2009, soprattutto in Nord America

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Analizzando la serie storica del tasso di disoccupazione per aree geografiche (non sono disponibili dati completi per “Africa Sub-Sahariana”,”Medio Oriente e Nord Africa” e “Sud Asia”), notiamo che la macro-regione “Pacifico ed Asia dell’Est” (tra cui Australia, Cina e Giappone) presenta un tasso di disoccupazione medio inferiore a quello delle altre regioni, ovvero tra il 2% ed il 4%, anche se a partire dai primi anni Novanta in questa regione si è assistito ad un incremento della disoccupazione, il cui tasso naturale attuale sembra essere superiore al 4%.

Da notare il forte incremento della disoccupazione in Nord America nel 2009, in piena crisi finanziaria, anno in cui la disoccupazione di questa regione è stata maggiore di quella di ”Europa ed Asia Centrale”, regione con un tasso di disoccupazione storicamente maggiore di Canada e Stati Uniti, anche se dal 2000 ha iniziato a beneficiare dell’effetto moneta unica in Europa e della ripresa dell’economia russa in Asia Centrale