Non sempre i più ricchi sono i più virtuosi nella protezione del proprio territorio

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La superficie terrestre protetta è aumentata del 37% rispetto al 1990 (quando il totale delle aree protette nel nostro pianeta era pari a 11,85 milioni di km2, cioè il 9,13%).

I paesi a reddito alto e medio-alto hanno in media oltre il 13% del proprio territorio terrestre protetto da riserve e parchi naturali (con i paesi a reddio medio-alto che hanno protetto una maggior percentuale di superficie rispetto ai paesi più ricchi). A sorpresa i paesi a reddito basso hanno una maggior percentuale di territorio protetto (10,59%) rispetto ai paesi a reddito medio-basso (9,53%).

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Col nuovo millennio i paesi in via di sviluppo hanno affermato il proprio ruolo di inquinatori

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Osservando la serie storica delle emissioni di CO2 per fasce di reddito notiamo che fino ai primi anni Settanta, i paesi a reddito alto rappresentavano quasi i 2/3 del totale delle emissioni di anidride carbonica del mondo, ma poi, hanno cominciato a veder calare la loro quota a favore dei paesi a reddito medio-alto (ad esempio la Cina) e medio-basso (ad esempio l’India), che iniziavano a sperimentare lo sviluppo e quindi la crescita economica.

Dal 2000 i paesi a reddito medio-alto hanno iniziato ad aumentare la propria quota di emissioni di anidride carbonica soprattutto grazie all’imponente crescita cinese, per arrivare ad una percentuale di emissioni di CO2 più o meno pari a quella dei paesi a reddito alto (40% contro 41% nel 2008, ma sicuramente già superata ora). Ma occorre comunque notare che analizzando le emissioni di anidride carbonica pro-capite, sono i paesi ricchi sono quelli che inquinano di più (in rapporto alla popolazione).

La spesa sanitaria pro-capite dei paesi più poveri è 77 volte più bassa dei paesi ricchi!

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I paesi con un reddito pro-capite elevato non solo si possono permettere migliori condizioni igienico-sanitarie – con il conseguente abbattimento del tasso di mortalità (in particolar modo infantile) –, ma possono anche beneficiare di un’istruzione adeguata, dell’accesso all’elettricità e di una sanità efficiente. Praticamente, il 100% della popolazione dei paesi ricchi ha accesso all’elettricità e la totalità della popolazione che, in età scolastica dovrebbe frequentare una scuola secondaria, la frequenta. Il 99,50% della popolazione sa leggere e scrivere e la spesa sanitaria pro-capite destinata alla sanità è di 4.401 dollari Usa all’anno. Per i paesi più poveri (con un reddito basso), l’elettricità è invece un lusso a beneficio di un’esigua minoranza (nel 2009 solo il 23% della popolazione poteva accedere all’elettricità), così come le scuole secondarie, che vengono frequentate solamente dal 38% della popolazione in età scolastica. Ma, il dato più grave è quello della spesa sanitaria pro-capite annua, che nel 2009 era di soli 57 dollari Usa, più di 77 volte inferiore a quella dei paesi ricchi. E’ chiaro a tutti che in questi paesi le strutture ospedaliere non garantiscono un servizio sanitario decente.

Rallenta la crescita demografica, ma è più che raddoppiata la popolazione mondiale dal 1968

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Dal 1965 al 2010 abbiamo assistito ad un generale rallentamento del tasso di crescita annuo della popolazione mondiale, passato dal +2,12% del 1965 al +1,16% del 2010. La diminuzione del tasso di crescita della popolazione trova nell’urbanizzazione della popolazione la principale causa.

Nonostante la diminuzione del tasso di crescita mondiale, la popolazione del pianeta è passata dai 3 miliardi del 1960 agli oltre 7 miliardi dei giorni nostri.

I paesi a reddito alto (che rappresentano il 16% del totale della popolazione mondiale) hanno un tasso di crescita annuo pari allo 0,3%, mentre quelli a reddito medio-alto (ovvero il 36% della popolazione mondiale) dello 0,69%. Diversamente, i paesi in cui gran parte della popolazione vive ancora nelle campagne mostra un più alto tasso di crescita demografica, così notiamo che i paesi a reddito medio-basso crescono dell’1,67% all’anno (tra cui l’India, che può vantare un 20% della popolazione impiegato nell’agricoltura) e quelli a reddito basso del 2,22% (tra cui la maggior parte dei paesi dell’Africa Sub-Sahariana).

Le emissioni di CO2 dei paesi ricchi sono più che doppie rispetto agli altri paesi

Diapositiva1I paesi a reddito alto (quelli che hanno un reddito pro-capite annuo pari o superiore ai 12.616 dollari) sono quelli che presentano le più grandi emissioni annue di CO2 per abitante, pari a circa 12 tonnellate, contro le quasi 6 tonnellate dei paesi a reddito medio-alto (ovvero con un reddito pro-capite annuo tra i 4.086 e i 12.615 dollari). Con l’entrata nel nuovo millennio abbiamo assistito ad una forte crescita delle emissioni di CO2 dei paesi a reddito medio-alto (trainati dalla robusta crescita di paesi come Cina, Brasile, Russia o Iran).

Rimangono sotto le 2 tonnellate pro-capite le emissioni dei paesi a reddito medio-basso (tra cui India e Indonesia) e a reddito basso (in prevalenza paesi africani o asiatici).