L’aumento del prezzo alla produzione dei prodotti agricoli

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L’andamento dell’indice del prezzo alla produzione per le varie categorie di prodotti agricoli negli Stati Uniti, ha registrato un aumento del 44% per l’intero comparto agricolo (in questo caso non si considerano gli ulteriori aumenti di prezzo dovuti ai vari passaggi della distribuzione fino al supermercato, alla lavorazione e al confezionamento).

L’incremento maggiore è stato registrato dai cereali (grano, mais, orzo, riso, eccetera), il cui prezzo alla produzione è cresciuto del 108% nel periodo consideratro, seguono le colture oleaginose (soia, colza, girasole, eccetera), il cui prezzo è incrementato del 94% e le uova (+46%).

Il forte incremento del prezzo alla produzione delle varie commodity agricole è dovuto all’aumento dei costi (e in particolare del prezzo del petrolio, da cui l’agricoltura industriale dipende completamente, sia per i fertilizzanti che per erbicidi, pesticidi e il carburante) e all’incremento della domanda, trainata dall’affermarsi dei paesi emergenti sulla scena mondiale.

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La metà del carbone consumato sul pianeta va in Cina

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La Cina, nel 2011 ha consumato quasi la metà del carbone consumato globalmente (49,4%), ovvero una quantità pari a 1.839,4 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio del combustibile fossile più inquinante di tutti. Al secondo posto ci sono gli Stati Uniti, con una quota pari al 13,5% del totale, seguiti da India (7,9% del totale) e Giappone (3,2% dei consumi mondiali).

Nell’ultimo decennio c’è stato un vero e proprio boom del consumo di carbone dei paesi emergenti asiatici, con la Malaysia che ha visto aumentare il proprio consumo del 406%, l’Indonesia del 161%, la Cina del 155%, l’India del 104% e la Turchia del 76%.

C’è stata invece una flessione dei consumi di carbone dei paesi sviluppati (Canada -36%, Regno Unito -21%, Repubblica Ceca -9,5%, Germania -9%) e della Russia (-11%).

Emissioni industriali di N2O: dominano i paesi emergenti

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Le emissioni di protossido di azoto per il solo settore industriale, nel 2005 sono state pari a 1.142 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 per i paesi a reddito medio-alto (tra cui la Cina e il Brasile), 813 milioni per i paesi a reddito alto, 687 milioni per quelli a reddito medio-basso (tra cui l’India e l’Indonesia) e 209 milioni per i paesi a reddito basso (in gran parte paesi dell’Africa Sub-Sahariana).

Il protossido di azoto (N2O) è un gas serra e quindi responsabile dei cambiamenti climatici in corso.

Il diverso impatto ambientale che la crescita ha nei paesi ricchi, emergenti o poveri

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In media, per ogni 10 dollari di PIL mondiale vengono emessi 4,94 kg di CO2 nell’atmosfera.

I paesi a reddito medio-alto sono quelli la cui crescita ha il maggiore impatto ambientale: vengono infatti emesse 6,59 kg di CO2 nell’atmosfera (in Cina sono 9,30 kg), l’86% in più dei paesi a reddito alto (in cui i servizi pesano di più nell’economia), che nel 2008 hanno rilasciato 3,54 kg di CO2 per ogni 10 dollari di PIL. I paesi a reddito medio-basso hanno un impatto ambientale della propria economia comunque maggiore di quello dei paesi ricchi (vengono rilasciati 5,24 kg di CO2 per ogni 10 dollari di PIL).

Sono i paesi più poveri a presentare il più basso impatto ambientale per la loro economia: per ogni 10 dollari di pil rilasciano 2,70 kg di CO2 nell’atmosfera, ovvero il 44% in meno della media mondiale.

Il fatto che i paesi ricchi abbiano più basse emissioni di CO2 rispetto ai paesi in a reddito medio-alto e a reddito medio-basso dipende principalmente dal fatto che hanno un’economia in cui il peso percentuale dell’industria è più basso (anche se non dal punto di vista assoluto), come dimostrano le basse emissioni per ogni 10 dollari di PIL dei paesi più poveri, per cui un’agricoltura, spesso di sussistenza, occupa ancora una parte importante dell’economia.

Cresce sempre di più il peso dei mercati azionari nell’economia mondiale

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Il peso del mercato azionario sull’economia mondiale è aumentato considerevolmente dalla metà degli anni Novanta, passando da valori intorno al 50% – 60% del PIL, a percentuali ben oltre il 100% dell’intera produzione di beni e servizi mondiale intorno al 2000. I paesi a reddito alto (“High Income”) “muovono” la media mondiale, proprio perché la maggior parte delle società quotate si trovano nei paesi ricchi.

Da notare l’aumento dell’importanza del mercato azionario nei paesi in via di sviluppo (paesi a reddito medio-alto, ovvero “Upper middle income” e medio-basso, ovvero “Lower middle income”) dopo il 2003, in linea con la grande crescita economica degli emergenti negli ultimi dieci anni.

Gli USA il paese più indebitato all’estero, il Giappone il più grande creditore internazionale

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Considerando i flussi monetari internazionali, gli Stati Uniti sono il paese con il maggior indebitamento netto con l’estero, pari a 3.072 miliardi di dollari (nel 2010 gli USA avevano un totale di attività all’estero pari a 15.284 miliardi di dollari e un totale di passività con l’estero pari a 18.356 miliardi di dollari). Seguono Spagna, Australia, Brasile e Italia.

Il Giappone è invece il più grande creditore internazionale, con una posizione netta con l’estero positiva per 3.010 miliardi di dollari (6.759 miliardi di attività con l’estero contro 3.748 miliardi di dollari di passività). Il Giappone è un creditore netto con l’estero nonostante l’alto debito pubblico (oltre il 220% del PIL), ma questo dipende dal fatto che il proprio debito è detenuto da risparmiatori locali. Seguono Cina, Germania e Arabia Saudita.

Gli Stati Uniti sono il più grande investitore all’estero, con attività pari a 15.284 miliardi di dollari, seguito dal Regno Unito, con 10.943 miliardi di dollari e la Germania, con 7.323 miliardi di dollari. Dal 2000, i paesi emergenti con un alto tasso di risparmio (Cina ed altri paesi asiatici, ma anche esportatori di petrolio) hanno accresciuto i propri investimenti esteri ad una velocità doppia rispetto ai paesi sviluppati.

Dal 2001 al 2011 il prezzo del petrolio è cresciuto del 258% (in US$ costanti)!

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Nonostante il modesto aumento della produzione dell’ultimo decennio – pari all’11,8% e segno quindi della difficoltà a estrarre nuovo petrolio -, il prezzo del petrolio degli ultimi dieci anni si è impennato, passando (in dollari costanti) dai 31,05 dollari del 2001 ai 111,26 dollari del 2011, registrando quindi un aumento del 258,3%.

Il forte incremento del prezzo del petrolio degli ultimi 10 anni è da addebitarsi quasi esclusivamente dalla crescente domanda di petrolio proveniente delle economie emergenti (Cina in testa), piuttosto che da comportamenti collusori dell’Opec- il cartello dei produttori di petrolio (comprende Algeria, Angola, Ecuador, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Venezuela).

Anche se l’Opec riunisce il 72% delle riserve mondiali di petrolio, rappresenta comunque una percentuale inferiore della produzione mondiale di petrolio (il 42%) ed inoltre fatica a far rispettare le quote di produzione decise insieme, con  i singoli paesi che cercano sempre comportamenti da free raiders, cercando un extra-guadagno da una maggior produzione, con il risultato che non vengono quasi mai rispettate le decisioni prese al suo interno.

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La Cina è il più grande inquinatore al mondo e tra i primi 20 la maggioranza sono paesi emergenti

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La Cina è ora il più grande inquinatore al mondo: nel 2010 ha emesso nell’atmosfera 8.248 milioni di tonnellate di anidride carbonica (pari al 24,59% delle emissioni mondiali del 2010). Seguono poi Stati Uniti e India, rispettivamente con 5.497 e 2.072 milioni di tonnellate di CO2.

Osservando i primi venti paesi per emissioni di CO2 nel 2010, notiamo che cinque paesi nel periodo che va dal 1995 al 2010 hanno visto aumentare le loro emissioni di anidride carbonica di oltre il 100%: si tratta di Cina (+148%), India (+125%), Iran (+102%), Arabia Saudita (+110%) ed Indonesia (+112%). Si tratta di paesi emergenti, così, tra i primi 20 inquinatori del mondo, troviamo 11 paesi considerati paesi emergenti (Cina, India, Russia, Iran, Arabia Saudita, Indonesia, Brasile, Messico, Thailandia, Polonia[1] e Sud Africa). Questo fatto sottolinea l’importanza che anche i paesi non ancora sviluppati hanno assunto nel contribuire all’aumento dell’effetto serra e quindi al riscaldamento globale.


[1] La Polonia viene considerata un membro dell’Ocse ed un paese a reddito alto. Ma per la nostra analisi può comunque essere considerato ancora un paese emergente.

Si impenna la produzione di minerali e metalli a partire dal nuovo millennio

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Negli ultimi dieci/quindici anni si è affermato a livello globale il ruolo dei paesi emergenti (Cina in testa, ma anche India, Brasile, Russia, Indonesia, eccetera), che hanno visto il proprio reddito pro-capite aumentare (insieme ad una maggiore urbanizzazione, segno dell’aumento dei bisogni della popolazione) e di conseguenza il proprio consumo di minerali e metalli.

La produzione mondiale di minerali e metalli (esclusi i minerali combustibili come il carbone) ha registrato un notevole incremento a partire dal nuovo millennio. In soli sette anni (ovvero dal 2001 al 2009), la produzione mondiale di minerali è aumentata del 54%, con l’incremento maggiore nella produzione di minerali ferrosi (+86% nel periodo considerato), seguiti da quelli non ferrosi (+43%), quelli industriali (+30%) ed infine quelli preziosi (+9%)

Gli ultimi 30 anni hanno registrato l’esplosione del credito bancario delle economie mature

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Nei paesi sviluppati (ad alto reddito come USA ed Europa, cioé quelli della linea blu) il credito bancario è molto sviluppato rispetto all’economia (oltre il 200% del PIL nel 2010) e negli ultimi 30 anni è raddoppiata la percentuale  rispetto al PIL (che a sua volta è aumentato del 119% dal 1980 al 2010).

Si può notare un notevole incremento del credito bancario anche nei paesi a reddito medio-alto (quelli con la linea rossa), che hanno visto raddoppiare il credito bancario, passato dal 50% al 100% del proprio PIL negli ultimi 30 anni (tra questi paesi troviamo paesi come la Cina o il Brasile). Più scarsa l’incidenza del credito bancario nelle economie dei paesi più poveri.