I paesi più poveri sono anche quelli dove le concentrazioni di PM10 sono più alte

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Dal 1990 al 2008 abbiamo assistito ad una generale diminuzione della concentrazione di particolato (ed in particolare di PM10, ovvero di particolato inferiore ai 10 micron di diametro e in grado di penetrare direttamente nell’apparato respiratorio e provocare notevoli danni alla salute) nelle aree urbanizzate con più di 100.000 abitanti. Questo è dovuto al miglioramento della tecnologia (e in particolare di automobili e autobus) e alla maggior consapevolezza ambientale e quindi a tutte le misure implementate per abbattere le emissioni di PM10 (ad esempio blocchi del traffico, circolazione a targhe alterne, eccetera). 

I paesi del Medio Oriente e del Nord Africa insieme a quelli dell’Asia Meridionale sono quelli dove l’inquinamento è maggiore, mentre Nord America ed Europa quelli dove l’inquinamento è maggiore. Esiste una correlazione negativa tra reddito e livello di PM10.

 

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Il diverso impatto ambientale che la crescita ha nei paesi ricchi, emergenti o poveri

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In media, per ogni 10 dollari di PIL mondiale vengono emessi 4,94 kg di CO2 nell’atmosfera.

I paesi a reddito medio-alto sono quelli la cui crescita ha il maggiore impatto ambientale: vengono infatti emesse 6,59 kg di CO2 nell’atmosfera (in Cina sono 9,30 kg), l’86% in più dei paesi a reddito alto (in cui i servizi pesano di più nell’economia), che nel 2008 hanno rilasciato 3,54 kg di CO2 per ogni 10 dollari di PIL. I paesi a reddito medio-basso hanno un impatto ambientale della propria economia comunque maggiore di quello dei paesi ricchi (vengono rilasciati 5,24 kg di CO2 per ogni 10 dollari di PIL).

Sono i paesi più poveri a presentare il più basso impatto ambientale per la loro economia: per ogni 10 dollari di pil rilasciano 2,70 kg di CO2 nell’atmosfera, ovvero il 44% in meno della media mondiale.

Il fatto che i paesi ricchi abbiano più basse emissioni di CO2 rispetto ai paesi in a reddito medio-alto e a reddito medio-basso dipende principalmente dal fatto che hanno un’economia in cui il peso percentuale dell’industria è più basso (anche se non dal punto di vista assoluto), come dimostrano le basse emissioni per ogni 10 dollari di PIL dei paesi più poveri, per cui un’agricoltura, spesso di sussistenza, occupa ancora una parte importante dell’economia.

Non sempre i più ricchi sono i più virtuosi nella protezione del proprio territorio

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La superficie terrestre protetta è aumentata del 37% rispetto al 1990 (quando il totale delle aree protette nel nostro pianeta era pari a 11,85 milioni di km2, cioè il 9,13%).

I paesi a reddito alto e medio-alto hanno in media oltre il 13% del proprio territorio terrestre protetto da riserve e parchi naturali (con i paesi a reddio medio-alto che hanno protetto una maggior percentuale di superficie rispetto ai paesi più ricchi). A sorpresa i paesi a reddito basso hanno una maggior percentuale di territorio protetto (10,59%) rispetto ai paesi a reddito medio-basso (9,53%).

I paesi dell’area euro la principale destinazione delle migrazioni degli ultimi anni

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Nel periodo che va dal 1960 al 2010 il fenomeno delle migrazioni dai paesi più poveri verso quelli più ricchi ha visto aumentare di quasi undici volte le proprie dimensioni (nel 1960 ci sono stati quasi 2 milioni di persone che migrarono verso i paesi ricchi, mentre nel 2010 sono stati quasi 23 di milioni le persone che hanno abbandonato il proprio paese alla ricerca di migliori condizioni di vita).

Le due grandi ondate di migrazioni verso i paesi ricchi sono avvenute fra il 1995 ed il 1990 (+37%) e fra il 2000 ed il 2005 (+51% e quasi 7 milioni di migranti in più nel quinquennio considerato). I paesi dell’area euro sono stati la principale destinazione delle migrazioni fra il 2005 ed il 2010, ricevendo circa 6,3 milioni di immigrati, seguiti dagli Stati Uniti, con quasi 5 milioni di immigrati per lo stesso periodo e da Russia (1,1 milioni), Australia (1,1 milioni), Canada (1 milione), Arabia Saudita (1 milione) e Regno Unito (1 milione).

I paesi che fra il 2000 ed il 2005 hanno visto il maggior numero di emigranti sono India (3 milioni), Bangladesh (2,9 milioni), Pakistan (2 milioni), Cina (1,9 milioni), Messico (1,8 milioni) ed Indonesia (1,3 milioni).

Le migrazioni, quindi riguardano sempre flussi di lavoratori da paesi poveri a paesi con salari migliori. 

Il turismo internazionale è un fenomeno in crescita: la Francia la principale destinazione

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Il turismo è un fenomeno in aumento nel mondo; il numero di arrivi è aumentato del 67% in 14 anni passando dai 531 milioni del 1995 ai 923 milioni del 2009.

La maggior parte dei flussi turistici è diretto verso i paesi più ricchi (61% del totale degli arrivi del 2009 negli “High Income”), mentre il 28% è diretto verso i paesi con reddito medio-alto (“Upper middle Income”), il 10% verso i paesi con reddito medio-basso e una quota marginale, il 2% verso i paesi più poveri (“Low Income”).

La prima meta turistica al mondo è la Francia, che nel 2009 ha registrato quasi 79 milioni di arrivi, seguita dagli USA con 55 milioni di arrivi, la Spagna (52 milioni), la Cina (51 milioni) e l’Italia (43 milioni).

Paesi di provenienza: Cina e Hong Kong (109 milioni di partenze nel 2009), Germania (72 milioni), USA (61 milioni), Regno Unito (58 milioni) e Italia (29 milioni).

Gli ultimi decenni hanno visto scendere l’inflazione in un po’ tutti i paesi

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A partire dagli anni Settanta abbiamo assistito all’abbassamento del tasso di inflazione per tutti i paesi, compresi quelli ricchi, che negli anni Settanta avevano un’inflazione media superiore al 10%, mentre ora sono ben al di sotto del 5%.

I paesi più poveri hanno sperimentato fenomeni di iper-inflazione, anche di recente, ma a partire dagli anni Duemila hanno visto diminuire l’inflazione.

La crescita demografica dei paesi più poveri spinge l’acceleratore sull’aumento dei consumi di legumi

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Con un aumento del consumo annuo pari a 7,3 milioni di tonnellate, i paesi dell’Asia Meridionale e del Sud-Est asiatico sono quelli che hanno maggiormente contribuito all’incremento mondiale del consumo annuo di legumi registrato dal 2000 al 2009 (in aumento del 14,8%). Questi paesi, pesano per il 41% del consumo totale di legumi ed hanno visto incrementare il proprio consumo annuo del 39%. I paesi dell’Africa Sub-Sahariana sono i secondi consumatori di legumi,  con una quota pari al 18% e tra il 2000 ed il 2009 hanno incrementato il consumo annuo di legumi di 2,8 tonnellate (+33% in 9 anni).

I paesi che dal 2000 al 2009 hanno maggiormente incrementato il consumo di legumi, sono paesi a reddito basso e medio-basso e che hanno sperimentato un notevole incremento demografico nel periodo considerato (Africa Sub-Sahariana ed Asia Meridionale e Sud-Est asiatico), mentre nelle regioni più ricche (Europa, Nord America ed Oceania) ed in quelle a reddito medio-alto (Asia Orientale – anche se Giappone e Corea del Sud appartengono però ai paesi sviluppati), è diminuito il consumo annuo di legumi, rispettivamente del 24% e del 14%.

La maggior parte dei legumi sono destinati a diventare cibo senza subire ulteriori trasformazioni (il 70%), mentre il 17% viene destinato alla produzione di mangimi

La spesa sanitaria pro-capite dei paesi più poveri è 77 volte più bassa dei paesi ricchi!

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I paesi con un reddito pro-capite elevato non solo si possono permettere migliori condizioni igienico-sanitarie – con il conseguente abbattimento del tasso di mortalità (in particolar modo infantile) –, ma possono anche beneficiare di un’istruzione adeguata, dell’accesso all’elettricità e di una sanità efficiente. Praticamente, il 100% della popolazione dei paesi ricchi ha accesso all’elettricità e la totalità della popolazione che, in età scolastica dovrebbe frequentare una scuola secondaria, la frequenta. Il 99,50% della popolazione sa leggere e scrivere e la spesa sanitaria pro-capite destinata alla sanità è di 4.401 dollari Usa all’anno. Per i paesi più poveri (con un reddito basso), l’elettricità è invece un lusso a beneficio di un’esigua minoranza (nel 2009 solo il 23% della popolazione poteva accedere all’elettricità), così come le scuole secondarie, che vengono frequentate solamente dal 38% della popolazione in età scolastica. Ma, il dato più grave è quello della spesa sanitaria pro-capite annua, che nel 2009 era di soli 57 dollari Usa, più di 77 volte inferiore a quella dei paesi ricchi. E’ chiaro a tutti che in questi paesi le strutture ospedaliere non garantiscono un servizio sanitario decente.

Meno di 1/6 della popolazione mondiale detiene più della metà del reddito mondiale

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La Banca Mondiale divide i 193 stati del nostro pianeta in quattro gruppi a seconda del reddito pro-capite (in questo caso del prodotto nazionale pro capite): paesi a reddito alto, ovvero i paesi con un reddito annuo maggiore o uguale a 12.276 dollari, paesi a reddito medio-alto, ovvero i paesi con un reddito fra 3.976 e 12.275 dollari, paesi a reddito medio-basso, ovvero i paesi con un reddito fra 1.006 e 3.975 dollari ed infine paesi a reddito basso, ovvero quelli con un reddito uguale o inferiore a 1.005 dollari.

I paesi ad alto reddito rappresentano – in termini di pil PPA costante del 2005 – quasi la metà (cioè il 48%) del contributo alla crescita del PIL annuo mondiale nel periodo che va dal 1980 al 2010. Seguono i paesi a reddito medio-alto (tra cui la Cina), con una quota pari al 36% del maggior valore della produzione creato nel 2010 rispetto al 1980. I paesi a reddito medio-basso (tra cui l’India) hanno invece contribuito al 14% dell’incremento del PIL annuo mondiale nel periodo considerato ed infine quelli a basso reddito per l’1% .

I paesi a reddito alto rappresentano il 55,19% del PIL mondiale del 2010 (con il 16,57% della popolazione), quelli a reddito medio-alto il 31,61% (ed il 36% della popolazione), quelli a reddito medio-basso l’11,92% (ed il 35,90% della popolazione ed infine quelli a reddito basso l’1,35% (e l’11,53% della popolazione mondiale).

Non si tratta certo di una distribuzione egualitaria della ricchezza materiale prodotta globalmente.

Aumenta il tasso di convergenza tra i poverissimi e il Nord America

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Il tasso di convergenza tra i paesi a reddito basso (in prevalenza paesi africani, Haiti e qualche paese asiatico) e Canada e Stati Uniti, in termini di reddito pro-capite, è aumentato a partire dal nuovo millennio, fino a toccare il 12% del reddito pro-capite dei due ricchi paesi.

Una maggiore convergenza, significa che si sta ridistribuendo un po’ più di ricchezza e si è leggermente assottigliata la differenza tra due dei paesi più ricchi al mondo e i paesi più poveri in assoluto (siamo tornato ai livelli del 1979, quando ci fu il secondo shock petrolifero).