Emissioni industriali di N2O: dominano i paesi emergenti

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Le emissioni di protossido di azoto per il solo settore industriale, nel 2005 sono state pari a 1.142 milioni di tonnellate equivalenti di CO2 per i paesi a reddito medio-alto (tra cui la Cina e il Brasile), 813 milioni per i paesi a reddito alto, 687 milioni per quelli a reddito medio-basso (tra cui l’India e l’Indonesia) e 209 milioni per i paesi a reddito basso (in gran parte paesi dell’Africa Sub-Sahariana).

Il protossido di azoto (N2O) è un gas serra e quindi responsabile dei cambiamenti climatici in corso.

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Il 73% del totale dei depositi bancari si trova nei paesi sviluppati

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L’ammontare totale dei depositi bancari mondiali nel 2010 ha raggiunto i 53.800 miliardi di dollari, ovvero pari al 90% del PIL.

Il 73% dei depositi bancari è nei paesi sviluppati (Europa Occidentale, Giappone, Stati Uniti e altri paesi sviluppati), anche se c’è da notare che crescono di più negli emergenti: dal 2009 in Cina i depositi bancari sono aumentati del 12,4%, negli altri paesi emergenti del 14,5%.

Il diverso impatto ambientale che la crescita ha nei paesi ricchi, emergenti o poveri

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In media, per ogni 10 dollari di PIL mondiale vengono emessi 4,94 kg di CO2 nell’atmosfera.

I paesi a reddito medio-alto sono quelli la cui crescita ha il maggiore impatto ambientale: vengono infatti emesse 6,59 kg di CO2 nell’atmosfera (in Cina sono 9,30 kg), l’86% in più dei paesi a reddito alto (in cui i servizi pesano di più nell’economia), che nel 2008 hanno rilasciato 3,54 kg di CO2 per ogni 10 dollari di PIL. I paesi a reddito medio-basso hanno un impatto ambientale della propria economia comunque maggiore di quello dei paesi ricchi (vengono rilasciati 5,24 kg di CO2 per ogni 10 dollari di PIL).

Sono i paesi più poveri a presentare il più basso impatto ambientale per la loro economia: per ogni 10 dollari di pil rilasciano 2,70 kg di CO2 nell’atmosfera, ovvero il 44% in meno della media mondiale.

Il fatto che i paesi ricchi abbiano più basse emissioni di CO2 rispetto ai paesi in a reddito medio-alto e a reddito medio-basso dipende principalmente dal fatto che hanno un’economia in cui il peso percentuale dell’industria è più basso (anche se non dal punto di vista assoluto), come dimostrano le basse emissioni per ogni 10 dollari di PIL dei paesi più poveri, per cui un’agricoltura, spesso di sussistenza, occupa ancora una parte importante dell’economia.

Cresce sempre di più il peso dei mercati azionari nell’economia mondiale

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Il peso del mercato azionario sull’economia mondiale è aumentato considerevolmente dalla metà degli anni Novanta, passando da valori intorno al 50% – 60% del PIL, a percentuali ben oltre il 100% dell’intera produzione di beni e servizi mondiale intorno al 2000. I paesi a reddito alto (“High Income”) “muovono” la media mondiale, proprio perché la maggior parte delle società quotate si trovano nei paesi ricchi.

Da notare l’aumento dell’importanza del mercato azionario nei paesi in via di sviluppo (paesi a reddito medio-alto, ovvero “Upper middle income” e medio-basso, ovvero “Lower middle income”) dopo il 2003, in linea con la grande crescita economica degli emergenti negli ultimi dieci anni.

Non sempre i più ricchi sono i più virtuosi nella protezione del proprio territorio

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La superficie terrestre protetta è aumentata del 37% rispetto al 1990 (quando il totale delle aree protette nel nostro pianeta era pari a 11,85 milioni di km2, cioè il 9,13%).

I paesi a reddito alto e medio-alto hanno in media oltre il 13% del proprio territorio terrestre protetto da riserve e parchi naturali (con i paesi a reddio medio-alto che hanno protetto una maggior percentuale di superficie rispetto ai paesi più ricchi). A sorpresa i paesi a reddito basso hanno una maggior percentuale di territorio protetto (10,59%) rispetto ai paesi a reddito medio-basso (9,53%).

I paesi dell’area euro la principale destinazione delle migrazioni degli ultimi anni

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Nel periodo che va dal 1960 al 2010 il fenomeno delle migrazioni dai paesi più poveri verso quelli più ricchi ha visto aumentare di quasi undici volte le proprie dimensioni (nel 1960 ci sono stati quasi 2 milioni di persone che migrarono verso i paesi ricchi, mentre nel 2010 sono stati quasi 23 di milioni le persone che hanno abbandonato il proprio paese alla ricerca di migliori condizioni di vita).

Le due grandi ondate di migrazioni verso i paesi ricchi sono avvenute fra il 1995 ed il 1990 (+37%) e fra il 2000 ed il 2005 (+51% e quasi 7 milioni di migranti in più nel quinquennio considerato). I paesi dell’area euro sono stati la principale destinazione delle migrazioni fra il 2005 ed il 2010, ricevendo circa 6,3 milioni di immigrati, seguiti dagli Stati Uniti, con quasi 5 milioni di immigrati per lo stesso periodo e da Russia (1,1 milioni), Australia (1,1 milioni), Canada (1 milione), Arabia Saudita (1 milione) e Regno Unito (1 milione).

I paesi che fra il 2000 ed il 2005 hanno visto il maggior numero di emigranti sono India (3 milioni), Bangladesh (2,9 milioni), Pakistan (2 milioni), Cina (1,9 milioni), Messico (1,8 milioni) ed Indonesia (1,3 milioni).

Le migrazioni, quindi riguardano sempre flussi di lavoratori da paesi poveri a paesi con salari migliori. 

Il turismo internazionale è un fenomeno in crescita: la Francia la principale destinazione

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Il turismo è un fenomeno in aumento nel mondo; il numero di arrivi è aumentato del 67% in 14 anni passando dai 531 milioni del 1995 ai 923 milioni del 2009.

La maggior parte dei flussi turistici è diretto verso i paesi più ricchi (61% del totale degli arrivi del 2009 negli “High Income”), mentre il 28% è diretto verso i paesi con reddito medio-alto (“Upper middle Income”), il 10% verso i paesi con reddito medio-basso e una quota marginale, il 2% verso i paesi più poveri (“Low Income”).

La prima meta turistica al mondo è la Francia, che nel 2009 ha registrato quasi 79 milioni di arrivi, seguita dagli USA con 55 milioni di arrivi, la Spagna (52 milioni), la Cina (51 milioni) e l’Italia (43 milioni).

Paesi di provenienza: Cina e Hong Kong (109 milioni di partenze nel 2009), Germania (72 milioni), USA (61 milioni), Regno Unito (58 milioni) e Italia (29 milioni).

Andamento della mortalità infantile negli ultimi ciquant’anni

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La diminuzione della mortalità infantile nei primi mesi di vita, registrato dal 1960 al 2010 in tutte le regioni del pianeta, dipende da migliori condizioni igieniche, un’alimentazione adeguata nei primi anni di vita, un sistema sanitario efficiente e soprattutto la garanzia dell’accesso ad acqua non contaminata.

I paesi a reddito alto hanno una mortalità infantile inferiore all’1%, quelli a reddito medio alto al di sotto del 2%, mentre quelli a reddito medio-basso del 5% circa e quelli a reddito basso del 7% circa (in prevelenza paesi africani).

Gli ultimi decenni hanno visto scendere l’inflazione in un po’ tutti i paesi

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A partire dagli anni Settanta abbiamo assistito all’abbassamento del tasso di inflazione per tutti i paesi, compresi quelli ricchi, che negli anni Settanta avevano un’inflazione media superiore al 10%, mentre ora sono ben al di sotto del 5%.

I paesi più poveri hanno sperimentato fenomeni di iper-inflazione, anche di recente, ma a partire dagli anni Duemila hanno visto diminuire l’inflazione.

Mentre nei paesi ricchi si risparmia sempre meno, è boom nei paesi emergenti

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I quattro BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) sono i più grandi risparmiatori al mondo, con oltre il 40% del proprio reddito risparmiato nel 2010. A partire dagli anni duemila, quelli dell’ingresso della Cina nell’OMC (nel 2001 il dragone cinese è entrato a far parte dell’Organizzazione Mondiale del Commercio), abbiamo assistito ad una repentina crescita della percentuale di reddito risparmiato dei quattro paesi emergenti, passata da poco meno del 30% ad oltre il 40% in soli dieci anni.

Gli ultimi trent’anni hanno portato ad una generale flessione dei risparmi dei paesi sviluppati, anche se con alcune differenze. Il Giappone rimane ancora il paese che risparmia di più – fra quelli avanzati – con tassi di risparmio intorno al 25%, mentre gli USA e le quattro principali economie dell’Europa (Germania, Francia, Regno Unito e Italia), sono al di sotto del 20%, con gli Stati Uniti d’America che nel 2010 hanno risparmiato poco più del 10% del proprio reddito.