Gli ultimi 30 anni hanno registrato l’esplosione del credito bancario delle economie mature

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Nei paesi sviluppati (ad alto reddito come USA ed Europa, cioé quelli della linea blu) il credito bancario è molto sviluppato rispetto all’economia (oltre il 200% del PIL nel 2010) e negli ultimi 30 anni è raddoppiata la percentuale  rispetto al PIL (che a sua volta è aumentato del 119% dal 1980 al 2010).

Si può notare un notevole incremento del credito bancario anche nei paesi a reddito medio-alto (quelli con la linea rossa), che hanno visto raddoppiare il credito bancario, passato dal 50% al 100% del proprio PIL negli ultimi 30 anni (tra questi paesi troviamo paesi come la Cina o il Brasile). Più scarsa l’incidenza del credito bancario nelle economie dei paesi più poveri.

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In Brasile la più ampia biodiversità al mondo

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Il Brasile è il paese che presenta la più ampia biodiversità, con un indice GEF pari a 100 (cioé presenta un potenziale massimo per quanto riguarda la biodiversità). Seguono altri grandi paesi come gli Stati Uniti, con un valore pari a 94, l’Australia, con un valore pari ad 88 e l’Indonesia con un indice GEF pari a 81.

Tra i primi venti paesi al mondo per quanto riguarda questo indice, che calcola i benefici derivanti della biodiversità di un paese (calcolata dal numero di specie presenti, il loro stato di minaccia e la diversità degli habitat presenti), ci sono solamente cinque paesi sviluppati (USA, Australia, Giappone, Canada e Nuova Zelanda).

E’ quindi evidente che per preservare la biodiversità del pianeta occorre agire soprattutto nei paesi emergenti, che di norma si trovano ad avere gran parte del loro territorio nelle zone tropicali del pianeta.

Il petrolio è la principale fonte energetica dei paesi ricchi

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Il petrolio è la principale fonte di produzione energetica nei paesi OCSE (in prevalenza paesi sviluppati, con l’aggiunta di Messico, Ungheria e Turchia), con il 38% del totale dell’energia prodotta, seguita dal gas naturale, con il 25%, il carbone, con il 20%, il nucleare con il 9%, l’idroelettrico con il 6% e infine le altre fonti rinnovabili (geotermico, eolico, solare, biocarburanti, eccetera), con il 2%.

Per i paesi sviluppati i combustibili fossili rappresentano l’83% della produzione energetica, ovvero quattro punti percentuali meno della media mondiale (pari all’87%).

La globalizzazione e la delocalizzazione dell’industria nei paesi emergenti

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Dal 1970 al 2010 abbiamo assistito ad una generale diminuzione del peso percentuale dell’industria nelle economie dei principali paesi sviluppati (passato dal 35%-45% del 1970 a valori intorno al 20-25% del 2010). Fra i paesi sviluppati, gli Stati Uniti sono il paese in cui il settore secondario pesa meno, seguito dai quattro paesi più importanti d’Europa (Germania, Francia, Regno Unito e Italia) e il Giappone.

Diversamente, i quattro BRIC (Brasile, India, Russia e Cina), hanno registrato un incremento dell’industria nella propria economia negli ultimi decdenni, passata dal 35% circa del PIL del 1970 al 40% circa del 2010.

La diminuzione del peso percentuale del settore industriale nei paesi sviluppati testimonia ciò che è accaduto negli ultimi anni a causa della globalizzazione, ovvero la deindustrializzazione dei paesi ricchi e lo spostamento delle produzioni manifatturiere più inquinanti o dove la manodopera incide di più nei paesi emergenti, dove esiste una legislazione ambientale e di protezione dei diritti dei lavoratori molto più blanda.

 

 

I quattro BRIC crescono più rapidamente dei paesi sviluppati

Diapositiva10Il tasso di crescita del PIL dei sei principali paesi sviluppati (Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito e Italia) è quasi sempre stato più basso rispetto al tasso di crescita del PIL dei quattro BRIC (Brasile, Russia, India e Cina), nel periodo che va dal 1970 al 2010.

A partire dagli anni Novanta, il tasso di crescita dei sei paesi sviluppati è sempre stato più basso di quello delle quattro principali economie emergenti.

Sette emergenti tra le prime quindici economie del mondo

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Gli Stati Uniti sono ancora l’economia più grande al mondo, con un PIL pari a 13.238 miliardi di dollari costanti del 2005 (a parità di potere d’acquisto). Seguono però Cina (con 9.952 miliardi di dollari) e India (con 3.977 miliardi di dollari), ovvero i due principali paesi emergenti.

Le economie emergenti hanno registrato una forte crescita del prodotto interno lordo dal 2001 al 2011, con la Cina che è cresciuta del 173%, l’India del 109%, l’Indonesia del 71% e la Russia del 59%. Molto più modesta la crescita dei paesi sviluppati (con l’economia dell’Italia e del Giappone che nel decennio considerato sono rimaste praticamente stagnanti, rispettivamente con un +2% e un +7%.